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Editoriale Tra Serio e Faceto #2: VAR ed Effetto Zeigarnik

Il Faceto #2: Milan-Udinese, VAR ed Effetto Zeigarnik

Non so voi, ma a me il VAR emoziona tantissimo, come i film di di Pupi Avati. Più guardo il campionato di quest’anno e più sono convinto che la Lega l’abbia introdotto per far breccia in quella fetta di pubblico a cui il calcio non interessa proprio. Il VAR, infatti, contiene tutti gli ingredienti per mantenere lo spettatore incollato al televisore, come le serie tv poliziesche, ovvero:

  • Un evento scatenante (un fallo in area o un fuorigioco)
  • Qualcuno (il telecronista) che sottolinea il fatto che potrebbe accadere qualcosa
  • Un colpo di scena che potrebbe capitare in qualsiasi momento, anche dopo 10 minuti (l’arbitro che, come il vecchio col cappello in un ingorgo stradale, si ferma in mezzo al nulla senza un apparente motivo)
  • Il colpo di scena vera e proprio (la fatidica corsa che crea suspance)
  • Gli attimi di trepidante attesa
  • Il segnale che la svolta è vicina (il secondo scatto in cui l’arbitro corre fortissimo)
  • Il verdetto finale

Esiste, però, una differenza sostanziale: se, da una parte, Salvo Montalbano è costretto a svelare il nome del colpevole soltanto alla fine (e se anche l’ha capito prima deve starsene zitto e con il mal di pancia incurante del fatto che a Vigata un assassino è in libertà), dall’altra il VAR non ha di questi problemi, anzi, può entrare in gioco quante volte vuole. Su questo punto il commissario non può proprio competere, a meno che non si metta ad arrestare gente a caso bloccandosi in mezzo alla strada come il vecchio col cappello di cui sopra.

Ecco, lo stesso target di persone che guarda Montalbano, entro breve, sono sicuro che guarderà anche le partite Serie A ed il tutto grazie a questa signora:

Lei è Bluma Zeigarnik ed ha capito il motivo per cui ho comprato 13 cofanetti di Grey’s Anatomy ed attendo con ansia l’uscita del quattordicesimo. L’effetto che ha scoperto è stato chiamato in suo onore “Effetto Zeigarnik” e sostanzialmente dice che noi tendiamo a ricordare maggiormente le azioni che non sono state portate a termine rispetto a quelle che, invece, sono concluse.

Domenica 17 settembre, stadio San Siro, Milan-Udinese. Al 13′ i friulani sono già sotto 1-0, ma Kevin Lasagna realizza il pareggio. Tutto sembra normale ma, due minuti dopo, il VAR indica un fuorigioco in partenza ed allora scatta l’iter precedentemente descritto: la rete verrà annullata? Il gol sarà regolare? Vedremo ancora l’arbitro correre fortissimo? Come potete notare dalla foto, questo effetto colpisce non solo quelli che guardano Montalbano, ma anche le persone comuni, ad esempio questo tizio.

Il tutto si ripete all’82’ circa ma a parti invertite per par condicio: Kalinic realizza la tripletta ma l’arbitro, che ha ancora le forze per correre fortissimo, dopo aver osservato le immagini dice che è fuorigioco anche stavolta. Se qualche appassionato di Montalbano avesse guardato la partita sono sicuro che sarebbe sobbalzato sulla poltrona.

Io la faccio breve, ma i telespettatori hanno dovuto attendere ben 80 giri d’orologio per vedere se sarebbe successo ancora. Ora mi aspetto l’inserimento di sponsor tecnici per enfatizzare il momento-VAR e da far entrare quando l’arbitro corre fortissimo verso il televisore. E’ così che si monetizza, per la gioia di Tavecchio che, non ho dubbi, aveva già previsto tutto.

Il Serio #2: Juventus, una vittoria per…la crisi?

La Juventus di Massimiliano Allegri, come spesso accade quando di mezzo c’è il tecnico toscano ex Milan, non sta vivendo un inizio di stagione memorabile: una sconfitta in Supercoppa Italiana, primo grande obiettivo stagionale, un ko pesante contro il Barcellona in Champions League ed alcune vittorie in campionato contro squadre obiettivamente mediocri. Qualcosa, al netto di una condizione fisica scadente pressoché normale in questo periodo della stagione, sembra però essersi definitivamente rotto. L’addio di Bonucci, in tal senso, è parso un segnale davvero forte che sottolinea da una parte il potere dell’allenatore all’interno dello spogliatoio, dall’altra però sancisce in maniera chiara che gli ingranaggi, adesso, iniziano a deteriorarsi. Non è un caso, in tal senso, l’arrivo di un fedelissimo come Mattia De Sciglio, uomo di Allegri per eccellenza: l’obiettivo era ed è tuttora quello di ridare un nuovo equilibrio ad uno spogliatoio che, al momento, assomiglia più ad un cantiere aperto che ad una casa.

La vittoria contro il Sassuolo non deve illudere: la Juventus di oggi è una squadra ancora tutta da costruire a livello psicologico-motivazionale e, per quanto i materiali siano di primissima qualità, il rischio di perdersi è davvero altissimo. Il calo di concentrazione che ha portato al gol neroverde di Politano, per quanto fisiologico, è un segnale inequivocabile del fatto che qualcosa non gira più come prima e non potrebbe essere altrimenti. Il talento presente in rosa è oggettivamente alto, ma la sensazione è che la motivazione dei cosiddetti “senatori” non sia abbastanza alta da poter trainare il resto del gruppo. La cessione, avvenuta in fretta e furia, di Bonucci ha voluto dare un segnale importante: chi va controcorrente è fuori. Scelta da Juve, nulla da dire. Ora, però, serve un sostituto che sappia coniugare prestazioni importanti e voce nello spogliatoio: Buffon, Barzagli e Chiellini (quest’ultimo leader silenzioso ma presente) non possono bastare, servono forze fresche ed in tal senso Matuidi potrebbe essere la sorpresa. In attesa che Dybala esploda definitivamente non solo sotto l’aspetto tecnico.

Che fine ha fatto…Nwankwo?

Eccoci giunti al secondo con la rubrica che vi mostra che fine hanno fatto i calciatori che hanno militato nelle giovanili di alcuni club italiani. Quest’oggi tocca a Nwankwo Obiorah, che molti tifosi dell’Inter si ricorderanno di  perchè ha militato nella Primavera nerazzura (nella quale era stato considerato come un giocatore importante in prospettiva), ma alla fine il centrocampista e/o difensore nigeriano classe ’91 si è ufficialmente perso come era ampiamente prevedibile. Certo, con il senno di poi è tutto semplice, eppure qualche avvisaglia il ragazzo l’aveva già mandata al mondo intero in tempi non sospetti: senso della posizione inesistente, tecnica assente e piede da macellaio erano -e sono tuttora- tre indizi che fanno una prova.

Dopo aver esordito in prima squadra dell’Inter contro il Chievo subentrando ad un certo Cambiasso, il ragazzo viene spedito in comproprietà (ah, che bei tempi) al Parma dove non lascia il segno. I ducali capiscono subito di aver preso un pacco non indifferente ed allora provano a spedirlo in Serie B, ma in due anni tra Gubbio e Padova capisce che l’Italia non fa per lui.

Se ne va all’esterlo, al Cluj, che però dopo soltanto sei mesi lo rispedisce con un volo di sola andata sempre tra le fila dei gialloblu che, inspiegabilmente, riescono a piazzarlo al Cordòba dove, però, scende in campo soltanto 6 volte. Ora, dopo un paio di anni discreti all’Acadèmica in Segunda Division spagnola, si è accasato al Levadeikos, nel massimo campionato greco.

About Francesco Bergamaschi

22 anni, frequenta il terzo anno della facoltà di Scienze della Formazione di Piacenza. Appassionato di calcio giovanile e serie minori, ha all'attivo diverse collaborazioni con blog e testate giornalistiche online. Con una penna o dietro una tastiera cerca di raccontare il mondo dello sport in tutte le sue infinite ed affascinanti sfaccettature. E' caporedattore di Lanotiziasportiva.com.

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