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Editoriale Tra Serio e Faceto #3: La Fenomenologia di Baroni

Ho guardato un paio di serviti al Tg riguardanti la settimana della moda di Milano e sono arrivato alla seguenti conclusioni:

  • I vestiti della settimana della moda non esistono. E’ tutto falso. Perchè, diciamocelo: chi indosserebbe un cappello con penne di struzzo o un vestito da orso polare?
  • Parcheggiare in seconda fila è reato, posteggiare in terza no.
  • A tutti coloro che sono vestiti bene viene chiesto gentilmente di presentarsi la settimana successiva, quando sarà finita la settimana della moda.

Detto questo, passiamo alle cose serie…ma prima dovrete passare dal Faceto.

Il Faceto #3: La fenomenologia di Baroni

Quando è seduto in panchina Marco Baroni pensa tanto. A 54 anni suonati, dopo una vita passata sui campi da calcio, sa benissimo che urlare contro Puscas, reo di aver sbagliato l’ennesimo gol a porta vuota, non gli garantirebbe nulla più di quello che ha ora. Zero punti e tanti gol subiti. Inoltre nello spogliatoio gira voce che proprio Puscas abbia dei cugini poco raccomandabili. Essere Marco Baroni è difficile.

Certo, Gravillon e Di Chiara non sono Piqué e Sergio Ramos, ma possono ancora crescere, ma poi pensi che Gravillon quando giocava nella Primavera dell’Inter era già alto 1.90, quindi te ne stai bello tranquillo perchè la genetica non sbaglia quasi mai: l’associazione di pensiero “figlio grosso come un armadio -> padre grosso come un armadio” è immediata.

Gli va riconosciuto che la frustrazione la maschera bene. O almeno ci prova. Il suo mental coach gli ha già fissato l’obiettivo: urlare per 5 minuti in più rispetto alla partita precedente. “Resisti fino al ventesimo, Marco, crediamo in te! Guarda Nicola, alla sesta giornata lo davano per spacciato ed invece poi…” gli dice, nella speranza di attivare in lui quel processo di empowerment che, una volta guardata la rosa che sembra la squadra B dell’Inter, svanisce in un lampo. Il motivo per cui, poi, parlasse al plurale resta un vero e proprio mistero.

Essere Marco Baroni è molto difficile, specialmente quando ti alzi dal letto alla mattina e ti fai il caffè, con quello sguardo al cielo tipico di chi avrebbe voluto -e potuto- stare tranquillo a Novara in Serie B: domenica libera, nessun giornale che parla male di te (neanche il Corriere di Novara) e soprattutto nessuna imbarcata. Di certo l’outfit non è dei migliori, fenomenologicamente parlando.

Maglia bianca da allenamento, collana da spiaggia, Casio palesemente falso, bracciali con catenella, scatarrata di qualità pronta all’uso e sguardo alla Tricarico al Festival di Sanremo 2008, ve lo ricordate?

Essere Marco Baroni è davvero molto, molto difficile.

Il Serio #3: D’Ambrosio, ovvero “Da chi non te l’aspetti”

Da chi non te l’aspetti arriva un sorriso, da chi non te l’aspetti arriva un’invenzione…

Questo cantava proprio Tricarico un annetto fa ormai e questo è accaduto ieri all’Inter. In una partita ormai “lanciata” verso un inesorabile 0-0, ecco che arriva il colpo…da chi non te l’aspetti. Sugli sviluppi di un corner arriva Danilo D’Ambrosio che, di testa senza nemmeno saltare, mette in rete un pallone pesante che vale 3 punti d’oro per i nerazzurri. Una vittoria importante e che certifica quanto di buono sta facendo Luciano Spalletti con la compagine milanese: pur giocando male, infatti, l’Inter riesce a portare a casa il risultato pieno rimettendosi subito in carreggiata dopo il mezzo passo falso con il Bologna.

La rete dell’ex Toro va al di là del successo ottenuto: è la dimostrazione palese di quanto questa squadra non giri soltanto attorno al suo capitano Mauro Icardi in termini di risultati ottenuti. Certo, la manovra è stata lenta e prevedibile, ma le grandi squadre -e potenzialmente i nerazzurri possono diventarlo- hanno la capacità di portare a casa il risultanto anche quando la giornata è storta.

Il lavoro da fare è ancora tanto, non c’è dubbio, ma la sensazione è che quando i nuovi acquisti saranno amalgamati potrebbero accadere sorprese inaspettate. Mi riferisco in particolar modo a Karamoh, entrato a 20′ dalla fine e già sotto i riflettori con giocate pericolose e soprattutto al servizio della squadra. Un diamante grezzo pronto a diventare lucente, così come Dalbert, ieri spaesato e distratto in fase difensiva. Le alternative nel ruolo non sono di primissimo ordine e proprio per questo il brasiliano avrà altre chance, ma su di lui in particolare Spalletti dovrà lavorare sia sul piano tattico sia -soprattutto- sul lato mentale: le sbavature difensive sono soprattutto frutto di cali di concentrazione normali al primo anno in Italia ma comunque da limare.

Insomma, la sensazione è che quest’Inter abbia davvero tanto, tanto potenziale, ma per vederne i risultati effettivi dovremo attendere ancora qualche mese.

 

About Francesco Bergamaschi

22 anni, frequenta il terzo anno della facoltà di Scienze della Formazione di Piacenza. Appassionato di calcio giovanile e serie minori, ha all'attivo diverse collaborazioni con blog e testate giornalistiche online. Con una penna o dietro una tastiera cerca di raccontare il mondo dello sport in tutte le sue infinite ed affascinanti sfaccettature. E' caporedattore di Lanotiziasportiva.com.

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