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Il CT Ventura a colloquio con il presidente federale Tavecchio. (Foto: gazzetta.it)

Italia: Nazionale anno zero? No, soltanto un anno come un altro…

Sono quasi le 21.00 e mi accingo a tornare a casa dopo una partita di calcetto tra amici. In radio sento i primi minuti di Italia-Svezia. Se n’è già parlato a lungo durante il weekend, la giornata a lavoro e poco prima dopo la nostra sgambata del lunedì sera. In tutte queste conversazioni il tratto comune è il medesimo, la sfiducia e il disincanto. Non perché manchi amore, affetto e passione per gli azzurri, non perché si pensi che non ce la si possa fare, ma perché un po’ in tutti traspare quel senso di appartenenza ormai perduto, che quotidianamente ha contorni sociali e questa volta quelli di un campo di calcio. C’è un mondiale da conquistare e, sebbene regni il disincanto, un mondiale di calcio senza l’Italia la maggior parte di noi non l’ha mai visto e nemmeno se lo immagina.

La Svezia si salva sul tiro di Immobile. (Foto: calcionews24.com)

Italia: Partiamo bene, che ci sia speranza?

Faccio in tempo a perdermi la prima occasione del match, tiro fuori di Florenzi. Il commentatore radio su RTL 102.5 si lascia andare ai primi slanci di entusiasmo così come, poco dopo, il telecronista RAI in tv affiancato da Zenga. La tv resta accesa mentre mi cucino qualcosa per una veloce cena, perché poi mi voglio godere la partita. Il momento mi riporta alla mente la scena di Fantozzi, quella del leggendario match Italia-Inghilterra, poltrona, mega piatto di pasta, birra gelata e rutto libero! Mentre mi concentro un momento sul gioco mi balzano subito all’occhio un paio di cose… La prima è che l’arbitro ne combina di ogni, non vedendo due rigori netti per parte, la seconda è che attacchiamo si, sfioriamo anche il gol si, ma siamo lenti e prevedibili, ci manca qualità nel palleggio e precisione negli ultimi trenta metri, laddove conta di più. In cronaca stanno a tessere le lodi di Jorginho che non se la sta cavando male, questo è vero, ma che ha la parvenza di tutto meno che di un fuoriclasse. Candreva prova ad arrivare in fondo almeno dieci volte, il più delle quali torna indietro anziché crossare e cercare di creare l’occasione. Darmian dal lato opposto riesce a fare anche di peggio, tentando di crossare altrettante volte e non riuscendo quasi mai ad alzare il pallone oltre i primi tre metri di fronte a lui. Nel finale del primo tempo ci andiamo vicini, Candreva, Parolo, Immobile, Florenzi… Quattro buone occasioni con un unico risultato, non è gol. Si va al riposo e sento commenti di cauto entusiasmo. Il risultato del doppio confronto parla ancora svedese ma gli Azzurri, rispetto allo scempio di Solna, sembrano essere scesi in campo.

La delusione sul volto del CT Ventura. (Foto: ilfattoquotidiano.it)

Italia: Secondo tempo e seconda volta nella storia a casa dai mondiali

La ripresa ha invece un altro volto. L’Italia ricomincia a perdersi dietro il classico, sterile, odioso giro palla tra i tre difensori. Per vedere un pallone verticale, il più delle volte immediatamente restituito indietro di prima, ci vogliono manciate di frustranti minuti di attesa fatti di passaggi orizzontali soporiferi ed innocui, a 80 metri dal bersaglio. Ventura resta lì ammutolito, sguardo a terra, nemmeno la brezza di una gelida serata di Novembre lo desta… e anche a un non fan di Conte come il sottoscritto torna alla mente quando il buon vecchio Antonio si demoliva le corde vocali per svegliare i suoi. I minuti passano le occasioni latitano. Entrano “Il Gallo” Belotti e “Il Faraone” El Sharaawy, ragazzi di talento al quale forse è stato dato troppo in fretta un soprannome, prima ancora che potessero meritarselo. Si sbattono e qualcosa la creano, specie il secondo, che dopo la buona stagione fin qui disputata e la doppietta al Chelsea in Champions, ti domandi come faccia a non giocare titolare in una nazionale di questo livello. Tra Galli e Faraone spunta anche Bernardeschi, che non è un pollo visti i 40 milioni di euro investiti dalla Juve in estate per strapparlo alla Viola e appena 200 minuti su per giù di minutaggio fin qui in stagione. Non combina nulla, non solo per demeriti suoi. Insigne è come il bollettino neve di Roncobilaccio-Barberino del Mugello, non pervenuto. Lorenzino “O’ Scugnizzo” Insigne, a dirla tutta, le cose migliori le ha fatte vedere con l’azzurro del Napoli piuttosto che con quello della nazionale, ma è e resta al momento l’unico vero talento a disposizione di Ventura, che infatti non fa nemmeno finta di considerarlo. Arriva il novantesimo, ci si aggrappa al recupero, ad un corner, all’arbitro, più a nulla. La Svezia conquista il pass per Russia 2018, l’Italia resterà a casa. Penso che non c’era modo peggiore per Gigi, il Barza, De Rossi, di chiudere con la nazionale.

I giocatori svedesi festeggiano la qualificazione dopo il fischio finale. (Foto: corrieredellasera.it)

Italia: Un disastro che dura da oltre dieci anni

Buffon non trattiene le lacrime e ci mette la sua faccia che dice già tutto, uomo vero. Ventura scappa negli spogliatoi, ci si trincera dentro per oltre un’ora, poi trascinato ai microfoni della conferenza stampa si costerna, chiede scusa non chiedendo scusa, come si fa in questi casi alla maniera Italiana. Non si dimette, saremo mica matti?! In fin dei conti in Italia il calcio è pur sempre uno sport minore, al quale si dedicano pochi spazi e pochi fondi, non ci sono strutture ne investimenti… mica ci si dovrà scandalizzare e dimettere se non ci si qualifica neanche ai mondiali?! Quello che è rimasto al suo posto anche dopo l’uscita “Opti Pobà mangiava le banane e adesso gioca titolare da noi in serie A” invece alle dimissioni manco ci pensa. Probabilmente non è ancora arrivato alla pagina del dizionario dove si spiega il significato di questo termine tanto desueto dalle nostre parti. Dev’essere proprio per queste spiccate doti oratorie, o perché all’oratorio ad un pallone non ha manco mai dato un calcio per sbaglio, che è stato piazzato lì a fare il presidente di lega. E’ ormai mezzanotte e siccome, a differenza di qualche Azzurro sceso in campo stasera, io a lavorare devo andarci per davvero, vado a letto. Nel buio della mia cameretta penso a domani, ai titoloni sui giornali, ai processi del giorno dopo. Nazionale, anno zero per il calcio italiano; L’Italia vuole le dimissioni di Ventura!; I giovani non sono più quelli di una volta, non ci tengono alla nazionale!; Questa è un’occasione di svolta… ci sono troppi stranieri nelle nostre squadre, è per questo che la nazionale poi è scarsa! Sto pensando a quand’è che ho già sentito queste cose… ah ecco, ci sono! Giugno 2010, affrontavamo un girone di ferro al mondiale Sudafricano. 2 punti in tre partite con Paraguay, Nuova Zelanda e Slovacchia… o forse no? Doveva essere Giugno 2014, tre punti con l’Inghilterra e poi più nulla con Costa Rica ed Uruguay…! Boh, forse queste parole le ho sentite entrambe le volte… e forse le sentirò anche a Giugno 2018 quando, dopo essercene dimenticati per qualche mese, ci renderemo conto che ai mondiali non ci siamo andati per davvero! E allora riprenderemo il discorso da dove l’avevamo lasciato. Ritroveremo i colpevoli (probabilmente seduti al loro posto, là dove stavano) e ridistribuiremo le colpe, che per le soluzioni vere, tanto, c’è sempre tempo. A quelle anche oggi ci pensiamo domani!

About Simone Fantini

Laureato in Comunicazione Media e Pubblicità, con un debole per i sigari cubani, il carattere forte dei distillati e il rock dei Pink Floyd. Da sempre innamorato dell'adrenalina del Motorsport, Formula 1 in testa, dell'eleganza del tennis e del bel calcio, scrive per passione e per segreta (nemmeno troppo) ambizione di fare del giornalismo sportivo la propria professione.

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