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3 luglio 1994: quando Hagi fece piangere l’Argentina

Ottavi del Mondiale americano: senza Maradona, fermato dal doping, l’Argentina saluta anzitempo e un po’ a sorpresa contro una grande Romania guidata dal “fotbalist de rasa”

 

di Stefano Ravaglia

 

Oggi, suo figlio è in pratica un suo allievo. Il Viitorul Costanta l’ha fondato lui, Gheorghe Hagi, nel 2009 e nel 2017 ha vinto il primo titolo della sua giovanissima storia. Ora che ne è l’allenatore (e Popescu il presidentte), l’erede è un suo giocatore: Ianis, classe 1998, ha più o meno lo stesso dna del padre anche da calciatore. La qualità mostrata nell’ultimo europeo Under 21 soprattutto nel 4-2 all’Inghilterra a Cesena, riportano alla mente le gesta della nazionale che nel Mondiale di USA 1994, quello del caldo torrido e delle partite a mezzogiorno, fermata solo ai calci di rigore nei quarti di finale dalla Svezia.

La squadra rumena allenata da Iordanescu, che non è mai andata oltre a un ottavo di finale nelle precedenti partecipazioni, dopo un girone vinto spuntandola nella decisiva partita coi padroni di casa (1-0, Petrescu) deve giocare con l’albiceleste finalista nelle precedenti due edizioni del 1986 e del 1990 e infarcita di conoscenze “italiane” presenti (Balbo, Sensini, Batistuta) e future (Redondo, Ortega). Ma senza il suo protagonista più atteso: l’efedrina ha bloccato Diego Armando Maradona, stella ardentemente desiderata dagli americani smaniosi di show e che dopo un gran gol con la Grecia nel primo turno, con esultanza da film horror, abbandona il campo mano nella mano di una infermiera scrivendo l’ultimo, mesto capitolo della sua inimitabile carriera sia nei pregi che negli eccessi.

Caldo che ammazza, e non è una novità, si gioca alle 13.30 a Pasadena, Rose Bowl, lo stadio che ospiterà pure la finale. La Romania passa già dopo undici minuti: punizione di Dumitresco dalla destra del portiere, tutti si aspettano la scodellata in area e invece la sfera buca l’estremo argentino Islas per l’1-0. Il caldo? Non lo temiamo. Dopo cinque minuti Batistuta fa una veronica in area, Prodan lo spinge giù e l’arbitro, l’italiano Pairetto, non ha dubbi: rigore. Il numero 9 della Fiorentina la tocca piano, come al solito: una botta incrociata che buca l’angolino per il pareggio. Tempo due minuti, e per i ragazzi di Alfio Basile è tutto da rifare: ripartenza di classe dei rumeni, Hagi scambia con Petrescu e poi serve una palla magistrale in area dove irrompe Dumitrescu, ancora lui, che appoggia in rete sull’uscita del numero uno argentino. Il vantaggio assicurato al termine della prima frazione diventa ancor più rotondo quando un’altra azione da manuale coinvolge Dimitrescu e Hagi, con il primo che ricambia il favore e concede palla al numero dieci che batte Islas in uscita per il 3-1. A un quarto d’ora dalla fine è Balbo ad accorciare le distanze scagliando in porta una respinta del portiere dopo un tiro da lontanissimo di un compagno.

Ma il Mondiale argentino, già pesantemente condizionato dal grave episodio maradoniano che ha riempito pagine e pagine di cronache e partorito infinite tesi di complotto, finisce male. La Romania se la vedrà con la Bulgaria nei quarti di finale e dopo un pirotecnico 2-2 ai supplementari, si va ai rigori. Hagi e Dimitrescu segnano, ma sbagliano Belodedici e Petrescu. E il sogno rumeno di entrare tra le prime quattro, finisce a undici metri di distanza.

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