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30 giugno 2002: Ronaldo sul tetto del mondo

Con un taglio di capelli un po’ così, Ronaldo recita una delle ultime sinfonie da Fenomeno, trascinando il Brasile pentacampione

 

di Stefano Ravaglia

 

Si può essere concordi con Federico Buffa quando dice, in una delle sue famose storie Mondiali, che il calcio tedesco sia iniziato una domenica di luglio del 1954 a Berna, quando i tedeschi vinsero, seppur tra i sospetti di doping, il primo Mondiale della loro storia, contro la ben più quotata Ungheria, e sia finito il 30 giugno 2002 al Nissan Stadium di Yokohama. Quel giorno, al termine di un torneo segnato dalle furiose polemiche arbitrali che riguardarono soprattutto l’Italia, dal gol più veloce di sempre segnato dalla Turchia, e da un nuovo miracolo africano con il Senegal del compianto Bruno Metsu che arriva sino ai quarti di finale come fece il Camerun di Milla nel 1990, la Germania perde la finalissima con il Brasile e vede tramontare cinquant’anni di fussball con dentro tre titoli mondiali, una infinità di piazzamenti, il grande ciclo del Bayern degli anni Settanta, la caduta del muro e la riunificazione anche della Bundesliga e soprattutto i suoi stadi obsoleti.

Corea&Giappone 2002 è il primo torneo iridato organizzato congiuntamente da due paesi e lontano dall’asse Europa-Americhe che aveva scandito il Mondiale fino a quel momento sin dalla sua nascita. Quattro anni dopo, i tedeschi lo ospiteranno e si rifaranno il look, costruendo stadi, rinnovando soprattutto quelli già esistenti e applicando insieme a centinaia di scuole calcio una capillare rivoluzione che porterà la Nazionale al terzo posto e raccogliere i frutti nel 2014 con il quarto Mondiale raggiungendo l’Italia. Anche il Brasile in un certo modo è al canto del cigno. Per il terzo Mondiale di fila arriva la finale e Marcos Cafu, in campo sia a Pasadena, che a Parigi, che a Yokohama, ne alza due su tre. Prima Parreira, poi Zagallo, ora Scolari. Avvicendamenti in panchina e innesti in squadra che hanno permesso “Ordine e progresso” come recita la bandiera brasiliana, con un 3-4-1-2 pieno di stelle (Roberto Carlos avanzato esterno, un giovane Lucio e poi Rivaldo e Ronaldinho) ma soprattutto la consacrazione di una stella ben nota, quel Ronaldo che è passato da comparsa in panchina a USA ’94, al malato misterioso prima della finale con la Francia, a indiscusso protagonista, capocannoniere e campione del Mondo all’alba del terzo millennio.

Decisivo in semifinale con la rivelazione Turchia e con una doppietta a Oliver Kahn, per la verità complice in occasione della prima rete. Il Brasile del 2002 sfoggia per la prima volta un ragazzino di nome Ricardo Izecson dos Santos Leite, per tutti Kakà, che Moggi si rifiuterà di acquistare (“con un cognome così…”) e il Milan invece no, cambiando il corso della storia negli anni a venire. Il Mondiale dei venti stadi, dieci forniti dalla Corea e dieci dal Giappone, record assoluto per la manifestazione, il Mondiale dove la squadra campione del mondo si qualifica per l’ultima volta, prima che il regolamento cambi e proprio il Brasile debba partecipare alle qualificazioni di Germania 2006 seppur col titolo in tasca. Il primo Mondale della Cina, seppur mortificata, proprio nel girone coi verdeoro, dove arriva ultima, senza punti e senza nemmeno una rete segnata. E quella doppietta del Fenomeno in dodici minuti, nella parte centrale della ripresa, che azzoppò i sogni di Rudi Voeller, tecnico tedesco. Tutto rinviato: il mondo stava per capovolgersi. Il Brasile saluterà le due edizioni successive ai quarti di finale, la Germania, dopo il terzo posto casalingo, arriverà terza anche in Sudafrica. Preludio al 2014, e alla finale con l’Argentina. In Brasile. Che ne becca sette dai tedeschi in semifinale. La rivincita è compiuta, con gli interessi.

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