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Alex Rins conquista il gradino più alto del podio al MotoGP delle Americhe 2019 (indianexpress.com)

Alex Rins: dalla Suzuki con furore

A fine gara del Gran Premio delle Americhe ha ricevuto i complimenti di Valentino Rossi, con tanto di inchino a pochi metri dopo il traguardo. Scopriamo insieme chi è Alejandro Rins Navarro o, meglio, Alex Rins

Sul curriculum di Alex Rins siamo certi che una data sarà in evidenza. Quella del 14 aprile 2019, giorno in cui porta a casa la prima vittoria nella classe regina, tra i curvoni del GP di Austen. E, zitto zitto, in un sol colpo, il giovane rider spagnolo è riuscito a salire sul gradino più alto del podio da dove poter sbirciare, perché no?, il titolo aureo.

Catalano di Barcellona, classe 1995, Alex Rins, in pieno spirito “locale” ha fatto festa indossando il cappello da cowboy. Incredulo, ma alle stelle, è salito sul podio non disattendendo le aspettative di chi ha sempre creduto in lui. Lui che, ha iniziato a dare di gas con le minimoto quando aveva sei anni e con una prima gara da vincitore a otto. Campione nella classe 125 nel 2011, Rins ha debuttato nel motomondiale l’anno successivo. E se la scorsa stagione è stato il tempo per apprendere e maturare (tre secondi posti e due terze piazze per lui), quest’anno è stato tutto un crescendo: quarto in Qatar, quinto in Argentina, primo negli States. È lui il nuovo capitano della Suzuki e nulla fa rimpiangere l’ex di scuderia Iannone. Grazie a Rins, a quasi tre anni dall’ultima vittoria (era nel 2016 e fu con Viñales, a Silverstone), la casa di Hamamatsu è tornata a mettere una moto sul gradino più alto del podio.

Ciao ciao Márquez!

A onor del vero, tra le curve del Texas, Alex Rins è stato anche un po’ fortunato. L’incredibile caduta di Marquez lo ha avvantaggiato, inutile negarlo. A 11 giri dalla fine, quando il campione del mondo era saldamente in testa alla gara e sembrava destinato all’ennesima cavalcata in solitaria, una scivolata e il sogno si infrange. Il catalano era lì, pronto. E ha dimostrato di essere all’altezza della situazione superando l’attacco di Valentino Rossi, in un duello da brividi protrattosi fino all’ultima curva.

Alex Rins ha vinto davanti al suo idolo

«Ho dato tutto quello che avevo, dal primo giro fino all’ultimo. Vincere davanti a Valentino Rossi, il mio idolo quando ero bambino, è stato davvero incredibile. Sapevo che avrebbe gestito al meglio il finale di gara, vista la sua esperienza, per cui non ho fatto altro che spingere forte e dare il massimo. Gli ultimi due giri sono stati infiniti, ho commesso qualche imprecisione, ma fortunatamente sul traguardo sono giunto per primo» ha detto Rins subito dopo la gara. «“Non riesco davvero a trovare le parole per spiegare cosa sto provando in questo momento – ha ammesso –  Voglio ringraziare tutti, dai tifosi qui al COTA che sono magnifici, fino alla mia squadra che mi ha messo in mano una moto perfetta. Il lavoro, incominciato nella scorsa annata, sta dando i propri frutti». Staremo a vedere.

Un futuro ancora incerto?

Per sognare alla grande, però forse bisogna aspettare un po’. I tecnici sostengono che sfavore della Suzuki ci siano ancora un deficit a livello di motore e la mancanza di risorse economiche e tecniche tali da permettere alla casa giapponese di competere ad armi pari con alate e compagnia bella. La storia, però, insegna che la prima vittoria innesca un qualcosa nella testa dei piloti. Diventa un prezioso input, capace di accrescere la consapevolezza nei propri mezzi e stimolando il proprio potenziale. Chissà se sarà così anche nel caso di Alex Rins.

Il motomondiale ora torna in Europa. Nel weekend del 5 maggio i piloti si sfideranno tra le curve di Jerez de la Frontiera, con una classifica incredibilmente corta: quattro piloti in nove punti e i giochi ancora da definire.

 

 

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Lauretta Belardelli e Armando Mulas. Lei la penna, per professione; lui l'idea, per passione. Coppia nella vita e, ora, anche sul web con l'obiettivo di scrivere sul mondo delle due ruote e, soprattutto, sul maggiore dei suoi Campionati. Nel cuore il Dottor Rossi e le Ducati...

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