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Vai Alex, facci vincere un oro prima della prossima indignazione

La verità è che non siamo più abituati a credere a chi ha già sbagliato una volta.

Da ragazzino hai rubato? E allora mi spiace, ma molto probabilmente proverai a rifarlo e quindi non mi fido di te.

Saltavi la scuola? Come posso assumerti a lavoro con questo passato turbolento alle spalle? Se mi salti giorni in ufficio come ci mettiamo a posto?

Ecco, siamo questa roba qui. Certo, la politica ha le sue responsabilità e anni di opposizione che con occhi amorosi guardava la magistratura senza proferir parola e faceva sì con la testa non hanno aiutato.

È stato un processo abbastanza lungo, ma negli ultimi trent’anni siamo diventati fortemente giustizialisti e abbiamo disimparato la fiducia nel prossimo.

Me le ricordo le facce incazzate, gli occhi traditi, il giorno di Madonna di Campiglio. Quel giorno colui che era un Ercole per noi, un semi Dio, ci tradì. O meglio, così ci venne detto. E noi ci credemmo. Perchè siamo portati a odiare fortissimamente chi fino a un attimo prima abbiamo amato alla follia ma che viene beccato -ci dicono- con le mani nella marmellata e che quindi non merita più nulla da noi e deve affrontare da solo il suo destino di traditore.

Però ricordo anche quelle stesse facce un pochino più solcate dal dubbio quando cinque anni dopo da Rimini ci avvisarono che colui avevamo deciso di odiare se ne era andato per sempre. Ed era il giorno degli innamorati. Forse, ci dicemmo, le cose non stavano come avevamo immaginato. O forse sì e lui era solo un debole.

Quelle stesse facce – le nostre: la mia, la vostra – da qualche anno fanno la corsa alla riabilitazione. “Lo avete ammazzato!”, “Ce lo avete sulla coscienza!”, “Ci avete privato di un sogno su due ruote”. Questi siamo noi indignati. Indignati contro la mafia. Indignati contro l’UCI. Indignati contro la magistratura. Indignati con tutti tranne che con noi stessi.

Alex Schwazer

Quando nel 2008 ha vinto, dominando in lungo e in largo e facendo segnare il nuovo record olimpico, l’oro alle Olimpiadi di Pechino nei 50km di marcia, aveva solo ventitré anni. E noi, da buoni patrioti a intermittenza, esultammo perché già pregustavamo almeno altri due trionfi olimpici futuri. Addirittura ce ne fregammo del suo parlare strano e del suo nome crucco. Gli offrimmo di essere testimonial di uno dei cioccolati più famosi del mondo; iniziammo a immaginarci che anche un marciatore e una pattinatrice potessero interessarci per i nostri gossip da rivista da 1 euro; iniziammo a pensare che a Londra l’oro nei 50km di marcia era sicuro, poi gli altri vedremo.

Alex Schwarzer trionfante sul traguardo di Pechino 2008

E invece il 6 agosto del 2012, a un soffio dalla sua gara olimpica di Londra, venimmo informati che Schwazer aveva tradito. E questa volta era tutto vero, non come a Madonna di Campiglio. Lo confessò lui stesso in una drammatica conferenza stampa dove ammise di essere malato, di avere problemi di sicurezza. Perchè lui, in quel momento, la 50km di marcia l’avrebbe vinta anche senza doping, su questo nessuno ha mai avuto dei dubbi. Nessuno tranne lui, che ha mostrato come non basti una medaglia d’oro olimpica al collo per sentirsi invincibili nella vita.

Quel giorno Schwazer scoprì di avere sessanta milioni di nemici. Perse la fidanzata – secondo la giustizia coinvolta nel coprire le malefatte del suo compagno -, perse la sponsorizzazione del cioccolato e perse la faccia davanti all’intero paese, che da quel giorno sperò di non sentire mai più il nome di Alex Schwazer.

La conferenza stampa post squalifica 2016

E invece, sfruttando una squalifica di 3 anni e 9 mesi, e perciò giusta giusta per aprire la strada a un possibile rientro per le olimpiadi brasiliane, Schwazer prende come allenatore il suo accusatore numero uno, Sandro Donati – probabilmente il miglior allenatore di marciatori al mondo- , e gli chiede una cosa sola: portami a Rio e fammi vincere l’oro da pulito.

Donati accetta e Schwazer si qualifica per giochi di Rio stritolando la concorrenza. Noi, suoi acerrimi accusatori morali appena tre anni prima, lo amiamo di nuovo, ci diciamo che basta, ha pagato quello che doveva pagare e ora ci andiamo a prendere l’oro che ci meritiamo (non tutti la pensiamo così: ricordate il discorso su magistratura e giustizialismo? Ecco, Gianmarco Tamberi ad esempio sarebbe per il fine pena mai in questo caso).

Ma c’è un ma. Poco prima di tornare il marciatore sensazionale che tutti conobbero a Pechino otto anni prima, Schwazer decide di accusare il sistema per quanto gli accadde, dimostrandosi, a differenza del cognome, molto italiano in questo: nel piangere e accusare sempre l’altro siamo i migliori a livello mondiale.

Solo che il sistema, se lo accusi, quello mica si fa scivolare addosso le parole. No, quello si risente. E te la fa pagare.

E quindi eccoci al 21 giugno 2016 e alla comunicazione della positività riscontrata a un controllo antidoping del primo giorno di quello stesso anno in una provetta di urina di Schwazer Alex. Si prova il ricorso al Tas, niente da fare. La federazione internazionale lo sospende e gli affligge altri otto anni di squalifica, chiudendo praticamente quel giorno la sua carriera agonistica.

E qui rientriamo in gioco noi e ci colleghiamo all’incipit di questo articolo.

Hai tradito una volta? Tradirai di nuovo.

Anche se ti struggi, dici che questa volta non è vero, proprio no, sono pulito ve lo giuro su tutto quello che ho.

Sei un malato, un traditore seriale, una persona che ha bisogno di essere curata e che mai più si meriterà il nostro perdono. Per la seconda volta in quattro anni speriamo che questa sia l’ultima volta in vita nostra che sentiamo nominare il tuo nome.

Ma a differenza dell’altra volta, Schwazer non ammette nulla. Anzi, da subito, dal primo istante, dice di essere stato messo in mezzo e che questa volta combatterà con le unghie e con i denti per dimostrare la sua estraneità ai fatti.

Noi

Noi di Alex Schwazer ce ne siamo dimenticati. Non ci ricordiamo più nulla di lui. Sappiamo solo che è un insicuro, un debole, un malato. Sappiamo ciò e questo ci basta.

Poi ieri, 18 febbraio 2021 -anno olimpico per decisione pandemica-, Schwazer Alex viene assolto da ogni accusa dal Tribunale di Bolzano. Lo stesso tribunale ci dice anche che World Athletics (federazione atletica internazionale) e Wada (l’agenzia antidoping mondiale) si sono comportate male e che le urine del marciatore -come dallo stesso sempre sostenuto, solo che noi eravamo distratti dalle urla di “traditore!” che sovrastavano la sua voce e quindi non sentivamo- sono state manomesse e fatte risultare appositamente come positive a sostanza dopante.

Alex Schwarzer in un’aula di tribunale

E allora ci siamo sgranchiti le gambe e le spalle, schiariti la voce e ci siamo messi a urlare “Andiamo a Tokyo Alex, dimostriamogli che sei ancora il più forte di tutti e che sei sempre stato pulito e che tutto è stato un complotto!”, dimentichi che per noi, già solo che uno con un passato del genere potesse allenarsi liberamente era uno scandalo che solo noi italiani mammalucchi che ci facciamo andare bene tutto e mai ci ribelliamo ci saremmo potuti fare andare bene senza dire nulla.

E ora siamo qui, pronti a indignarci se a Schwazer la strada per Tokyo sarà preclusa e prendercela con il sistema. Oppure pronti a scaricare lo stesso Schwazer se a Tokyo lo dovessero ammettere e lui non portasse a casa una medaglia olimpica. In ogni caso da questa storia escono un vincitore e un vinto: il vincitore siamo noi, che giocando sia sul tavolo della redenzione che su quello del perdono-mai sappiamo già di avere in mano una giocata win-win e che qualunque cosa succeda sappiamo come farci trovare pronti con i nostri slogan; il vinto, comunque vada a finire questa storia, è Alex Schwazer, che prima ha mostrato al mondo intero che si può essere deboli anche essendo i numeri uno al mondo e per questo è stato massacrato e che poi ha pagato per una cosa non fatta perdendo, per la seconda volta, la faccia davanti a tutto il globo.

E che, cosa ancora più grave, ha sprecato i suoi anni migliori d’atleta a girare per tribunali.

 

Davide Ravan

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