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Da sinistra a destra, i francesi Thierry Henry, Laurent Blanc, Didier Deschamps, Bernard Diomede, Marcel Desailly e Alain Boghossian. (AP Photo/Michel Lipchitz)

Allez les bleus: Francia ’98, la prima volta dei galletti

Il 12 luglio 1998 la Francia saliva sul trono mondiale per la prima volta nella sua storia

di Stefano Ravaglia

Il primo Mondiale a 32 squadre, il primo Mondiale della Giamaica e l’ultimo di Beppe Bergomi e Roberto Baggio. Francia ’98, aperto da Brasile-Scozia 2-1 il 10 giugno, è anche l’ultimo Mondiale del millennio. Dopo la mancata qualificazione di quattro anni prima negli Stati Uniti, con un clamoroso doppio ko contro Israele e Bulgaria al Parco dei Principi, quando mancava un solo punto per la qualificazione, assenza che faceva il paio con quella del 1990, la Francia di Aimé Jacquet si prende la sua poltrona di diritto quale paese ospitante, battendo ancora una volta lo sfortunato Marocco (aveva perso contro gli Usa quello del 1994) per cinque voti. Il terzo posto del 1986 è ormai lontano, la squadra vive di nuova linfa con Zinedine Zidane che è ormai un fuoriclasse conclamato ed è passato alla Juventus dopo gli anni di Bordeaux. I giovani Henry e Trezeguet scalpitano ma non sono titolari, le fasce sono affidate a Thuram e Lizarazu e in mezzo è il sempreverde Blanc a reggere la baracca. A centrocampo il capitano Deschamps, in avanti l’attaccante titolare è Guivarc’h, che in due anni metterà insieme appena quattordici presenze in Nazionale con una sola rete realizzata. Una squadra praticamente senza attaccanti, che non dà punti di riferimento e lascia spazio alla fantasia anche dell’interista Djorkaeff. Ma è il Mondiale dei fuoriclasse: Baggio, Del Piero, Bergkamp, Batistuta, Beckham, il Cile di Salas e Zamorano e il super Brasile di Ronaldo, prima volta da titolare in un torneo iridato, Roberto Carlos, Rivaldo e Leonardo. Ci sono proprio tutti.

Il girone C, quello dei padroni di casa, è una formalità. La Francia esordisce a Marsiglia contro il Sudafrica vincendo 3-0, ed ecco che sugli scudi va subito Henry con una rete, dopo un autogol africano e il vantaggio di Dugarry. Nella seconda partita, nel nuovo stadio parigino di Saint-Denis, 4-0 all’Arabia Saudita con reti ancora di Henry (doppietta) e anche di Trezeguet: niente male per due che non dovevano nemmeno essere titolari. Insomma, segnano tutti gli attaccanti, tranne Guivarc’h. Quarto sigillo di Lizarazu. Djorkaeff e Petit decidono l’ultima sfida contro la Danimarca, che perde 2-1 ma si qualifica insieme ai transalpini. L’Italia, dopo lo spavento col Cile, supera Camerun e Austria. Anche l’Inghilterra si qualifica, dietro alla Romania, con la quale perde 2-1. Nel successo per 2-0 contro la Tunisia è giunta notizia, anni più tardi, che fu sventato un attacco terroristico. Le polizie di Francia, Belgio, Italia, Germania e Svizzera arrestarono a fine maggio oltre cento persone, in previsione di un attacco che avrebbe dovuto uccidere degli spettatori con il lancio di alcune granate, e diversi giocatori dell’Inghilterra sia in campo che in panchina con kamikaze, pistole e kalashnikov. Il mandante aveva un nome: Osama Bin Laden.

Il Paraguay è l’avversario della Francia negli ottavi. E’ l’esordio del “golden gol”, la morte improvvisa: ai supplementari, Laurent Blanc scaglia in porta il tiro che buca Chilavert e qualifica la Francia ai quarti. Il 3 luglio a Saint-Denis, l’Italia di Cesare Maldini è un avversario gagliardo. Finisce 0-0 e si va ai supplementari, dove Roberto Baggio vive uno dei suoi tanti sliding doors: il fantastico tiro al volo di destro su suggerimento dalle retrovie, lascia di sasso Barthez e sfila a fondocampo di un millimetro. Il destino beffardo dei rigori, per il terzo Mondiale consecutivo, ha già scritto la sua sentenza: sbagliano Albertini e Di Biagio, e l’Italia torna a casa. Maldini dice: “In 19 partite al Mondiale ne ho persa solo una, contro l’Irlanda (a Usa ’94, nda). E non sono mai riuscito ad alzare quella coppa”. Non ce la farà nemmeno quattro anni dopo in Corea, dove il peggio doveva ancora venire.

Il Brasile liquida il Cile e, con più difficoltà, la Danimarca. Ma nel frattempo c’è una grande Croazia che sta avanzando. Ha eliminato la Romania negli ottavi e asfaltato, 3-0, i tedeschi ai quarti. Per Suker, Boban, Prosinecki e compagnia, si aprono le porte di Saint-Denis. Francia-Croazia, semifinale, viene decisa dall’uomo che non ti aspetti: Lillian Thuram segna gli unici due gol della sua carriera in Nazionale dopo il vantaggio ospite di Suker. La Francia giocherà, il 12 luglio, su quello stesso campo, la prima finale della sua storia in un campionato del Mondo e proprio tra le mura amiche. Nell’altra semifinale, il Brasile affronta l’Olanda, in una sfida d’alta scuola calcistica. Anche qui sono i rigori a decidere: sbagliano Cocu e Ronald De Boer, dopo l’1-1 dei 120 minuti (Ronaldo-Kluivert). Il Brasile, come quattro anni prima, va in finale. Ciò che, come ricorderete, occupa però le ore precedenti al match, è il malore di Ronaldo. «Ho temuto di morire. Per trenta secondi sono stato malissimo, ho avuto le convulsioni. La lingua si è rovesciata, è arrivata fino in gola, mi mancava il respiro, avevo la bava alla bocca: così mi hanno raccontato i compagni. Ero sul letto, stavo parlando con Roberto Carlos. Poi lui si è girato e ha cercato di dormire. All’improvviso non ho capito più niente. Sudavo, non riuscivo a controllare i miei movimenti. Roberto Carlos ha sentito i miei lamenti e si è precipitato dal dottore. L’attacco è durato trenta secondi, al massimo quaranta. Non è stata, comunque, una crisi epilettica».

Il Fenomeno si assumerà la responsabilità di essere sceso in campo, mentre qualcuno paventa l’ipotesi che sia stata addirittura la Nike a spingere per farlo giocare. Dimesso dall’ospedale, dove viene sottoposto a tac, encefalogramma e altri esami, un’ora e mezzo prima del match, in campo sarà l’ombra di sé stesso. La Francia vince 3-0, e già dopo il primo tempo è avanti di due reti con due capocciate di Zidane da calcio d’angolo. Il terzo gol è la passerella finale di Petit, per la prima Coppa del Mondo a tinte francesi, replicata lo scorso anno in Russia. Nel 2011, la maglia di Trezeguet indossata in quei Mondiali, viene venduta su Ebay a un collezionista per oltre 7.000 euro. Il pacco però non contiene una dichiarazione del valore, necessaria per merce di quel tipo, né l’indirizzo del destinatario. E viene distrutto, insieme al suo contenuto, come fosse un pacco sospetto. Francia ’98 è stato il Mondiale capace di far accadere anche questo.

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