Intensità, contatti e tensione playoff al PalaBigot: un momento di Gara 2 tra Dinamo Gorizia e Mazzoleni Pizzighettone, terminata 88-69 davanti a quasi tremila spettatori. (Credit: Mazzoleni Pizzighettone)

Pizzighettone-Gorizia: la “Bella” dove il passato non conta più

Dopo il crollo del PalaBigot e l’88-69 firmato da Giacchè e Colli, la Mazzoleni torna nel suo fortino sapendo che nei playoff il passato non concede vantaggi

PIZZIGHETTONE (CR) – I playoff raccontano continuamente una bugia. Fanno credere che ogni partita sia la conseguenza naturale della precedente, quando invece il basket della “Bella” funziona all’opposto. Gara 3 tra Mazzoleni Pizzighettone e Dinamo Gorizia non sarà la somma di Gara 1 e Gara 2. Non conteranno più i 91 punti segnati dalla squadra di Baiardo al Palastadio, né i 19 di scarto con cui la Dinamo ha sconfitto i biancoblù davanti ai tremila del PalaBigot.

Mercoledì sera a Soresina si riparte davvero da zero a zero.

È questa la parte più crudele e affascinante dei playoff. Il basket non accumula interessi emotivi. Cancella tutto e obbliga le squadre a riscrivere ogni volta la propria identità nel giro di quaranta minuti.

E allora il problema della Mazzoleni non sarà ricordare Gara 2. Sarà dimenticarla nel modo corretto.

LA BEFFA DEL PALABIGOT E LA REAZIONE CHE SERVE ORA

Perché la sconfitta di Gorizia è stata molto più dura del semplice risultato finale.

Per un tempo la partita era rimasta perfettamente in equilibrio. Il 38-38 dell’intervallo raccontava una sfida nervosa, bloccata, quasi paralizzata dalla tensione. Poi è arrivata quella tripla impossibile di Noah Giacchè da metà campo sulla sirena. Un canestro che non ha soltanto spostato il punteggio. Ha cambiato completamente la percezione emotiva della partita.

Da quel momento il PalaBigot si è trasformato in una valanga.

La Dinamo ha iniziato a correre, a tirare con fiducia, a sentire il rumore dei tremila del palazzetto come una spinta continua dentro ogni possesso. Gorizia ha chiuso con il 48% da tre punti, trascinata dai 26 punti di Giacchè e dai 19 di capitan Colli, autentico leader emotivo della serata friulana.

La Mazzoleni invece si è lentamente smarrita. Non tanto tecnicamente, quanto mentalmente. I biancoblù hanno perso fluidità offensiva, hanno iniziato a inseguire l’inerzia e soprattutto non sono più riusciti a controllare il ritmo della partita.

Ed è esattamente qui che Giovanni Baiardo dovrà intervenire nelle ore che precedono Gara 3.

Perché il rischio più grande, dopo una sconfitta così netta, è lasciare che il nervosismo continui a vivere dentro la testa dei giocatori.

IL PALASTADIO COME LUOGO DEL RESET

La buona notizia per Pizzighettone è che la “Bella” si giocherà al Palastadio di Soresina.

E questo cambia tutto.

La Mazzoleni torna nel luogo dove aveva dominato Gara 1 segnando 91 punti e imponendo per lunghi tratti la propria aggressività difensiva. Ma soprattutto torna dentro un ambiente che conosce perfettamente tempi, rumori e pressioni della squadra.

Nei playoff il fattore campo non è soltanto una questione di tifo. È una questione di memoria muscolare. Di riferimenti emotivi. Di sicurezza nei momenti in cui le gambe iniziano a irrigidirsi.

Baiardo sa bene che Gara 3 non dovrà trasformarsi in una rincorsa isterica alla rivincita. La Mazzoleni vince questa partita soltanto se ritrova la propria identità vera: quella della miglior difesa del campionato, capace durante la regular season di concedere appena 67.3 punti di media.

Per riuscirci servirà soprattutto una cosa: togliere campo aperto alla Dinamo.

In Gara 2 Gorizia ha corso tantissimo, alimentandosi di entusiasmo e transizione offensiva. Giacchè è diventato devastante proprio quando ha potuto attaccare nei primi secondi dell’azione senza trovare una difesa schierata. La priorità assoluta della Mazzoleni sarà quindi rallentare il ritmo, sporcare i possessi e riportare la serie dentro una partita di contatti, difese e pazienza.

Una partita da trincea.

IL PERICOLO PIÙ GRANDE PER GORIZIA: SENTIRSI PERFETTA

Ma se Pizzighettone dovrà resettare la delusione, anche Gorizia dovrà fare i conti con un rischio molto sottile: l’appagamento.

Perché Gara 2 è stata vicina alla partita perfetta. Energia, percentuali, fiducia, pubblico, intensità. Tutto ha funzionato contemporaneamente. Ed è proprio questo il pericolo nascosto per coach Gigi Tomasi.

La Dinamo dovrà convincersi che nulla di quanto accaduto al PalaBigot garantirà automaticamente continuità a Soresina.

Anzi, spesso le “Belle” distruggono proprio le squadre che arrivano troppo innamorate della partita precedente.

Ecco perché uno degli uomini chiave della serata potrebbe diventare ancora il capitano Andrea Colli. Non soltanto per i punti segnati, ma per la sua capacità di reggere emotivamente il peso dei momenti più tesi. Baiardo probabilmente proverà a costruire su di lui una staffetta difensiva continua, alternando fisicità e centimetri per impedirgli di controllare emotivamente il ritmo della Dinamo.

Dall’altra parte servirà molto di più anche ai leader offensivi biancoblù.

Dominik Samija e Marcello Piccoli dovranno attaccare con maggiore continuità la zona friulana, ma soprattutto ritrovare subito fiducia dal perimetro. Se la Mazzoleni segnerà con continuità da tre nei primi due quarti, costringerà inevitabilmente Gorizia ad aprire l’area, liberando spazi preziosi per le penetrazioni e il gioco interno.

QUANDO GLI SCHEMI FINISCONO E RESTA SOLO IL FIATO

Poi arriverà il momento in cui le lavagnette smetteranno di contare.

Succede sempre nelle Gare 3. Negli ultimi cinque minuti i playoff cancellano gli schemi e trasformano tutto in resistenza fisica e mentale. I possessi diventano sporchi, i tiri pesano il doppio e ogni pallone vagante sembra decidere una stagione intera.

È lì che si vedrà chi sarà disposto a correre un metro in più.

Perché mercoledì sera il Palastadio non ospiterà soltanto una partita di basket. Ospiterà quarantadue minuti – o forse qualcuno in più – in cui due squadre proveranno disperatamente a ritardare i titoli di coda della propria stagione.

E nella notte più pesante dell’anno non ci sarà spazio per i rimpianti. Sul foglio bianco della “Bella” rimarrà scritto soltanto il nome di chi avrà avuto il coraggio di dimenticare tutto il resto.

A proposito di Cristian La Rosa

Cristian La Rosa. Classe ’76, ama il calcio e lo sport in generale. Segue con passione il calcio internazionale e ha collaborato con alcuni web magazine. È il fondatore, ideatore ed editore.