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Approfondimento: Il Caso Icardi e le possibili soluzioni

Il “caso Icardi”, da molti considerato il fattore scatenante, la fonte di ogni confusione, nello spogliatoio e fuori, è in realtà l’inevitabile prodotto di quella che in molti chiamano “la balcanizzazione dell’Inter”.

«Un processo – spiega una fonte interna alla società – ormai in stato avanzato e irreversibile». Lo scenario, secondo la fonte, è quello di un club in balia di un gruppo di dirigenti per troppo tempo privo di una guida univoca, una scacchiera in cui ogni pezzo, per mesi, si è mosso seguendo «una propria agenda non necessariamente coincidente con gli interessi della società».

Lo scambio con Dybala

Una buona ricostruzione di quanto sta accadendo non può che partire da questa estate. Da quando i vertici nerazzurri proposero Icardi ai club di mezza Europa, Juventus compresa (il primo abbozzo di trattativa prevedeva uno scambio con Higuain più soldi).

Non si fece: Icardi non era d’accordo, e la Juve era già nel bel mezzo della trattativa Ronaldo. Il capitano rimase all’Inter, con il club costretto a discutere del rinnovo del contratto. Dopo un discreto avvio di stagione, esplosero due casi imprevisti, in casa nerazzurra.

Il primo fu quello di Radja Nainggolan. L’ex della Roma, fortemente voluto da Spalletti, dopo una serie di prestazioni al di sotto delle attese, dichiarò di voler rientrare nella Capitale, e cominciò a presentarsi in ritardo agli allenamenti e a mostrare un profilo professionale non proprio all’altezza.

Tanto che Spalletti stesso lo richiamò all’ordine. L’incidente rientrò rapidamente, dopo una multa da 100mila euro. Il secondo caso fu quello di Ivan Perisic. Il croato chiese alla società di essere ceduto. Anche in questo caso la crisi rientrò, non prima però che il giocatore fosse riuscito a porre al club un insolito aut aut: «O me o Icardi», disse confermando quanto tutti sapevano e cioè che i rapporti tra di loro erano pessimi. Quale sia stata la risposta del club all’ultimatum non è noto.

È noto però che Perisic sia poi rimasto a Milano e che il direttore sportivo Piero Ausilio abbia chiamato il suo collega juventino Fabio Paratici per intavolare una trattativa clamorosa, e tuttora in corso, per uno scambio alla pari con Paulo Dybala. Andasse in porto, le plusvalenze per entrambi i club sarebbero da capogiro.

Il caso Wanda

Rientrati i casi Nainggolan e Perisic, l’Inter entra così nel vivo della trattativa per il rinnovo del contratto di Icardi. Il 9 febbraio, dopo aver vinto a Parma, Spalletti sembra fare un assist al suo capitano, chiedendo alla società di chiudere la questione. Due giorni dopo però, Wanda Nara, moglie e agente di Icardi, ospite fissa della trasmissione Mediaset Tiki Taka e addicted alla comunicazione social, probabilmente nel tentativo di “stanare” il club si lascia andare a una serie di dichiarazioni a dir poco infelici.

La più controproducente di tutte è quella che coinvolge lo spogliatoio: «Se mi date da scegliere tra il rinnovo e l’arrivo di uno che gli mette 5 palloni buoni, forse preferisco che Mauro abbia un aiuto in più». Il 14 febbraio, con un blitz che ancora oggi sa di autogol, la società decide di togliere la fascia a Icardi e di darla al portiere Handanovic.

Spalletti e le bande

Icardi vive la decisione come un’onta. Chiede spiegazioni alla società. «Una scelta di Spalletti», è la risposta. Il tecnico lascia capire che glielo ha chiesto lo spogliatoio dopo le parole di Wanda Nara, ma da dentro lo spogliatoio arrivano solo smentite. «Non glielo ha chiesto nessuno di noi – rivela a Repubblica una fonte interna -.

Lo spogliatoio è diviso in tre bande: italiani, sudamericani e slavi. I rapporti di Mauro sono buoni con tutti ad eccezione di Perisic, Brozovic e Handanovic. Lo stesso non si può dire di Spalletti».

A fare qualche domanda, si scopre così che da tempo i rapporti tra i calciatori e il tecnico sono al lumicino ed emerge, in particolare, il racconto di un duro faccia a faccia avvenuto, qualche settimana prima della revoca della fascia, tra l’allenatore e il capitano. «Icardi era infastidito dai toni che stava usando Spalletti nel criticare i compagni e gli chiese di moderarli.

Anche perché venivamo da una vittoria e non c’era motivo di essere così isterici. La reazione fu violentissima». La sensazione di aver subito un’ingiustizia, per Icardi, è fortissima. L’ego argentino del capitano è ammaccato. Manda messaggi alla società ricordando di avere il “record” del 97,5% di allenamenti svolti puntualmente, a dimostrazione della sua professionalità, ma non serve a nulla. Spalletti è irremovibile.

La situazione in casa inter e l’intervento di Marotta

Il ds Piero Ausilio, da sempre molto legato al “clan” degli slavi, è stato depotenziato dall’arrivo di Marotta, si sente minacciato, e da tempo sta cercando un’altra squadra. Sulla sua immagine pesa, ad esempio, la cessione di Zaniolo alla Roma.

Fosse per lui la soluzione migliore sarebbe lo scambio Icardi-Dybala e tutto sommato la crisi presso i tifosi che sta attraversando il centravanti argentino potrebbe anche tornare utile. Ma non può ammetterlo. Marotta, dal canto suo, ha subito la decisione di Spalletti e adesso è diviso tra la paura di sembrare debole e la consapevolezza che il club è finito in un cul de sac: più passa il tempo e più il principale asset del club perde valore.

Icardi nel frattempo è salito sull’Aventino. «Non si sente importante, quindi si cura il ginocchio in attesa di una soluzione», spiega Wanda Nara che “per fare la pace” si è rivolta a una vecchia conoscenza del club nerazzurro, l’avvocato Paolo Nicoletti.

Il legale contatta subito Marotta e intavola una trattativa che però procede a rilento. L’ad cerca di coinvolgere direttamente il presidente Steven Zhang il quale, contrariamente a quanto messo in giro da alcuni manager nerazzurri, non lesina segnali di pace nei confronti di quello che considera «un asset strategico del club».

Icardi è quasi convinto. e comincia a considerare l’ipotesi di mettersi a disposizione anche senza la restituzione della fascia, solo per “amore di maglia”. Ma di tempo non ce n’è più.

L’ombra di Cambiasso

Mentre Nicoletti-Marotta-Zhang cercano di ricucire tra club e calciatore, i pessimi rapporti tra l’allenatore e il gruppo producono i loro effetti. Le due prestazioni con l’Eintracht sono più inquietanti dell’eliminazione stessa. La Coppa Italia è un ricordo amaro.

In campionato la classifica non fa ben sperare. Spalletti ha le ore contate e sul suo futuro, in attesa di lasciare il posto a luglio a Conte, favorito in una corsa alla successione che coinvolge anche Allegri e Mourinho, si allunga l’ombra di Esteban Cambiasso.

È a lui, totem del Triplete, che il club, in caso di sconfitta domani col Milan, affiderebbe le sorti della squadra. E anche quelle del caso Icardi.

About Valentina Mastrogiacomo

Vivo la mia vita 90 minuti a settimana, nelle mie vene scorre sangue nerazzurro.

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