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Da una Rossa fiammante a una Vecchia Signora? Maurizio Arrivabene

Quando un lavoratore dipendente viene esautorato dalla propria mansione, spesso viene reindirizzato verso altre occupazioni all’interno della stessa azienda. Nel caso di Maurizio Arrivabene, tale passaggio potrebbe avvenire da azienda ad azienda all’interno dello stesso gruppo.
Il tam tam mediatico di questa settimana, infatti, reputa imminente l’assunzione alla Juventus dell’ormai ex Team Principal della Ferrari.

La migrazione da Maranello a Torino costituirebbe un mutamento radicale di disciplina sportiva, rimanendo però nell’alveo della EXOR.

Cosa spingerebbe John Elkann e Andrea Agnelli a portare Arrivabene alla Juve?
In tanti se lo saranno chiesti leggendo questa notizia sui giornali. Soprattutto perché lui è finito sul metaforico banco degli imputati per le recenti delusioni ferrariste. Tanto che, per l’appunto, al suo posto ora c’è l’ingegner Mattia Binotto.

Partiamo da alcune considerazioni “su due piedi”.
Arrivabene è un fervente tifoso della Juve ed è persino un membro del consiglio d’amministrazione del club bianconero.
Oltretutto, Andrea Agnelli ai tempi della gavetta (dal 2001 al 2004) lavorò per lui alla Philip Morris.
Questi aspetti spiegano sicuramente il legame speciale tra i due. Ciò non può bastare tuttavia a giustificare l’eventuale impiego alla Vecchia Signora dell’ex direttore della Rossa.

La chiave per rispondere al nostro quesito in maniera convincente va piuttosto ricercata nel curriculum del manager bresciano e nel tipo di incarico che lo attenderebbe alla Juventus.

Maurizio Arrivabene – 62 anni a marzo – è un professionista affermato e apprezzato nel mondo del marketing. Come accennato sopra, ha trascorsi importanti presso la Philip Morris International: nel 2007 è divenuto vice-presidente di Marlboro Global Communication e nel 2011 è stato promosso a vice- consumers channel strategy and event manager.

Un intenditore di sigarette, potremmo banalizzare. Ma anche di motorsport. E non solo perché arrivò 6° alla Parigi-Dakar 1987.
Tra i suoi compiti alla Philip Morris, si occupava della partnership con la Ferrari: il colosso newyorkese del tabacco è uno storico sponsor della scuderia del cavallino rampante. Inoltre, nel 2010 è entrato nella F1 Commission come rappresentante di tutte le aziende che sponsorizzano scuderie in Formula 1.

Stiamo dunque parlando di un uomo perfettamente tagliato per valorizzare l’immagine di un brand ad alti livelli, specializzato nei rapporti con la F1. Tutto questo ha spinto Sergio Marchionne, appena insediatosi alla guida della Ferrari nell’autunno 2014, a scommettere su di lui per dirigere il team in pista. Una scelta che si sarebbe rivelata un azzardo: quello di Team Principal è un ruolo molto più tecnico che manageriale in senso stretto. Ha a che fare con la gestione del paddock e con la strategia prima e durante la gara; non col marketing. Le competenze richieste sono diverse rispetto a quelle in cui Arrivabene ha sempre dimostrato di eccellere.

Il risultato è cosa nota: Mercedes perennemente una spanna sopra la Rossa, anche con vetture teoricamente alla pari. Per colpa anche della mancanza di freddezza di Sebastian Vettel in certi momenti topici, è vero; ma in parte per una certa ingenuità tattica dai box, come ad esempio la tendenza ad anticipare troppo i pit-stop. In questi casi, sostituire il capo del team è una scelta più che comprensibile.

Un insuccesso da direttore sportivo però non cancella di una virgola i meriti e il valore di un’intera carriera precedente. E qui giungiamo al possibile futuro juventino di Arrivabene.

Superficialmente, qualcuno ha paventato l’ipotesi che l’ex ferrarista potesse occupare la posizione di amministratore delegato lasciata vacante da Beppe Marotta. Questa scelta effettivamente desterebbe perplessità: mutatis mutandis, si tratterebbe di un’altra posizione prettamente sportiva, più che di marketing. Sarebbe la reiterazione di un errore.

No, per lui il tandem Elkann-Agnelli sembra pensare a tutt’altro. Qualcosa in linea con le sue acclarate qualità. Alcuni rumors lo vorrebbero responsabile dello sviluppo del marchio CR7, una figura resasi necessaria visto l’enorme potenza di Cristiano Ronaldo come “personaggio azienda”.
La verità si saprà probabilmente la prossima settimana, dopo che gli amici Andrea e Maurizio – secondo diverse testate giornalistiche – si saranno incontrati per intrecciare nuovamente i loro destini professionali e ribaltare le gerarchie d’inizio anni Duemila: colui che all’epoca era il superiore in Philip Morris, alla Juve diventerà il sottoposto, e viceversa.
Un ciclo di vita, umana e dirigenziale, che potrebbe realizzarsi compiutamente.

Per rispondere in sintesi alla nostra domanda iniziale: Arrivabene in Ferrari era la persona giusta messa nel posto sbagliato; nella Juventus verrebbe collocato nel posto giusto.

About Nicolò Vallone

Nato 26 anni fa in Florida, ma italianissimo: una prima infanzia a Palermo, una vita a Milano, una passione per il racconto sportivo scoccata alle Scuole Medie, un 'pezzo di carta' in Lettere e uno in Comunicazione. Pubblicista dal 2015, con un paio di amici ha lanciato il progetto di storytelling su web Sportellers, e ha abbracciato La Notizia Sportiva mosso dalla voglia di viaggiare tra storie ed emozioni. Il suo re: Roger Federer. Il suo dio: Federico Buffa.

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