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Liverpool
Il Liverpool, vincitore della Premier League 2019/2020. (foto: salfordcitynews.co.uk)

Arrivederci Premier League: le pagelle della stagione inglese

Finisce la Premier League: in Champions va lo United, insieme al Chelsea. Fuori il Leicester. Retrocedono Norwich, Bournemouth e Watford

Trecentocinquantatre giorni. Da Liverpool-Norwich 4-1 del 9 agosto 2019, all’ultima giornata di oggi, 26 luglio 2020, in pratica un anno di partite. Nessuno avrebbe mai immaginato un campionato così lungo, così come tutto ciò che ci è capitato negli ultimi mesi, con l’emergenza sanitaria peraltro non ancora scongiurata. La Premier League va in vacanza, ma nemmeno tanto poi: il 12 settembre, data ufficiale, partirà la stagione 2020-21.

Detto e ridetto del Liverpool che ha riportato il titolo inglese ad Anfield dopo trent’anni di attesa, dopo il verdetto che ha scagionato il Manchester City dalla squalifica europea, le prime quattro effettive sono quelle che andranno in Champions League. Oltre alle duellanti per il titolo (per la verità Guardiola ha dovuto rinunciare presto al terzo titolo di fila del City), ce l’hanno fatta il Chelsea e il Manchester United.

Per i primi, e per l’Arsenal, la stagione non è ancora finita: sabato prossimo giocheranno a Wembley la finale di FA Cup. In caso di vittoria dei blues, il Wolverhampton va in Europa League senza preliminari, mentre in caso di vittoria dei gunners, gli wolves dovranno scendere di nuovo in campo molto presto, come lo scorso anno. La squadra di Solskjaer invece ha espugnato Leicester in una vera e propria finale, relegando anche le volpi alla seconda competizione europea. Tempo di bilanci, tempo di voti. Ecco chi ha fatto benissimo, così così, e male, in questa travagliata annata calcistica. Che speriamo possa tornare ad avere la preziosa cornice del pubblico l’anno prossimo.

LIVERPOOL 10 – Il voto della perfezione. Anche nell’eliminazione dalla Champions League per mano dell’Atletico Madrid, i reds avevano dominato praticamente per 99 minuti. Una squadra totale, travolgente e inebriante. La corona che sovrasta il trofeo della Premier League, è una metafora: mancava solo questo trofeo per mettere la ciliegina su una torta strepitosa. Novantanove punti, miglior difesa con 33 reti subite, 32 vittorie su 38 incontri e Anfield inespugnabile per chiunque. E un futuro dove non si riesce a capire cosa l’armata di Klopp possa fare di più.

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SHEFFIELD U. 8 – Chris Wilder è in corsa per divenire “manager of the year”. Difficile vinca, con un certo Jurgen che si è preso tutta la gloria. Ma la squadra rivelazione di questa Premier, sono senz’altro le “blades”. Squadra schierata con un 3-5-2 che ha messo in difficoltà quasi tutti, con una difesa arcigna ma tutt’altro che un catenaccio: Stevens e Baldock che corrono sulle fasce, un fortino, Bramall Lane, che ricorda ancora l’ultimo anelito di stadio all’inglese di un tempo, dove persino il Liverpool, non fosse per l’erroraccio del portiere Henderson, aveva faticato lo scorso settembre. E le reti, tutte distribuite: 6 gol per Mousset e McBurnie, cinque per Fleck e Lundstram, e così via. Una cooperativa che ha sfiorato l’Europa, mancata per il calo post-virus. Ma non è un demerito. Un piccolo dettaglio: era una delle neopromosse dalla Championship.

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MANCHESTER CITY 7.5 – Con una rosa così lunga, partiva certamente coi favori del pronostico, anche per due titoli consecutivi già in tasca. Ma si è dovuto arrendere a uno strapotere rosso che premeva già da un paio d’anni. Giusto così: sono state le due squadre più belle. Mezzo voto in meno dello Sheffield non significa nulla: il City ha fatto ugualmente una grande stagione, segnando ben 102 reti totali e con un cammino europeo ancora da scrivere, il vero obbiettivo della squadra di Guardiola, che dopo Barcellona non ha più alzato la Champions League. Con 20 assist (e un altro gol da cineteca, oggi, contro il Norwich) De Bruyne è il re dell’ultimo passaggio. Saluta invece David Silva, dopo dieci anni di magie e quattro titoli.

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CHELSEA 7 – L’opera di rinnovamento post Europa League, prosegue. L’obbiettivo era rientrare in Champions League, ed è stato centrato. Squadra frizzante quella di Lampard: Mason Mount e Abraham hanno ovviato alla perdita di Hazard, che da solo faceva molto di più di tanti altri. Arriveranno Zychech e Werner, ma il vero tallone d’achille è la difesa: Zouma, Christensen e Rudiger non sono sufficienti (e lo hanno dimostrato) per poter dormire sonni tranquilli. Dopo lo stop sul mercato del recente passato, i blues dovranno investire anche nelle retrovie. E allora, magari, potrebbero anche dire la loro per il titolo.

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TOTTENHAM 6 – Il 1 giugno 2019 è finito tutto. E’ terminato un ciclo e un percorso fantastico, quello di Pochettino, ancora acclamato dal popolo di White Hart Lane. Ci voleva Mourinho per tirare su il club che dodici mesi fa si era giocato la Coppa dei Campioni per la prima volta nella sua storia, e quest’anno rischiava a un certo punto di arrivare a metà classifica. L’Europa League è stata acciuffata e ora la squadra potrà partire davvero da zero e tornare a far divertire.

LEICESTER 5,5 – Il voto è la media tra il 7 della prima parte di stagione, e il 4 della seconda. Il primo gennaio del 2020, le “foxes” avevano 14 punti di vantaggio sul Manchester United. Il virus ha eroso le possibilità di Champions League del club, ma non solo. Il calo del Leicester è desolante, con 9 punti nelle ultime 9 partite. Ma probabilmente era già iniziato prima dello stop per l’emergenza sanitaria. Peccato: a un certo punto del campionato il club vedeva il secondo posto. Sarà comunque Europa League. Occhio a Maddison: uno dei più bravi talenti messi in mostra quest’anno dalla Premier.

ASTON VILLA 5 – Si sono salvati i Villans, ed è meglio così: con tutte le grandi e il Leeds, la Premier League l’anno prossimo profumerà ancor più di storia e tradizione, cose che il club di Birmingham incarna alla perfezione. Ma, accipicchia, che sofferenza: la stagione è insufficiente solo per i 140 milioni circa spesi sul mercato e che dovevano far mirare a ben altri obbiettivi, non certo alla salvezza all’ultimo turno. Un nome su tutti, ovviamente: Grielish. Talento, forse non ancora da top club, ma straordinario trascinatore che ha fatto tutto o quasi. Il Villa gli deve molto. E ora dovrà spendere con più oculatezza, se vorrà un campionato venturo più tranquillo.

LE ALTRE – Menzione d’obbligo per Ings, che si arrende a Vardy nella corsa al miglior marcatore, con 21 gol contro i 23 di Jamie. Straordinario, però. L’Everton di Ancelotti dovrà rendere conto alle prossime stagioni, essendo un progetto a lungo termine. Ma dalla parte blu di Liverpool, dopo i travagli di questa annata e la città dipinta solo di rosso, vogliono di più. Il Norwich retrocede male dopo aver messo in mostra il finlandese Pukki a inizio stagione e vincendo 3-2 nientemeno che col City: fumo negli occhi. Senza alcun rinforzo (un paio di milioni spesi complessivamente nelle due sessioni di mercato) era quasi impossibile farcela. E l’Arsenal? Naufragato il progetto Emery, merito di Arteta aver tenuto su la baracca. Ma, santiddio, all’Emirates facciano attenzione a quel pericolo pubblico di nome David Luiz, più danni che altro. Buona (breve) estate. Il 12 settembre, Premier will be back.

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