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Atalanta, che cosa vuoi diventare da grande?

A poche ore dalla chiusura del doloroso epilogo europeo, l’Atalanta, adesso, si trova necessariamente costretta a dover fare i conti con se stessa.

Conti che, risultati alla mano, non possono che sorridere. Tra mille limitazioni del caso e qualche svista arbitrale all’andata, perché bisogna dare a Cesare quel che è di Cesare, l’Atalanta è stata buttata fuori da uno degli organici migliori della competizione: il Real Madrid. Tenendo degnamente testa.

Anche ieri, non è passato inosservato l’atteggiamento propositivo e aggressivo dei bergamaschi che, uomo suo uomo, hanno provato a ribaltare una situazione difficile, ma oggettivamente non impossibile. I sogni di gloria, però, si sono infranti proprio in questa ricercatezza del duello, di giocare uomo su uomo contro la squadra che, grazie al lavoro dei singoli, ha portato a casa 3 Champions League consecutive negli ultimi 5 anni.

I bergamaschi hanno dimostrato ancora una volta, qualora ce ne fosse stato bisogno, di essere tatticamente e mentalmente l’unica squadra italiana pronta a tener degnamente botta al calcio europeo.

La solidità della società è, ormai, un dato di fatto. La proprietà continua a lavorare investendo sul futuro attraverso i giovani, ampliando e amplificando costantemente il raggio d’azione del reparto embrionale del club, ovvero il settore giovanile. Il tecnico, a cui si possono recriminare numerosi e numerosi e numerosi limiti umani e caratteriali, ha però il grande merito di aver elevato una squadra su livelli inconcepibili a priori. Formare e plasmare giocatori su giocatori in un unico involucro di pensiero, dentro al quale vi sono le migliori nozioni del calcio moderno, è certamente quanto di più rivoluzionario, fermandoci ad una dimensione prettamente nazionalistica, questo tecnico potesse fare.

Bisogna, dopo diversi anni di tutto ciò, non guardare più all’Atalanta come ad una sorpresa. L’Atalanta è una realtà, una big del calcio italiano, diventata tale grazie alla coralità delle parti. Poi, però, bisogna fare i conti con i dati oggettivi, quelli su cui non sono ammessi pareri o punti di vista: i risultati.

Ecco quelli degli ultime 5 anni:

  • 2015-2016 – 13ª in Serie A
Quarto turno di Coppa Italia.
  • 2016-2017 – 4ª in Serie A.
Ottavi di finale di Coppa Italia.
  • 2017-2018 – 7ª in Serie A.
Semifinali di Coppa Italia.
Sedicesimi di finale di Europa League.
  • 2018-2019 – 3ª in Serie A.
Finale di Coppa Italia.
Play-off di Europa League.
  • 2019-2020 – 3ª in Serie A.
Ottavi di finale di Coppa Italia.
Quarti di finale di Champions League.

Premettendo che i risultati ottenuti in questa fascia sono straordinari, a maggior ragione per un club partito dal basso, è evidente come alzandosi il livello nelle varie competizioni, questa squadra fatichi a conseguire i risultati. Con ciò non s’intende il fatto che venga surclassata dagli avversari, poiché ciò non avviene ed anzi, le buone prestazioni fornite sono sempre tante. Proprio in virtù delle costanti buone prestazioni, ciò che manca spesso sono i risultati finali. Vedere questa squadra giocarsela alla pari di Juventus, Inter, PSG, Liverpool, Real Madrid, ma non riuscire ad ottenere risultati, talvolta anche meritati, induce a pensare che il gap da colmare, adesso, sia solo quello individualistico. La funzionalità e l’armoniosità del gruppo, probabilmente, non hanno eguali. La scelta dei singoli però, chiamati a continuare o a concludere quella tela a cui, uomo dopo uomo, ognuno ha dato il proprio contributo, spesso si rivela sbagliata.

Tatticamente la partita di ieri sera è stata impostata come bisognava fare. Nel confronto uomo contro uomo, però, i merengues si sono dimostrati superiori sotto ogni punto di vista. Per questo, giunti a questo punto, la proprietà è necessariamente chiamata a rispondere ad una domanda: Che cosa vuole fare l’Atalanta da grande?

La società è solida, il tecnico è pronto, l’impostazione e la predisposizione dell’organico a fare il salto di qualità ci sono, adesso manca una cosa. Mancano i campioni.

Le ipotesi al vaglio, per rispondere alla domanda, sono due: continuare su questa nobilissima strada, valorizzare giovani e creare profitto, e dunque vivacchiare in tutte le competizioni, senza però arrivare mai fino in fondo; oppure pensare di allargare e ampliare la veduta e, all’ottimo lavoro di crescita attuato, si iniziano ad affiancare investimenti degni del gioco e del potenziale che questa squadra ha.

Solo intraprendendo questa seconda strada, il club potrà finalmente elevarsi al livello massimo.

 

 

A cura di Oriolo Demetrio.

About Demetrio Oriolo

Oriolo Demetrio nasce in Calabria, durante l'inverno del 1999. Durante il suo percorso di formazione classica, sviluppa l'interesse per il giornalismo. Addentratosi nel mondo dell'informazione nel 2016, prendendo parte ad alcuni progetti di medio-basso livello, continua il suo percorso di formazione e di crescita lavorando per prestigiosi progetti come Il Calcio Calabrese e Calciomercato Report. E' uno dei fondatori del blog Carpe Ideam e, all'attivo, vanta la collaborazione con La Notizia Sportiva e Pianeta Serie B.

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