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“Ayrton Magico”: a Imola una mostra dedicata al mito di Senna

Cimeli, video e storie del campione brasiliano scomparso il 1° maggio 1994 durante il Gran Premio di San Marino. In mostra sino al 30 novembre

 

di Stefano Ravaglia

 

All’entrata, è tutto così scuro e tetro. Poi, quando ti siedi nelle poltroncine dinnanzi a quattro grandi maxischermi e ti infili le cuffie, tutto prende colore. Spumante spruzzato dal podio, acqua spruzzata in pista da bolidi che vanno a trecento all’ora, parole, luci e momenti. E’ l’introduzione alla storia di un mito, diventato tale alle 14.17 del primo maggio 1994, perché alla curva del Tamburello, durante il venticinquesimo Gran Premio di San Marino, lì si è fermata la sua vita e la sua storia ed è iniziata la leggenda. Quella vita, le corse, che per lui era tutto, strappata nel modo più crudele possibile a 34 anni da poco compiuti, dopo tre titoli mondiali, 65 pole-position e una esistenza vissuta nel nome della velocità, più di una passione, ma l’essenza di ogni suo giorno. Quei maxi-schermi proiettano di continuo un orario: 14.16 e 59 secondi. La linea di confine.

Ayrton Senna Da Silva non è mai stato dimenticato dalla Formula Uno e dallo sport mondiale. A San Paolo, dove riposa al cimitero Morumbi, il pellegrinaggio verso le sue spoglie è sempre continuo. Il ponte di lacrime che unì la città brasiliana a Imola risuona ancora nell’aria. Ma per suggellare ulteriormente dieci anni straordinari, un periodo relativamente breve ma dove Senna pare abbia vissuto cinque vite, dal 10 aprile al 30 novembre c’è la mostra “Ayrton magico – L’anima oltre i limiti”, sotto alla tribuna principale del circuito dove il pilota se ne andò venticinque anni fa. Curata da Matteo Brusa e Paolo Alongi, il percorso riproduce immagini originali dell’archivio Rai delle sue imprese più importanti, come la prima vittoria in Portogallo nel 1985 con la Lotus e la danza sotto la pioggia nel 1993 a Donington, dove mise insieme cinque sorpassi in un solo giro, al Gran Premio d’Europa: in 24 Gran Premi disputati sul bagnato, dal 1984 al 1994, Senna ne ha vinti 14.

E proprio la Lotus è, insieme alla Williams ’94, la sua ultima monoposto, una delle due macchine in mostra nei grandi atri del sito. I tavoli multimediali permettono al visitatore di esplorare i dati di ogni singola macchina e le imprese più importanti del campione brasiliano, mentre nelle teche di vetro sono contenute reliquie prestigiose: tre versioni del suo famoso casco giallo, che riprendeva i motivi della bandiera brasiliana, datate 1991, ’92 e ’93, utilizzate nei GP del Sudafrica e del Brasile, autografati anche da Senna. Le due tute, quella rossa della McLaren e la blu della Williams, ma soprattutto il suo Kart. Quello che ottenne a 4 anni e con il quale, pur vincendo diversi titoli, non riuscì mai ad arrivare al titolo Mondiale. “Arrivò secondo tra le lacrime”, recita una effige della mostra, a testimonianza di quanto il ragazzino avesse una ambizione fuori dal comune. E per diventare il mago della pioggia, come quel giorno a Donington, ci saliva sopra fino a sera tardi, ogni volta che pioveva: tornava a casa inzuppato ma finalmente capace di domare le condizioni climatiche critiche.

Imola che gli ha tolto la vita, ma anche Imola che Senna amava molto. Amava il circuito, dove per sei anni consecutivi partì dalla pole, amava i dintorni, la Dozza, e la cucina. Pasta, verdura, unite alla grande attenzione all’attività fisica che per un pilota reputava fondamentale. L’Emilia-Romagna gli dava qualcosa di speciale. L’ultima notte la passò a Castel San Pietro, all’Hotel Castello, suite 200, e oggi, da una ventina d’anni, una ignota signora francese prenota la sua stanza dal 30 aprile al 2 maggio. Ayrton è stato capace anche di far succedere questo.

 

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