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Baroni, vescovi, risse e “grande freddo”: è Virtus-Fortitudo

Basket, torna dopo dieci anni il derby di Bologna in serie A. Un nuovo palazzetto temporaneo e polemiche sui biglietti per un evento attesissimo. La storia di una supersfida

di Stefano Ravaglia

Tortellino indigesto? Per qualcuno, certamente. Nello sport senza pareggio, a tarda serata, dopo un lauto pranzo natalizio, una pennichella sul divano e la sciarpa tirata fuori dai cassetti, una delle due avrà il Natale rovinato.

Il calendario della pallacanestro non poteva essere più bizzarro di così: dopo giorni e giorni di tam-tam mediatico e schermaglie sui social (di una tristezza infinita, se permesso), si gioca. E data la concomitanza festiva, pure il vescovo di Bologna, il cardinal Zuppi, ha piazzato la stoccata sulla “importanza del riposo che è una esigenza per la persona”.

Tradotto: a Natale non si dovrebbe giocare. E invece alla Virtus Arena, zona Fiera, palazzo temporaneo all’interno di uno dei padiglioni che le V nere utilizzeranno sino a fine anno prima di tornare a dividere il PalaDozza coi rivali, si accendono i riflettori sull’ennesimo capitolo di Virtus-Fortitudo, l’arciderby di basket, l’Old Firm, per utilizzare un paragone calcistico con Rangers-Celtic, di Bologna, tornata “basket city” come ai tempi di Myers, Danilovic, Messina, Wilkins e tanti trofei piovuti sotto le due torri.

Quindici dicembre millenovecentosessantasei: questa la data d’inizio della saga, con un 73 a 66 per la Virtus, in casa dei rivali. Che fino al 1998 non avevano proprio vinto nulla: la Coppa Italia di quell’anno, vinta nella serie contro Treviso, fu il primo trofeo della storia dell’Aquila, che ha sempre vissuto all’ombra dei bianconeri, che in bacheca sfoderano quindici scudetti, due Euroleghe, otto coppe Italia e una Supercoppa Italiana.

Le V nere sono davanti anche per derby vinti: 59 a 43. Davide contro Golia, i vincenti contro i perdenti, la squadra lusso di Bologna contro gli “sfigati”. Sarà, ma le differenze di classe oggi sono un po’ passate in secondo piano e questo match di sicuro non risente della differenza storica nel prestigio. Non sappiamo quanto freddo farà fuori, di certo lo ha fatto anche dentro ai palazzetti in questo lungo romanzo baskettaro: per tre volte le cronache hanno parlato di “grande freddo”, ossia divari di punteggio considerevoli.

Stagione 1988-1989: finisce 102 a 70 per la “Effe” sponsorizzata Arimo, contro la Knorr. Poi però, rivincite con gli interessi: nel 1993 in Coppa Italia addirittura un +41 con il 101-60 finale per la Virtus. Sette anni dopo, nel 2000, scarto record per un derby di campionato: 99 a 62, trentasette punti ancora per i bianconeri. Sette giorni fa, il pubblico fortitudino ha ricordato il “barone”, Gary Schull, simbolo del club a cavallo tra i Sessanta e i Settanta, e che il 18 dicembre avrebbe compiuto 75 anni. Sopra alla curva occupata dal tifo caldo dei biancoblu, al PalaDozza, pende una canotta bianca col suo nome, ai tempi il club era sponsorizzato Eldorado.

E qui ci agganciamo per ricordare l’eldorado vero della Bologna fanatica di basket: l’imprenditore Seragnoli rileva il club a inizio anni Novanta, e dopo una salvezza in extremis ottenuta in una famosa partita a Reggio Emilia, la Fortitudo decolla. Arrivano pezzi da novanta quali Wilkins, Myers e Fucka, e dieci finali scudetto in undici anni.

Dal 1996 al 2006 l’Aquila arriva sempre in fondo (eccezion fatta per il 1999) ma vince “solo” due titoli, nel 2000 e nel 2005, sulla sirena, con il leggendario tiro da tre di Douglas a Milano. E naturalmente, si passa anche dai derby: in Eurolega nel 1999, semifinale, gode la Virtus. Si gioca in partita secca a Monaco, con duemila virtussini e quattromila fortitudini al seguito. Sasha Danilovic raccoglie un fumogeno piovuto dal settore nemico, e lo alza al cielo: foto appesa nelle camerette di molti tifosi delle V nere. Che un anno prima avevano beffato ancora i rivali con un’altra leggendaria opera d’arte del serbo e il suo “tiro da quattro” a 26 secondi dalla fine che porta ai supplementari, vinti in scioltezza dai bianconeri che fanno loro lo scudetto.

Ecco la Fortitudo: sofferenza, poche gioie ma acute e dolori, tanti, quasi sempre sul filo della sirena. E fatevi un giro su Youtube per rivedervi la rissa, sempre in Eurolega ma nei quarti di finale del 1998, che coinvolse tutte e due le squadre quasi per intero: a forza di espulsi, finì cinque contro tre. Per la Virtus, fuori Abbio e Savic, che poterono essere sostituiti, per la Fortitudo rosso a Myers (protagonista clou insieme al solito Danilovic) e Fucka ma anche tutta la panchina. Ma nel 2001 un episodio da incorniciare: all’ennesimo derby di finale scudetto (non c’è storia, 3-0 per la Virtus nella serie), Carlton, al quinto fallo, esce da gara-3 e dalla carriera in biancoblu applaudito da tutto il palazzetto virtussino. Chapeau.

Una partita sul campo, l’altra sugli spalti. Nella temporanea “Virtus Segafredo Arena” che il club ha messo in piedi a inizio stagione e che utilizza da novembre, dove si giocherà tra quattro anche un’altra prestigiosa sfida contro l’Olimpia Milano, il club ha emesso dei mini abbonamenti per tutte le partite da disputarsi qui, oltre ai biglietti in vendita libera che stranamente non sono andati esauriti in un giorno. Ciò ha permesso a molti fortitudini, non destinati al settore ospiti, di acquistare il tagliando nei settori di casa, creando dunque un misto che, a vendita già avvenuta, ha costretto Virtus e Questura a erigere un settore unico per tutti i tifosi biancoblu.

Pegno? Andare a Casa Fortitudo, la sede del club, per farsi “cambiare” il tagliando di acquisto, in pomeriggi lavorativi, tra l’altro. Polemiche che si sono aggiunte anche al costo intrinseco dei biglietti: per un tagliando di tribuna Est, 7 euro di prevendita. Anche qui duello a colpi di comunicati tra la Fossa dei Leoni, che nel 2020 festeggerà i 50 anni, e i Boys della Virtus, i gruppi trainanti delle due sfidanti. Eppure ci sarà il tutto esaurito, con i padroni di casa che avranno ovviamente i favori del pronostico e metteranno ancora in vetrina Milos Teodosic, la stella arrivata in estate dal CSKA Mosca che non ama le interviste, professa la nazionalità serba come la migliore dei balcani e sta facendo faville in bianconero. Dall’altra parte, l’ex Aradori, scaricato dal club di cui era capitano alla fine della stagione scorsa che maschera abilmente il suo desiderio di rivincita.

E come sempre, in prima fila, anche i vip: l’ex portiere Pagliuca tra le file virtussine, costantemente presente a palazzo, Bazzani per la Fortitudo (tifosi dell’Aquila anche Cesare Cremonini e l’ex arbitro Collina), sempre seduto nel partérre. Da thriller anche l’ultimo derby in massima serie, esclusi come detto quelli della stagione 2016-17: il 29 marzo 2009 la Virtus allenata da Boniciolli vince a due secondi dalla sirena con una tripla di Vukcevic.  L’allenatore poi mancherà la serie A sull’altra sponda perdendo la finale con Brescia nel 2016 e la semifinale nel 2017.

Ce l’ha fatta Antimo Martino, quattro anni a Ravenna prima di riportare a far volare l’Aquila nel posto che le spetta e farla arrivare a un appuntamento lungo dieci anni. Enrico Schiavina nel 2016 ha reso questo lungo romanzo cestistico un libro vero e proprio, con un titolo eloquente: “Cugini mai”. Con l’alto rischio che molti parenti, dopo un Natale sereno, abbiano un Santo Stefano da separati in casa.

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