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Billy Meredith: il minatore dei due Manchester

Stanley Matthews è il più anziano giocatore ad aver calcato i campi di calcio. Chi è il secondo? Colui che divenne una stella dello United e proveniva dal City. Si ritirò a 49 anni e 245 giorni

di Stefano Ravaglia

Chirk, cinquemila anime, al confine con l’Inghilterra. Lì finisce il Galles e comincia la terra di San Giorgio, e Billy Meredith, che viene da là, quel confine lo ha passato. Venuto al mondo nel 1874, mentre in una parrocchia metodista di Birmingham alcuni membri fondavano l’Aston Villa e solo da un paio d’anni era nata la FA Cup, a 12 anni è già conduttore di pony da miniera per la Black Park Colliery.

Il football era il passatempo preferito di tutti i minatori e in Galles le squadre spopolavano. L’interesse per il calcio montò sempre di più in Billy che inizio a giocare nella rappresentativa locale per un paio d’anni, in un periodo fortunato per il club che vinse per cinque volte la Coppa nazionale tra il 1887 e il 1894. Nello stesso anno di nascita del nostro, vedeva la luce anche il Northwich Victoria, club che richiama colori e maglia a strisce orizzontali del Celtic e che è ribattezzato così in onore della Regina Vittoria, sul trono britannico dal 1837 al 1901.

Corporatura esile, zigomi pronunciati, Meredith raccoglie in quel periodo il gradimento di alcuni osservatori del Manchester City, che lo reputano però troppo esile per sfondare, salvo poi convincersi. La madre di Billy è contraria: “E’ facile per voi venire a rubare i nostri ragazzi quaggiù… non ce li porterete via. Sono sani, stanno bene e conducono una vita felice, utilizzando il calcio come passatempo”.

Dovrà arrendersi: la guizzante ala, mago del dribbling, farà il suo esordio in maglia celeste in un pirotecnico 5-4 con il Newcastle. Nel 1904 poi il punto più alto: al vecchio “Crystal Palace”, il campo di gioco dove si è tenuta la finale di FA Cup dal 1896 al 1914, il Manchester City piega il Bolton 1-0 e vince per la prima volta il trofeo più vecchio della storia del calcio, che Meredith, ormai adorato dalla folla azzurra, alza da capitano.

Poi però, il fattaccio: per 10 sterline, cifra che il giocatore avrebbe allungato a un collega dell’Aston Villa per permettere di truccare l’incontro decisivo per la conquista del titolo di quel 1904, viene squalificato un anno e mezzo dai campi.

Quando rientra, nel 1906, cambia sponda e va al Manchester United. Personaggio ante-litteram Meredith: in quei primi del Novecento si prende anche a cuore i diritti dei calciatori dell’epoca, pretendendo trattamenti meno restrittivi sugli stipendi e più libertà di trasferimento ad altre squadre. L’attuale sindacato calciatori, il Professional Footballer’s Association” è in qualche modo figlio del suo “Players Union” creato nel febbraio del 1907. Il sito del Manchester United lo descrive così: “Il gallese, esile e mago del dribbling, fu l’ala che segnò i primi trionfi del club, con i titoli del 1908 e del 1911 e la Coppa d’Inghilterra del 1909”.

Ha giocato 48 volte con la nazionale gallese, segnando undici reti. Nel 1921 ritorna alle origini, vestendo di nuovo la maglia del Manchester City. Resta tre stagioni, con una trentina di presenze, e l’ultima partita della sua vita la gioca alla veneranda età di 49 anni e 245 giorni, guarda un po’, sempre contro il Newcastle. A un passo dal record di Stanley Matthews che appese gli scarpini al chiodo superati i cinquant’anni.

Nigel Roberts, autore di un libro sull’intera storia del Chirk FC, ne esalta le doti e l’attaccamento alla sua città:

“La gente di Chirk è entusiasta di avere un giocatore così da ricordare. E’ orgogliosa che un villaggio di minatori abbia giocato un ruolo così importante nella vita di questa persona. Inoltre, è stato davvero colui che ha rappresentato il salto che il calcio ha fatto da uno status amatoriale a quello professionale, con tutte le problematiche che questo comportava”.

Billy Meredith, che nel 2007 è entrato a far parte della “Hall of fame” del calcio inglese, muore nel 1958, un anno fatale per il Manchester United con la tragedia di Monaco che dimezza i “Busby babes”. Ci piace pensare che li abbia presi tutti per mano, lassù, da un fuoriclasse a una squadra di fuoriclasse.

E allora, nel giorno dell’ennesimo capitolo del derby di Manchester, come non ricordare quel minatore che divenne uno dei primi idoli delle folle e aveva lo sguardo proteso verso il futuro.

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