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Calcio e razzismo, quando la FIFA non basta: servono nuove regole più severe

Razzismo negli stadi, urge una stretta severa: le attuali sanzioni non bastano più, servono provvedimenti esemplari per debellare una volta per tutte questa piaga.

Sabato sera a Udine è andata in scena l’ennesima pagina nera del calcio italiano. Cori e ululati razzisti, ancora una volta provenienti dagli spalti, hanno costretto l’arbitro Fabio Maresca a interrompere per alcuni minuti il match tra Udinese e Milan. Nel mirino degli ignoranti beceri, il portiere rossonero Mike Maignan, bersagliato dai buu al momento di un rinvio dal fondo.

Il francese, giustamente indignato, ha subito segnalato l’accaduto al direttore di gara, che prontamente ha fermato il gioco. Scene che pensavamo archiviate e che invece puntualmente ritornano a macchiare il nostro calcio che deve finalmente iniziare ad adottare tolleranza zero, con sanzioni esemplari che vadano oltre la solita multa. Altrimenti certi personaggi continueranno impunemente a propagare il proprio vergognoso pensiero e a rovinare lo spettacolo di quelle persone che vogliono andare allo stadio solo godersi lo spettacolo.

RAZZISMO, ANCORA “BUU IMBECILLI” A MAIGNAN

Sabato sera, durante il match tra Udinese e Milan, il direttore di gara Maresca si è trovato suo malgrado ad applicare il discusso regolamento anti-razzismo emanato dalla FIFA. Dopo gli ululati indirizzati al portiere rossonero Maignan, il fischietto napoletano ha infatti temporaneamente sospeso l’incontro, seguendo alla lettera le procedure previste.

Interrompere la partita, come avvenuto a Udine, contribuisce certamente ad accendere i riflettori sul problema. Ma c’è il rischio concreto che passi un messaggio sbagliato, ovvero che siano i calciatori vittima degli insulti a doversi assumere la responsabilità di abbandonare il campo. Servono sanzioni più severe, che vadano a colpire le società e le tifoserie protagoniste di queste deprecabili condotte. Altrimenti, gli episodi di intolleranza continueranno a ripetersi, tra lo sdegno generale ma anche tanta rassegnazione. Un copione che, purtroppo, conosciamo già fin troppo bene.

BASTA RAZZISMO: LE REGOLE CI SONO MA NESSUNO LE APPLICA

Ancora una volta, il calcio italiano si ritrova a fare i conti con il razzismo sugli spalti dopo gli spiacevoli eventi di sabato sera. L’articolo 62 del NOIF impone alle società l’obbligo di impedire cori discriminatori, con la possibilità per gli arbitri di non far disputare la gara in caso di striscioni o ululati prima del fischio d’inizio. Durante il match, è invece prevista un’escalation di provvedimenti: prima l’interruzione temporanea, poi l’eventuale sospensione e infine, dopo 45 minuti, l’automatica conclusione dell’incontro. Procedure che però, nei fatti, vengono applicate col contagocce.

Forse, oltre alla repressione, andrebbe incrementata l’opera di prevenzione, ma anche un’assunzione di responsabilità più convinta da parte dei club. Altrimenti, continueremo ad assistere alle solite scene patetiche, tra annunci dagli altoparlanti, fughe temporanee negli spogliatoi e multe irrisorie. Il messaggio, purtroppo, non sembra ancora essere passato.

RAZZISMO, INFANTINO: “TOLLERANZA ZERO O ESCLUSIONE”

Il razzismo negli stadi è una piaga che va debellata con ogni mezzo. Quanto accaduto sabato non può passare sotto silenzio, né tanto meno essere punito con le solite sanzioni di facciata che finora hanno dimostrato tutta la loro inefficacia.

Serve un segnale forte, che parta dall’alto: le istituzioni calcistiche devono finalmente assumersi le proprie responsabilità, comminando pene severissime per chi si macchia di questi comportamenti vergognosi. Il presidente della FIFA Gianni Infantino sembra averlo capito, ventilando l’ipotesi dell’esclusione automatica dalla competizione per le squadre i cui tifosi si rendano protagonisti di ululati razzisti. Un deterrente che potrebbe davvero segnare una svolta.

Così come sarebbe auspicabile l’introduzione di sanzioni penali per i singoli colpevoli. Solo così forse certa gente capirà che non c’è più spazio per la discriminazione nel mondo del calcio e che lo stadio deve tornare a essere un luogo dove ci si diverte in maniera sana. Dove a parlare è solo la bellezza del gioco più amato del pianeta.

NO AL RAZZISMO: QUESTO SITO CONDANNA, SEMPRE

Caro lettore,

in qualità di editore di questa testata, sento il dovere di esprimere con fermezza la nostra posizione contro ogni forma di razzismo e discriminazione.

Questo sito si impegna a condannare con forza, oggi e sempre, gesti spregevoli come gli insulti razzisti che ancora troppo spesso avvelenano gli stadi di calcio del nostro Paese. Non possiamo accettare che atleti talentuosi e uomini di valore debbano subire simili angherie soltanto per il colore della loro pelle.

Finché avrò l’onore di guidare questa realtà giornalistica, non verrà mai a mancare da parte nostra una presa di posizione chiara e categorica contro gli odiatori da tastiera e da curva becera. Continueremo a denunciare questi incresciosi episodi, fatti di ignoranza e cattiveria gratuita, nella speranza che le nostre voci si uniscano al coro sempre più ampio di chi crede in un mondo del pallone accogliente e inclusivo.

Non mi stancherò mai di ribadire che non c’è posto per la discriminazione nello sport, così come nella vita. E sono certo che molti di voi la pensino allo stesso modo. Insieme possiamo davvero segnare la differenza, alimentando ogni giorno i valori di uguaglianza e fratellanza. Per un calcio finalmente libero dal razzismo.

Cristian La Rosa

A proposito di Cristian La Rosa

Cristian La Rosa. Classe ’76, ama il calcio e lo sport in generale. Segue con passione il calcio internazionale e ha collaborato con alcuni web magazine. È il fondatore, ideatore ed editore.

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