La ricostruzione del Liverpool a Trebisonda e gli affari del Fenerbahçe, passando per il primo russo nella storia del Galatasaray: il mercato della Süper Lig racconta ambizioni europee, stipendi milionari e una sostenibilità ancora da dimostrare.
Mohamed Salah sul Mar Nero. Romelu Lukaku a Istanbul. Dušan Vlahović nuovamente allenato da Vincenzo Italiano. Leandro Trossard lontano dall’Arsenal e Nathan Aké fuori dalla Premier League.
L’estate del 2026 ha consegnato al calcio turco una concentrazione di nomi che, fino a pochi mesi fa, sarebbe sembrata improbabile. Non si tratta soltanto di ex campioni alla ricerca di un ultimo contratto: accanto ai protagonisti delle coppe europee compaiono giovani acquistati per decine di milioni, operazioni di valorizzazione e ingaggi capaci di competere con quelli dei principali campionati continentali.
Fenerbahçe, Beşiktaş, Trabzonspor e Galatasaray hanno trasformato la Süper Lig in uno dei mercati più movimentati dell’estate. Ma dietro la superficie spettacolare dei trasferimenti emerge una questione più delicata: come riescono questi club a sostenere investimenti tanto ambiziosi?
IL FENERBAHCE COMPRA GREENWOOD, LUKAKU E AKE’
La campagna acquisti più rumorosa appartiene al Fenerbahçe, che ha costruito una squadra con una marcata impronta internazionale.
L’operazione simbolo è quella di Mason Greenwood, arrivato dal Marsiglia per circa 39 milioni di euro. Un investimento rilevante non soltanto per la cifra, ma anche per l’età del giocatore: a 24 anni, l’inglese non rappresenta il classico acquisto di fine carriera.
Accanto a lui è arrivato Romelu Lukaku, acquistato dal Napoli per una cifra indicata tra 6 e 7 milioni, a seconda delle ricostruzioni. Secondo Sportal, l’operazione prevede anche una quota destinata al Chelsea sulla somma incassata dal club italiano, mentre il centravanti belga avrebbe concordato un ingaggio nell’ordine dei 10 milioni a stagione.
Lukaku non è l’unico volto familiare agli appassionati di Premier League. Il Fenerbahçe ha portato a Istanbul anche Nathan Aké, reduce da sei anni al Manchester City, durante i quali ha conquistato numerosi trofei, compresa la Champions League.
Il difensore olandese è costato circa 8 milioni di euro. Nel reparto offensivo è rientrato anche Vedat Muriqi, acquistato dal Maiorca per una cifra stimata intorno ai 15,5 milioni.
A completare il mosaico c’è Amara Diouf, giovane senegalese arrivato senza costi di cartellino.
La squadra può inoltre contare su N’Golo Kanté, ingaggiato già nel febbraio 2026. Secondo Reuters, il centrocampista francese percepirà 11 milioni di euro all’anno nelle stagioni 2026-27 e 2027-28, oltre a un premio alla firma di 14,4 milioni. Una cifra che chiarisce quanto sia incompleto giudicare questo mercato osservando soltanto il prezzo dei cartellini. Fonte: Reuters
IL CASO CHERIF: ACQUISTATO E GIA’ RIVENDUTO IN PREMIER LEAGUE
Tra i nomi inizialmente associati al nuovo Fenerbahçe compare anche quello di Sidiki Chérif, attaccante guineano acquistato dall’Angers per circa 18 milioni di euro.
La sua storia, però, ha già preso un’altra direzione.
Il 19 agosto 2026, il Coventry City ha annunciato l’acquisto del diciannovenne. Reuters riferisce che l’operazione, secondo i media britannici, si aggira intorno ai 20,5 milioni di sterline.
Chérif, quindi, non deve essere considerato un componente attuale dell’attacco del Fenerbahçe: è già stato trasferito alla squadra inglese allenata da Frank Lampard.
La vicenda racconta un aspetto meno appariscente del mercato turco. Le grandi società non si limitano a importare giocatori: provano anche a utilizzare la propria esposizione internazionale per valorizzare e rivendere talenti verso la Premier League.
Nel caso di Chérif, la differenza tra il costo d’acquisto e la cifra riportata per la cessione suggerisce una possibile plusvalenza. Il valore effettivo dipende naturalmente da bonus, commissioni e condizioni contrattuali non pubblicate integralmente.
BESIKTAS, LA SQUADRA DI VINCENZO ITALIANO E VLAHOVIC
Sull’altra sponda di Istanbul, il Beşiktaş ha risposto costruendo una squadra capace di attirare l’attenzione anche del pubblico italiano.
Il riferimento più evidente è Dušan Vlahović, arrivato dopo la conclusione della sua esperienza alla Juventus. Il centravanti serbo ha ritrovato Vincenzo Italiano, allenatore con cui aveva lavorato alla Fiorentina.
Il trasferimento a parametro zero non significa che l’operazione sia economica. Le ricostruzioni convergono su un ingaggio vicino agli 8 milioni di euro a stagione, con eventuali bonus e premi aggiuntivi.
Per un giocatore ancora relativamente giovane, reduce da esperienze in Serie A e nelle competizioni europee, si tratta di un investimento che smentisce almeno in parte l’idea della Turchia come destinazione riservata esclusivamente ai veterani.
Il colpo più oneroso è però Orkun Kökçü, acquistato definitivamente dal Benfica per circa 30 milioni dopo una precedente esperienza in prestito.
Accanto a lui è arrivato Leandro Trossard, prelevato dall’Arsenal per circa 18 milioni, mentre il portiere tedesco Alexander Nübel ha rafforzato il reparto difensivo.
L’impatto dei nuovi acquisti è emerso anche in Europa. Nel successo per 3-0 contro il Kauno Žalgiris, valido per i playoff di Europa League, Kökçü è andato a segno dopo le reti di Hyeon-gyu Oh e Michael Amir Murillo. Trossard, invece, è stato costretto a uscire per un problema fisico.
Il mercato del Beşiktaş, insomma, unisce un allenatore italiano, un ex attaccante della Juventus, un protagonista della Premier League e uno dei centrocampisti più riconoscibili della nazionale turca.
SALAH A TREBISONDA: IL TRASFERIMENTO CHE CAMBIA LA GEOGRAFIA DEL CALCIO TURCO
L’operazione più sorprendente non riguarda Istanbul.
Il Trabzonspor è riuscito a portare Mohamed Salah sulla costa del Mar Nero, interrompendo idealmente il monopolio delle tre grandi società della principale metropoli turca.
Il capitano dell’Egitto ha lasciato il Liverpool dopo nove stagioni, 257 gol in 442 presenze, due titoli inglesi e una Champions League. A 34 anni ha firmato un contratto biennale con il club granata.
Il cartellino non è costato nulla, ma l’accordo economico è imponente: 17 milioni di euro a stagione, oltre a bonus e al 20% dei ricavi generati dai prodotti commercializzati con il suo nome.
In due anni, la parte garantita dell’operazione raggiunge quindi 34 milioni, prima di eventuali premi e ulteriori costi.
La trattativa contiene anche un dettaglio curioso. Secondo The Guardian, il presidente Ertuğrul Doğan avrebbe avviato l’operazione contattando l’allenatore Fatih Tekke durante il Mondiale. Per convincere Salah sarebbe stato coinvolto anche Mahmoud Hassan, conosciuto come Trézéguet, suo compagno nella nazionale egiziana ed ex giocatore del Trabzonspor.
La presentazione ha attirato migliaia di tifosi. Sempre secondo il quotidiano britannico, nelle prime ventiquattr’ore successive all’arrivo dell’egiziano sarebbero stati venduti oltre 17.000 abbonamenti.
Il club punta a trasformare il trasferimento in un investimento commerciale, oltre che sportivo. Ma i ricavi attesi rimangono proiezioni: non coincidono automaticamente con entrate già incassate e non eliminano i costi complessivi dell’operazione.
FABINHO RITROVA SALAH: QUANTO COSTA DAVVERO IL PARAMETRO ZERO
Alla fine di agosto, il Trabzonspor ha aggiunto un altro protagonista del Liverpool di Jürgen Klopp: Fabinho.
Il centrocampista brasiliano, svincolato dopo l’esperienza all’Al-Ittihad, ha firmato un contratto biennale e ritrovato Salah, con cui aveva condiviso cinque stagioni ad Anfield.
Secondo la documentazione comunicata alla Borsa turca e riportata da Reuters, Fabinho riceverà 2,6 milioni di euro di stipendio garantito e 1,4 milioni di premio alla firma per ciascuna stagione.
Il costo pattuito raggiunge dunque 4 milioni annui, pari a 8 milioni nel biennio, prima di eventuali altre componenti.
È un esempio utile per capire perché la definizione “parametro zero” può essere fuorviante. Non esiste un trasferimento gratuito quando il contratto comprende ingaggi elevati, premi di firma, commissioni e obblighi fiscali.
A Trebisonda sono arrivati anche André Onana, portiere passato dal Manchester United, e il difensore Cenk Özkacar. In organico figura inoltre Ernest Muçi, protagonista nelle prime uscite stagionali.
Il progetto, tuttavia, deve confrontarsi immediatamente con l’Europa. Il Trabzonspor ha perso 1-0 l’andata del playoff di Europa League contro il Ferencváros: il ritorno può incidere non soltanto sul prestigio della squadra, ma anche sugli incassi della stagione.
BATRAKOV, IL PRIMO RUSSO NELLA STORIA DEL GALATASARAY
Il Galatasaray parte da una posizione differente.
La squadra ha già costruito una struttura internazionale attorno a Victor Osimhen, protagonista offensivo del club, e dispone di una base competitiva che non richiede necessariamente una rivoluzione completa.
Il principale investimento dell’estate è Aleksej Batrakov, centrocampista offensivo di 21 anni acquistato dalla Lokomotiv Mosca per 25 milioni di euro.
La società russa conserverà inoltre il 15% dell’eventuale profitto ottenuto da una futura rivendita. Batrakov ha firmato per cinque stagioni, con uno stipendio netto garantito di 3,25 milioni all’anno.
La sua ultima stagione completa è stata particolarmente produttiva: 17 gol e 12 assist in 36 partite.
L’operazione presenta anche una curiosità storica: Batrakov è il primo calciatore russo nei 121 anni di storia del Galatasaray e il 218° straniero utilizzato dal club dall’inizio del massimo campionato turco, nel 1959.
Accanto a lui è arrivato Lesley Ugochukwu, centrocampista proveniente dal Burnley. Il Galatasaray ha ufficializzato entrambe le operazioni attraverso i propri canali societari.
Il progetto si inserisce in un contesto nel quale compaiono anche nomi come Leroy Sané, İlkay Gündoğan, Yáser Asprilla e Sacha Boey, tra arrivi recenti, giocatori già presenti e operazioni sviluppate nelle precedenti finestre di mercato.
La differenza rispetto alle rivali è evidente: il Galatasaray non deve soltanto inseguire un titolo, ma difendere una posizione di vertice e presentarsi in Europa con una squadra già riconoscibile.
OLTRE 200 MILIONI: COSA RACCONTANO DAVVERO LE CIFRE
Le stime circolate durante la sessione estiva attribuiscono alle quattro grandi del calcio turco una spesa complessiva superiore ai 200 milioni di euro.
Tra i valori indicativi più citati compaiono circa 81 milioni per il Fenerbahçe, 67 milioni per il Beşiktaş, 42 milioni per il Trabzonspor e 38 milioni per il Galatasaray.
La somma raggiunge circa 228 milioni, ma non deve essere interpretata come un bilancio definitivo e certificato.
Il mercato è ancora in evoluzione e i conteggi possono cambiare a seconda del momento della rilevazione, dei riscatti registrati, dei bonus, delle cessioni successive e dei criteri utilizzati dai database.
Il caso del Fenerbahçe lo dimostra chiaramente: considerando anche Muriqi, Aké e Chérif, alcune somme lorde relative agli acquisti possono superare la stima iniziale degli 81 milioni. La successiva cessione di Chérif, però, modifica il saldo netto della campagna trasferimenti.
Ancora più importante è distinguere spesa per i cartellini, stipendi, premi alla firma, commissioni e ricavi da cessione.
Salah e Fabinho, per esempio, sono arrivati senza indennità di trasferimento, ma prevedono insieme almeno 21 milioni di euro annui tra compensi garantiti e premi contrattuali indicati dalle fonti disponibili.
Per questo motivo, osservare soltanto la cifra investita nei cartellini rischia di sottovalutare il costo reale delle rose.
DA DOVE ARRIVANO I SOLDI DEI CLUB TURCHI
La crescita della Süper Lig si fonda su una combinazione di elementi.
Il primo riguarda la dimensione popolare delle principali società. Fenerbahçe, Galatasaray e Beşiktaş possiedono basi di tifosi enormi, mentre il Trabzonspor rappresenta un’intera area geografica e beneficia di un’identificazione territoriale particolarmente forte.
Il secondo fattore è commerciale: sponsorizzazioni, abbonamenti, merchandising, accordi con investitori e ricavi internazionali contribuiscono a rendere possibili operazioni che, osservate dall’esterno, possono sembrare sproporzionate.
Anche la partecipazione alle competizioni UEFA è determinante. Gli incassi europei aumentano la capacità di spesa, ma diventano allo stesso tempo una condizione quasi necessaria per sostenere investimenti importanti.
Un’inchiesta di Sportweek ha richiamato inoltre l’attenzione su sovvenzioni istituzionali, sostegni pubblici, azionisti-tifosi e dinamiche politiche che accompagnano la crescita del calcio turco. Si tratta di fattori che possono incidere in misura diversa da club a club e che non autorizzano conclusioni automatiche sulla solidità di ogni singola operazione.
La svalutazione della lira turca e il rapporto tra ricavi ottenuti in euro e costi sostenuti sul mercato interno contribuiscono a rendere il quadro ancora più complesso. Non equivalgono, però, a una formula capace di cancellare il peso degli stipendi garantiti o l’esposizione finanziaria delle società.
IL LIMITE UEFA E LA DOMANDA SULLA SOSTENIBILITA’
La vera verifica non arriverà al momento delle presentazioni negli stadi, ma quando i club dovranno confrontare i ricavi con il costo effettivo delle proprie squadre.
Le norme UEFA sulla sostenibilità finanziaria prevedono che stipendi di giocatori e allenatori, trasferimenti e commissioni degli agenti rientrino, in linea generale, entro il 70% dei ricavi considerati ai fini regolamentari.
Il tetto è entrato pienamente a regime dopo una fase transitoria. Non riguarda quindi soltanto il prezzo di un acquisto, ma l’insieme delle voci che determinano il costo della rosa.
Per i club turchi, il punto decisivo sarà dimostrare che la crescita degli ingaggi corrisponde a entrate sostenibili: partecipazioni europee, risultati sportivi, sponsor, vendite di giocatori e sviluppo commerciale.
Un’eliminazione prematura dalle coppe, una qualificazione mancata o una stagione deludente potrebbero rendere più pesanti contratti firmati sulla base di aspettative molto ambiziose.
La Süper Lig ha già ottenuto un primo risultato: attirare l’attenzione del calcio europeo e convincere giocatori di primo piano a scegliere Istanbul o Trebisonda.
Resta da capire se questa estate rappresenti l’inizio di una crescita strutturale oppure una corsa agli armamenti destinata, prima o poi, a presentare il conto.
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