Il centrocampista ucraino chiuderà la sua esperienza rossoblù davanti al pubblico del Ferraris. Dal Genk all’Atalanta, passando per Marsiglia e Genoa: la storia di un talento capace di accendere le partite con un solo sinistro.
Il Genoa si prepara a salutare Ruslan Malinovskyi uno dei calciatori tecnicamente più raffinati passati da Marassi negli ultimi anni, e la sfida contro il Milan rappresenterà la sua ultima apparizione davanti al pubblico rossoblù.
Dopo le dichiarazioni di Daniele De Rossi arrivate nei giorni scorsi, è stato lo stesso club ligure a confermare ufficialmente che quella contro i rossoneri sarà l’ultima partita casalinga del centrocampista ucraino con la maglia del Genoa. Il contratto dell’ex Atalanta scadrà il 30 giugno 2026, ma le strade sembrano ormai destinate a separarsi con qualche settimana d’anticipo rispetto alla naturale scadenza sportiva.
Sul giocatore si sono già mossi diversi club.
IL SINISTRO CHE HA INCANTATO BERGAMO E MARASSI
Parlare di Malinovskyi significa parlare soprattutto del suo piede sinistro. Uno di quei mancini che cambiano il ritmo delle partite con una sola giocata, con una traiettoria improvvisa o con una conclusione violenta dalla distanza. Nel calcio moderno, dove la verticalità spesso diventa frenesia, l’ucraino ha sempre conservato una caratteristica sempre più rara: la capacità di rallentare il gioco per poi accelerarlo improvvisamente.
Mezzala offensiva, trequartista, rifinitore o esterno atipico, Malinovskyi ha costruito la propria carriera adattandosi ai diversi sistemi tattici senza perdere identità tecnica. La sua vera specialità resta la conduzione orientata seguita dal tiro da fuori area: una soluzione che negli anni ha trasformato punizioni e conclusioni dalla distanza in un marchio di fabbrica personale.
Anche fisicamente, nel pieno della maturità calcistica, ha sempre compensato la mancanza di esplosività pura con struttura, intensità e letture intelligenti degli spazi.
DALLA GUERRA IN UCRAINA ALL’EUROPA CHE CONTA
La carriera di Malinovskyi racconta molto più di un semplice percorso calcistico. Cresciuto nello Shakhtar Donetsk, il suo sviluppo è stato inevitabilmente intrecciato alle difficoltà vissute dal calcio ucraino durante gli anni del conflitto nel Donbass. Dopo le esperienze in prestito tra Sevastopol e Zorja, è stato il Genk a trasformarlo definitivamente in un centrocampista europeo di alto livello.
In Belgio ha affinato tempi di gioco, inserimenti e continuità offensiva, diventando uno dei protagonisti della cavalcata che portò il club alla conquista del campionato. L’Atalanta intuì immediatamente il potenziale internazionale del giocatore e nel 2019 investì oltre 13 milioni di euro per portarlo a Bergamo.
Con Gian Piero Gasperini probabilmente si è vista la versione più completa di Malinovskyi. Tra Serie A e Champions League, il suo sinistro è diventato uno dei simboli offensivi dell’Atalanta più spettacolare dell’ultimo decennio. Gol pesanti, assist continui e una qualità nelle rifiniture che lo rese uno dei migliori centrocampisti offensivi del campionato italiano.
IL GENOA, GLI INFORTUNI E IL RITORNO
L’arrivo al Genoa nell’estate 2023 sembrava poter rappresentare una nuova centralità tecnica all’interno di un progetto ambizioso. E in parte lo è stato. Malinovskyi ha regalato leadership, esperienza internazionale e qualità nelle giocate decisive, diventando rapidamente uno dei riferimenti tecnici della squadra.
La pesante frattura del perone e la lussazione della caviglia subite nel settembre 2024 hanno però inevitabilmente cambiato il suo percorso recente. Un infortunio durissimo, sia fisicamente che mentalmente, che lo ha tenuto lontano dai campi per mesi prima del ritorno nel marzo 2025.
Da lì in avanti, il Genoa e Malinovskyi hanno provato a ritrovarsi, ma qualcosa sembrava ormai essersi incrinato sul piano progettuale. La decisione di separarsi a fine stagione appare quindi come una conclusione naturale di un ciclo arrivato al termine.
IL CONSIGLIO PER LA SERIE A
Trabzonspor e Polessya stanno monitorando la situazione, consapevoli che Malinovskyi, nonostante i 33 anni, possieda ancora qualità tecniche difficili da trovare sul mercato. Oggi non è più il centrocampista devastante visto nei suoi anni migliori a Bergamo, ma resta un giocatore che potrebbe ancora fare la differenza in contesti tatticamente evoluti e meno frenetici. Una squadra italiana con obiettivi europei e bisogno di qualità negli ultimi trenta metri potrebbe ancora sfruttarne esperienza e tecnica.
Perché certi mancini, anche quando perdono qualche metro, continuano a vedere linee di passaggio che altri semplicemente non vedono.
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