Serie A, solo il 30% di giovani italiani in campo

Nelle prime otto partite della stagione appena 76 calciatori italiani su 254 hanno trovato spazio. Ma tredici ragazzi nati dal 2006 in poi, undici dei quali titolari, raccontano un’altra storia: quella di una generazione che prova a farsi strada.

Settantasei italiani su 254 giocatori utilizzati. Tradotto: appena tre calciatori su dieci scesi in campo nelle prime otto partite della Serie A 2026/27 possiedono la cittadinanza italiana. Un dato che, isolato dal resto, ripropone una domanda diventata ormai abituale: quanto spazio conserva davvero il calcio italiano nel proprio campionato?

La risposta, però, non sta soltanto nella percentuale generale. Guardando oltre il numero complessivo emergono tredici calciatori nati dal 2006 in avanti, undici dei quali schierati dal primo minuto. Alcuni hanno segnato, altri hanno servito assist, altri ancora si sono ritrovati immediatamente al centro di sfide contro Inter, Juventus e Milan.

Per Roberto Mancini, tornato sulla panchina della Nazionale, è una fotografia contraddittoria: il serbatoio rimane limitato, ma qualcosa si muove proprio nella fascia d’età che dovrebbe costruire il futuro azzurro.

GLI ITALIANI IN SERIE A: MONZA E FROSINONE CONTROCORRENTE

In attesa di Bologna-Lazio e Fiorentina-Roma, il bilancio della prima giornata registra 57 italiani titolari su 176 giocatori schierati inizialmente: circa il 33%. Altri 19 sono entrati a partita in corso, portando il totale a 76.

La distribuzione, tuttavia, cambia radicalmente da una squadra all’altra.

Il Monza ha utilizzato undici italiani contro l’Inter, più di qualsiasi altra formazione impegnata nelle prime otto partite. Il Frosinone ne ha schierati dieci contro la Juventus, mentre il Cagliari è arrivato a nove nella sfida di Parma.

Anche l’Atalanta si distingue, con sette italiani utilizzati contro il Sassuolo. Il Napoli ne ha impiegati sei a Genova, mentre Parma e Torino si sono fermati a cinque. Inter e Juventus ne hanno schierati quattro ciascuna.

All’estremo opposto figurano Como e Venezia, entrambe con un solo italiano impiegato. Due quelli dell’Udinese e del Lecce, tre quelli di Genoa, Sassuolo e Milan.

La distanza emerge chiaramente anche osservando le singole partite. Inter-Monza, con 15 italiani su 32 calciatori utilizzati, raggiunge quasi il 47%. Seguono Frosinone-Juventus, con 14 su 31, e Parma-Cagliari, con 14 su 32.

Diverso il quadro di Udinese-Como e Venezia-Lecce: appena tre italiani per incontro, attorno al 10% dei giocatori entrati in campo.

Il campionato, insomma, non si muove nella stessa direzione. Esistono società che costruiscono una parte consistente del progetto su calciatori italiani e altre nelle quali questa presenza appare quasi residuale.

TREDICI RAGAZZI, UNDICI TITOLARI: IL SEGNALE CHE MANCINI ASPETTAVA

Dentro un dato complessivo poco incoraggiante si inserisce però un elemento concreto: tredici calciatori italiani nati tra il 2006 e il 2008 hanno già giocato in Serie A, e ben undici sono partiti titolari.

Non si tratta soltanto di ingressi simbolici nel finale, ma di responsabilità affidate subito a ragazzi chiamati a confrontarsi con avversari importanti.

Il Monza ha presentato contemporaneamente Eddy Kouadio, Adam Bakoune e Mathis Mout a San Siro. Kouadio, difensore centrale classe 2006 arrivato in prestito dalla Fiorentina, ha giocato tutti i 90 minuti. Bakoune, terzino destro cresciuto nel Milan, è rimasto in campo per 70 minuti nel giorno del debutto in Serie A.

Mout, nato nel 2007 e formato nel settore giovanile biancorosso, ha fatto qualcosa in più: ha servito l’assist per il gol di Varela, confermando le qualità già intraviste pochi giorni prima in Coppa Italia.

È un dettaglio che cambia il peso della sua presenza: non soltanto una scommessa da osservare, ma un giocatore capace di incidere immediatamente.

A Parma, il classe 2008 Simone Lontani ha cominciato titolare dopo aver segnato una doppietta al Catania in Coppa Italia. Cresciuto tra Cesena e Milan, l’attaccante è arrivato in Emilia al termine della sua esperienza nel vivaio rossonero e ha disputato 75 minuti contro il Cagliari.

Dall’altra parte, a decidere la partita è stato Alessandro Romano, centrocampista classe 2006 passato dalla Roma al Cagliari dopo l’esperienza allo Spezia. Il suo sinistro da fuori area ha consegnato ai sardi un gol pesante e una risposta immediata a chi considera i giovani soltanto un investimento da rimandare.

Romano possiede anche il passaporto italiano, ma gioca nelle selezioni giovanili della Svizzera: un particolare rilevante, perché la cittadinanza non coincide automaticamente con una futura disponibilità per la Nazionale azzurra.

Lo stesso discorso riguarda Matteo Palma, difensore dell’Udinese nato a Berlino nel 2008. Dopo il prestito alla Sampdoria, il centrale è tornato in Friuli e ha giocato 45 minuti da titolare contro il Como. Possiede cittadinanza italiana e tedesca, ma attualmente rappresenta le giovanili della Germania.

È una distinzione necessaria: il numero degli italiani impiegati fotografa la cittadinanza, non garantisce che tutti questi profili sceglieranno, o potranno scegliere, lo stesso percorso internazionale.

TORINO E MILAN, I RAGAZZI PRENDONO SPAZIO SUBITO

Uno dei segnali più interessanti arriva dalla partita tra Torino e Milan.

L’allenatore granata Ignazio Abate ha affidato la porta a Diego Mascardi, classe 2006 acquistato dopo le 17 presenze raccolte in Serie B con lo Spezia. Novanta minuti contro il Milan, senza protezioni particolari e senza un inserimento graduale.

Sulla fascia sinistra ha giocato per 81 minuti Alessio Cacciamani, nato nel 2007 e rientrato dopo l’esperienza alla Juve Stabia. Nel finale è entrato anche Niccolò Fortini, classe 2006 arrivato da appena due giorni, ma già inserito immediatamente nelle rotazioni.

Il Torino ha così utilizzato tre calciatori nati dal 2006 in avanti nella stessa partita, scegliendo di affidare ruoli delicati a profili ancora molto giovani.

Il gol più significativo, però, è arrivato dall’altra parte. Alphadjo Cissé, classe 2006, ha trovato la rete dell’1-0 al 64′ dopo essere stato schierato titolare da Rúben Amorim.

Acquistato dal Milan dopo il percorso tra Verona e Catanzaro, Cissé rappresenta un esempio diverso rispetto al giovane lanciato direttamente dalla Primavera: la continuità costruita in Serie B gli ha permesso di arrivare in Serie A con una base già concreta.

Un percorso simile emerge anche nel caso di Seydou Fini, utilizzato dal Frosinone contro la Juventus. Cresciuto nel Genoa, l’esterno classe 2006 aveva già debuttato nella massima serie nel 2023 e torna in Ciociaria dopo l’esperienza della stagione precedente.

Il Sassuolo ha invece lanciato Tommaso Macchioni, difensore centrale classe 2006 cresciuto interamente nel vivaio neroverde e schierato titolare contro l’Atalanta. Ha giocato 74 minuti: abbastanza per capire che il suo inserimento non nasce soltanto da una convocazione premio.

Tra i giovanissimi impiegati figura anche Mattia Liberali, classe 2007 utilizzato dal Como e unico italiano schierato dalla squadra nella partita contro l’Udinese. Un’apparente contraddizione che racconta bene il quadro generale: persino dove la presenza italiana è minima, può emergere un talento sul quale costruire prospettive future.

DA PIO ESPOSITO A VERGARA: TRENTA ITALIANI NATI DAL 2003 IN POI

Allargando l’analisi alle classi 2003, 2004 e 2005, il numero dei giovani italiani utilizzati nelle prime otto partite sale a trenta.

Tra questi spicca Francesco Pio Esposito, classe 2005, a segno con l’Inter contro il Monza. Il Napoli ha trovato una rete attraverso Antonio Vergara, nato nel 2003 e protagonista nella sfida contro il Genoa.

Il Frosinone conferma la propria attenzione ai profili italiani anche con Lorenzo Palmisani, Gabriele Calvani, Antonio Raimondo, Matteo Cichella e Gabriele Bracaglia. L’Atalanta risponde con Giorgio Scalvini e Lorenzo Bernasconi, mentre nel Torino hanno trovato spazio anche Cesare Casadei e Pietro Comuzzo.

Completano il quadro giocatori come Tommaso Baldanzi nel Genoa, Jacopo Fazzini nel Cagliari, Matteo Dagasso nel Venezia, Simone Cinquegrano nel Sassuolo, Davide Bartesaghi nel Milan e Lorenzo Lucchesi nel Monza.

A questi si aggiungono i ragazzi convocati, ma rimasti in panchina: tra loro Francesco Camarda, Christian Comotto, Leonardo Bovio e Christian Garofalo. Il più giovane è Riccardo Cassano, classe 2009 del Como.

La prima giornata, dunque, consegna due messaggi contemporaneamente. Il primo resta difficile da ignorare: il 30% di italiani in campo è una quota ridotta per un campionato che dovrebbe alimentare la propria Nazionale. Il secondo merita però attenzione: quando alcuni club decidono di affidarsi ai ragazzi, quei ragazzi non si limitano a completare la distinta.

Segnano, servono assist, difendono per novanta minuti e affrontano avversari di primo livello. La vera domanda, adesso, non riguarda soltanto quanti italiani giocheranno nella prossima giornata: riguarda quanti di questi giovani riceveranno fiducia anche quando il campionato inizierà davvero a pesare.

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