L'arbitro Daniele Orsato ossserva il VAR durante il match Atalanta - Juventus

Var, le nuove linee guida Uefa: cosa cambia per arbitri e giocatori

La Uefa pubblica le “Clear Line”, un vademecum accompagnato da video esplicativi per rendere più uniforme l’intervento del Var. Tra le novità, la revisione delle seconde ammonizioni e dei calci d’angolo assegnati in modo errato.

Ridurre le zone grigie senza trasformare ogni episodio in una lunga revisione davanti al monitor. È questo l’obiettivo delle “Clear Line”, le nuove linee guida pubblicate dalla Uefa sull’utilizzo del Var nelle competizioni europee. Un documento articolato, accompagnato da esempi video, pensato per aiutare arbitri e assistenti davanti agli schermi ad applicare le regole con maggiore uniformità.

Il principio attorno al quale ruota l’intero vademecum rimane quello dell’errore chiaro ed evidente. La tecnologia non deve sostituire la valutazione dell’arbitro né intervenire automaticamente davanti a ogni contatto dubbio. La Uefa lo ribadisce in maniera esplicita: “In caso di dubbi su uno qualsiasi dei criteri, il Var non dovrebbe intervenire”.

Una precisazione tutt’altro che marginale, soprattutto dopo stagioni nelle quali la continua analisi al rallentatore ha spesso alimentato discussioni anziché spegnerle. Il messaggio è chiaro: le immagini devono correggere un errore riconoscibile, non riscrivere una decisione fondata sull’interpretazione di campo.

RIGORI ED ESPULSIONI: I CINQUE CAPITOLI UEFA

Il documento è suddiviso in cinque grandi aree: rigori, espulsioni, fase di possesso offensivo, decisioni oggettive e identità errata. La parte più ampia riguarda i calci di rigore, affrontati attraverso sette differenti casistiche: fallo di mano, trattenute e spinte, sgambetti, “step on foot”, palloni contesi contemporaneamente, interventi dei portieri e simulazioni.

Sul fallo di mano, per esempio, il Var è chiamato a intervenire quando il gesto appare intenzionale oppure quando il difensore assume una posizione innaturale, aumentando in modo ingiustificato il volume del proprio corpo. Non dovrebbe invece correggere la decisione presa sul terreno di gioco se il braccio è vicino al busto o coerente con il movimento effettuato.

Anche trattenute e spinte devono essere valutate in base al loro reale effetto sull’azione. Non basta che esista un contatto: occorre stabilire se abbia limitato concretamente il movimento dell’avversario o la sua possibilità di raggiungere il pallone. Una trattenuta momentanea, un contatto leggero o una caduta accentuata non rappresentano automaticamente gli elementi necessari per una revisione.

Lo stesso criterio viene applicato al cosiddetto “step on foot”. In un’area affollata, ricorda la Uefa, i piedi dei calciatori entrano frequentemente in contatto. Il rigore deve essere raccomandato quando il pestone presenta intensità sufficiente a compromettere l’azione dell’attaccante, mentre un appoggio lieve o parziale non può essere isolato dal contesto soltanto attraverso il fermo immagine.

La guida invita inoltre gli ufficiali di gara a non affidarsi esclusivamente all’analisi fotogramma per fotogramma nei contrasti nei quali due giocatori arrivano insieme sul pallone. Toccare per primi la sfera non rende sempre regolare un intervento, così come arrivare secondi non equivale necessariamente a commettere fallo. Intensità, imprudenza e possibilità di proseguire l’azione restano gli elementi decisivi.

Per i cartellini rossi vengono invece analizzati la negazione di una chiara occasione da gol, il grave fallo di gioco e la condotta violenta. Nel caso del DOGSO, il Var deve considerare il controllo del pallone, la distanza dalla porta, la direzione dell’azione e la posizione degli altri difensori. Il rosso può essere raccomandato soltanto quando tutti i criteri risultano soddisfatti in maniera evidente.

IL VAR POTRA’ CORREGGERE IL SECONDO CARTELLINO GIALLO

Una delle novità più importanti riguarda le seconde ammonizioni. Il protocollo adottato in campo europeo consentirà al Var di intervenire per evitare che un calciatore venga espulso in seguito a un secondo giallo palesemente ingiustificato.

La revisione avrà però limiti precisi. Il Var potrà suggerire di cancellare la seconda ammonizione quando le immagini mostrano chiaramente l’assenza di contatto, una marcata accentuazione dell’avversario oppure un intervento che non presenta caratteristiche di imprudenza. Non potrà invece proporre un secondo cartellino giallo che l’arbitro non abbia mostrato sul terreno di gioco.

L’obiettivo, dunque, non è estendere la moviola a tutte le ammonizioni, ma correggere esclusivamente quelle decisioni capaci di alterare una partita attraverso un’espulsione evidentemente sbagliata.

Un altro capitolo riguarda l'”attacking possession phase”, la fase offensiva precedente a un gol, a un rigore o a un provvedimento disciplinare. In questo caso possono essere controllati un fuorigioco, un fallo di mano o un’infrazione commessa durante lo sviluppo dell’azione. Anche qui l’intervento deve basarsi su immagini inequivocabili, mentre la valutazione dell’intensità di un contrasto continua ad appartenere all’arbitro.

Tra le decisioni considerate oggettive rientrano il pallone uscito dal campo, la posizione interna o esterna all’area di un fallo, il doppio tocco su calcio di rigore e l’invasione dell’area. A queste situazioni si aggiunge la possibilità di cancellare un calcio d’angolo assegnato in modo chiaramente errato, purché la correzione possa avvenire rapidamente e senza interrompere a lungo il gioco.

IDENTITA’ ERRATA, IL CASO EMBOLO CHIARISCE IL LIMITE

La parte probabilmente più delicata riguarda l’identità errata, tornata al centro del dibattito durante il Mondiale per l’episodio che ha coinvolto Breel Embolo nella partita tra Argentina e Svizzera. In quella circostanza Paredes era stato inizialmente ammonito per un intervento sullo svizzero. Dopo la revisione, il cartellino era stato revocato e assegnato allo stesso Embolo per simulazione: essendo già ammonito, l’attaccante era stato espulso.

Le nuove indicazioni Uefa stabiliscono un confine preciso. Il Var deve intervenire quando l’arbitro ha sanzionato la persona sbagliata, ma non può utilizzare il concetto di identità errata per riesaminare l’infrazione originaria. In altre parole, la decisione di mostrare il cartellino rimane valida: attraverso le immagini è possibile soltanto verificare che sia stato attribuito al calciatore corretto.

Se lo scambio di identità riguarda due giocatori della stessa squadra, il Var comunica l’errore all’arbitro senza bisogno di una revisione al monitor. Se invece coinvolge calciatori appartenenti a squadre diverse, l’episodio deve essere rivisto a bordo campo.

Le “Clear Line” cercano così di costruire un linguaggio comune per tutte le competizioni Uefa. La tecnologia potrà intervenire in un numero maggiore di situazioni, ma dovrà farlo rispettando una soglia molto alta. Le immagini aiutano l’arbitro quando offrono una risposta evidente; quando lasciano spazio al dubbio, deve continuare a prevalere la decisione presa sul campo.

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