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Come Drogba ha unito la Costa d’Avorio

Didier Drogba, l’eroe d’Abidjan che fermò una guerra civile in Costa D’Avorio con la maglia e il cuore degli Elephants

Didier Drogba non è stato subito la leggenda che conosciamo oggi. La sua ascesa alla fama è stata lenta e faticosa, diversa da quella di altre stelle del calcio come Wayne Rooney o Thierry Henry che fin da giovani hanno brillato.

Drogba è dovuto partire dal basso, lasciando la Costa D’Avorio da bambino per trovare fortuna in Francia. In patria era solo un ragazzino spaventato in cerca di riscatto ma col tempo e con la determinazione che lo ha sempre contraddistinto, si è ritagliato un posto nell’Olimpo del calcio. È diventato un incubo per le difese avversarie, un leader carismatico, un bomber implacabile con la maglia del Chelsea.

Oggi quando pensiamo a Drogba, pensiamo a una leggenda africana che ha conquistato l’Europa. Un fuoriclasse assoluto che ha superato infinite difficoltà per arrivare in cima al mondo. La sua incredibile storia parte da lontano, da un viaggio della speranza verso la Francia.

LONTANO DA CASA

La breve parentesi in Francia e il conseguente ritorno in Costa D’Avorio fu un momento difficile per il giovane Drogba. Aveva solo 8 anni quando decise di tornare nella sua Abidjan, sopraffatto dalla nostalgia di casa e dei genitori. Quei giorni spensierati passati a giocare per strada con gli amici durarono però poco. La situazione economica della sua famiglia lo costrinse ben presto a fare di nuovo le valigie per la Francia, dove rimase da solo, lontano dai suoi cari, per un altro anno prima che i genitori e i fratelli lo raggiungessero per riunirsi definitivamente.

Furono anni duri per lui, che visse il trauma del distacco dalla sua terra e dai suoi affetti quando era solo un bambino. Ma quelle difficoltà temprarono il suo carattere e ne forgiarono la determinazione. La lontananza dalla Costa D’Avorio lo rese più risoluto nel voler emergere e costruirsi un futuro nel calcio, quella passione che lo teneva vivo gettando le basi per diventare il campione che tutti abbiamo conosciuto.

L’ASCESA DI UN CAMPIONE

Gli anni francesi furono fondamentali per Drogba, che iniziò pian piano a farsi notare nel mondo del calcio. Dopo i primi passi nel Levallois, fu il Le Mans a scommettere su quel giovane ivoriano dal fisico possente. Non fu però un cambiamento semplice: conciliare gli studi e gli allenamenti divenne duro.

A differenza di molti calciatori cresciuti nelle accademie, non aveva avuto una formazione specifica fin da piccolo. Poté sembrare uno svantaggio, ma fu proprio questo a spingerlo a migliorarsi continuamente, come sottolineò il suo mentore Marc Westerloppe.

Didier iniziò ad allenarsi duramente ogni giorno a 18 anni e proprio quella dedizione e voglia di arrivare lo resero un campione. Drogba costruì mattone dopo mattone la sua carriera, con sacrificio e sudore: le origini umili e la dura gavetta lo spinsero a non accontentarsi mai, per raggiungere vette che parevano impossibili.

LA LUNGA STRADA PER ARRIVARE AL TOP

Gli inizi della carriera di Drogba furono difficili e la sua esplosione arrivò tardi, solo a 20 anni quando riuscì ad imporsi nel Le Mans. Per molto tempo la sua irregolarità lo penalizzò: poteva fare una grande prestazione e quella successiva deludere le aspettative. Lui stesso ammise che doveva essere più costante per emergere.

La svolta avvenne con la nascita del figlio Isaac, un punto di rottura che gli diede nuovi stimoli. Da lì in poi nulla lo fermò più. Nella sua prima stagione intera in Ligue 2 con il Le Mans segnò 7 gol, prima che gli infortuni rallentassero la sua ascesa. Ma al terzo tentativo arrivò la svolta decisiva.

La buona prima parte di stagione 2000/01 attirò le attenzioni del Guingamp, in Ligue 1. Con il trasferimento da 100.000 euro Drogba fece il grande salto nell’élite francese. Nella prima metà di stagione contribuì con 3 gol alla salvezza della squadra, ma il meglio doveva ancora venire, anche se dalla Costa D’Avorio giungevano notizie preoccupanti che preannunciavano tempi duri.

LA PATRIA A PEZZI

La Costa D’Avorio piombò in una crisi profonda negli anni ’90. Dopo la morte del presidente Houphouët-Boigny nel 1993, il paese si divise tra Nord musulmano e Sud cristiano. Le tensioni etniche e religiose crebbero, al punto che nel 2000 fu vietata la candidatura di un musulmano alle elezioni. Un anno dopo ci fu un colpo di stato.

La frattura divenne insanabile. I gruppi ribelli del Nord, esclusi dall’appartenenza all’“ivoirité”, si scontrarono con il Sud cristiano. Nel 2002 la situazione precipitò in una guerra civile.

Il paese era dilaniato da divisioni insormontabili e Drogba assistette da lontano al crollo della sua terra natia, un dramma che lo segnò profondamente e contro cui sentì il bisogno di battersi per riportare pace e unità. Il campione avrebbe presto capito che poteva svolgere un ruolo chiave per il suo popolo, usando il calcio come strumento di riconciliazione.

DA MARSIGLIA A LONDRA

Mentre la Costa D’Avorio piombava nel caos, dalle sue terre emergeva una generazione di talenti calcistici come i fratelli Touré, Eboué e Zokora, ma su tutti spiccava lui, Drogba, che nella prima stagione al Guimgamp realizzò 17 gol. Nel frattempo esordì in nazionale, in una sconfitta per 3-0 contro il Camerun, ma ormai era chiaro a tutti che doveva essere il leader della squadra e del paese.

Prima però doveva consacrarsi in un top club europeo. L’Olympique Marsiglia investì 6 milioni per accaparrarselo e fu subito ripagata. In un solo anno Drogba si prese la scena con 19 gol in campionato, vincendo il premio di miglior giocatore della Ligue 1 e in Coppa UEFA fu decisivo con 6 reti, trascinando il Marsiglia alla finale poi persa con il Valencia.

Ormai Drogba era una stella affermata. E fu così che il Chelsea, con il suo nuovo ambizioso progetto voluto dall’imprenditore russo Roman Abramovich, lo acquistò per 38 milioni di euro come uomo simbolo per competere con Arsenal e Manchester Utd. Lo Stamford Bridge era pronto ad ammirare le prodezze del nuovo idolo ivoriano.

LEGGENDA BLUES

Al Chelsea Drogba scrisse pagine leggendarie: 164 gol, 4 Premier League, 4 FA Cup, 3 Coppe di Lega e soprattutto la agognata Champions League nel 2012. In quell’edizione, Drogba trascinò i Blues con leadership, sacrificio e abnegazione. Sua la rete decisiva in finale con il Bayern che realizzò il sogno dei tifosi londinesi, dopo le delusioni in semifinale del 2008 e 2009.

Come scrisse Frank Lampard, senza Drogba né lui né il club avrebbero raggiunto quei traguardi. Didier fu decisivo nelle partite che contavano, un leader nello spogliatoio e un grande amico fuori dal campo. Un onore per tutti giocare al suo fianco.

Drogba rese grande il Chelsea e il club rese grande lui. Un rapporto speciale tra un campione che ha scritto la storia del club londinese e che insieme toccarono vette impensabili, realizzando un connubio che ancora oggi è ricordato con ammirazione dai tifosi di tutto il mondo.

OLTRE I CONFINI DEL RETTANGOLO DI GIOCO

Gli anni d’oro di Drogba al Chelsea lo consacrarono leggenda del club, ma la sua importanza va ben oltre i successi sportivi. Mentre segnava valanghe di gol in Inghilterra ed Europa, lottava per riportare stabilità politica e sociale nella sua Costa D’Avorio dilaniata dalla guerra civile.

Quando indossava la maglia arancione degli Elephants, non giocava solo per vincere, ma per unire un paese spaccato nel suo momento peggiore. Prima di lui, gli ivoriani non avevano mai vissuto la gioia di partecipare a un Mondiale, solo una vittoria in Coppa d’Africa nel 1992.

La prima storica qualificazione ai Mondiali in Germania del 2006 arrivò con il paese ancora in guerra, quando Drogba alzò la voce, chiedendo di deporre le armi, tenere libere elezioni e ritrovare la pace. Promise che quella festa avrebbe unito la nazione e pretese di mantenere quell’impegno.

Con la sua leadership trascinò la Costa D’Avorio fuori dall’abisso; usò il calcio come strumento di riconciliazione, lottando per un ideale più grande di qualunque vittoria sul campo. Il campione si fuse con l’uomo, in una missione che va ben oltre lo sport.

LA PARTITA DELLA PACE

Drogba però non si arrese dopo il mancato accordo per le elezioni nel 2006: fedele alla sua tenacia, l’anno successivo intervenne di nuovo sulla questione. Chiamò il presidente Laurent Gbagbo per organizzare una partita di qualificazione alla Coppa d’Africa tra Costa D’Avorio e Madagascar nella città ribelle di Bouaké.

Fu l’evento perfetto per costruire ponti e avviare la riconciliazione tra le fazioni. Una partita in cui tutti, da qualsiasi parte del paese, erano uniti dallo stesso obiettivo. E così fu: quella gara, vinta 5-0 dagli Elefanti, riunì persone di diverse parti del paese che ritrovarono la fratellanza.

Grazie alla sua perseveranza e al potere aggregante del calcio, Drogba riuscì laddove la politica aveva fallito. Quella storica partita a Bouaké segnò l’inizio di un percorso di pacificazione che porterà la Costa D’Avorio fuori dalla guerra fratricida. Ancora una volta, dimostrò come con impegno e dedizione si possano raggiungere grandi traguardi, dentro e fuori dal campo.

L’IMPRESA DI DROGBA

Dopo quella storica partita, i leader delle fazioni in guerra si accordarono per indire elezioni e deporre le armi. Grazie all’impegno di Drogba, il calcio aveva unito un paese lacerato dall’odio e poco a poco, le armi sparirono dalla Costa D’Avorio.

I suoi gol e il suo carisma fermarono una guerra civile che purtroppo riesplose tre anni dopo, quando un candidato del Nord non venne riconosciuto vincitore delle elezioni. Ma nella prima guerra fu decisivo l’intervento di quel ragazzo che aveva sofferto partendo dal suo paese a 5 anni. Drogba, mentre segnava in Inghilterra, non perse mai di vista il suo Paese, impegnandosi per unirlo.

La sua incredibile storia dimostra come dentro e fuori dal campo, il potere del calcio, compì un’impresa straordinaria: fermare una guerra fratricida, anche se per poco.

A proposito di Cristian La Rosa

Cristian La Rosa. Classe ’76, ama il calcio e lo sport in generale. Segue con passione il calcio internazionale e ha collaborato con alcuni web magazine. È il fondatore, ideatore ed editore.

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