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foto: skysports.com

Diritti TV, abisso tra Premier e Serie A

La Premier vola, la Serie A arranca: dove abbiamo sbagliato? Analisi impietosa del divario coi rivali inglesi

La Premier League continua a correre, la Serie A arranca. Il divario tra i due campionati si fa sempre più ampio, come testimoniano i numeri stratosferici del nuovo contratto televisivo firmato Oltremanica per il quadriennio 2025-2029: 7,8 miliardi complessivi, quasi 2 miliardi a stagione. Cifre che farebbero girar la testa a chiunque, con buona pace di Richard Masters che si frega le mani.

E in Italia? Qui il palcoscenico che per due decenni è stato il più prestigioso al mondo langue nei bassifondi del calcio europeo e non riesce proprio a risollevarsi. Le responsabilità sono molteplici, ma di certo l’annosa questione degli stadi fatiscenti, da ricostruire o ammodernare, ci pone in grave ritardo in questa speciale corsa al benessere economico. Un gap infrastrutturale che rischia di diventare incolmabile.

NUOVO RECORD DIRITTI TV

L’accordo da capogiro firmato dalla Premier League per il 2025-2029 è una gradita sorpresa per il massimo campionato inglese. Dopo l’impennata degli anni d’oro, molti temevano un rallentamento, soprattutto alla luce del nuovo accordo post-Covid, quando per la prima volta in un quarto di secolo i diritti domestici avevano smesso di crescere. A tenere a galla il sistema ci avevano pensato i proventi dall’estero, segno che in Premier non si adagiano sugli allori e già lavorano per sondare nuovi orizzonti televisivi.

La torta miliardaria dei diritti TV del calcio inglese ha visto grande protagonista Sky UK, che ha messo a segno il colpaccio assicurandosi la fetta più grossa: ben 215 partite a stagione, 100 in più rispetto a oggi. Complessivamente l’offerta salirà da 200 a 270 gare, escluse come sempre le sfide del sabato pomeriggio delle 16, invariabile rito del calcio d’Oltremanica.

Tra le altre emittenti, conferme per la BBC, che proseguirà nella ritrasmissione dello storico Match of the Day del sabato sera, e per TNT, a cui andranno 52 partite delle 13.30 e turni infrasettimanali. Grande assente Amazon, che pure nel 2019 si era affacciata sulla Premier con la trasmissione natalizia del Boxing Day: stavolta ha fatto un passo indietro, lasciando campo libero agli altri competitor.

PREMIER-SERIE A, IL RAPPORTO SHOCK

In Premier League non c’è partita, in tutti i sensi. Il divario con la Serie A sulla torta dei diritti TV sfiora ormai il rapporto di uno a due: 900 milioni di euro a stagione in Italia, quasi il doppio Oltremanica. Merito certo di un prodotto calcistico qualitativamente eccellente, che non tradisce mai le aspettative. Ma a fare la differenza è anche e soprattutto la compattezza dei presidenti inglesi, che davanti al business sanno mettere da parte rivalità e beghe personali per perseguire obiettivi comuni.

In Italia è tutta un’altra musica: anziché guardare lontano, ci si divide e si combatte persino con colpi bassi pur di prevalere momentaneamente sul rivale di turno. Manca la cultura imprenditoriale che in Premier traspare anche da uno stile più sobrio e meno incline alla dichiarazione ad effetto. Ecco perché, tra polemiche intestine e orizzonti corti, il nostro calcio langue. E il divario cresce anno dopo anno.

DA NOI POLEMICHE STERILI E MANCANZA DI SISTEMA

Insomma, in Premier League hanno saputo creare un prodotto calcistico invidiabile e appetibile. Certo, non è tutto oro quel che luccica e anche Oltremanica i prezzi lievitano a vista d’occhio, rendendo lo stadio un lusso per pochi. Ma nel complesso l’immagine che arriva all’estero è di alto livello: dentro e fuori dal rettangolo verde.

La cornice di contorno funziona alla grande, con leggi severe contro violenza e razzismo. I commentatori sono preparati e mai sopra le righe. Un grande show che attira investitori e rimpingua le casse dei club. In Serie A troppo spesso ci si arena invece in polemiche sterili che offuscano il prodotto. Certo, la questione stadi non aiuta, ma guai a prendersela solo con le strutture fatiscenti.

Il problema è più profondo e culturale: in Italia manca la capacità di fare sistema che in Premier è un mantra. E finché le cose non cambieranno, il divario è destinato ad allargarsi.

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