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Dollari e tradizione, i destini incrociati di Liverpool e Manchester City

Dollari contro tradizione, sceicchi contro vocazione internazionale. Il City abdica e Liverpool torna a dominare, come fu sempre nel passato.

di Stefano Ravaglia

La storia e la tradizione paiono aver messo a posto le cose. Il Liverpool, in formato diesel, batte 2-0 l’Aston Villa sonnecchiando nel primo tempo e pungendo nella ripresa. La rete di Jones, classe 2001, evidenzia ancora una volta quanto i reds lavorino bene pure nel settore giovanile, oltre che a spender bene i soldi. Il Manchester City, di contro, cade contro il Southampton beccando gol da metà campo, e perdendo la nona partita in stagione. L’incrocio di pochi giorni fa, con gli uomini di Guardiola che hanno travolto i neo campioni d’Inghilterra, è già acqua passata.

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Il Manchester City, dopo l’oblio quarantennale, è tornato protagonista del campionato d’oltremanica. Lo ha fatto vincendolo quattro volte, alzando pure FA Cup e coppe di Lega, il tutto  coi petrol dollari dello sceicco Mansour, ma anche meritatamente, con un gioco travolgente e una sfilata di campioni da far invidia. Quest’anno aveva pure la panchina lunga (non che gli altri anni non avesse riserve) e ha definitivamente sdoganato il talento di Foden, folletto d’alta classe sempre più titolare. Manca il successo europeo, ma di certo non si può non render e l’onore delle armi all’altra Manchester, che per anni ha vissuto all’ombra di Alex Ferguson e del suo ciclo.

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Il Liverpool è altra pasta. La tradizione e la storia pesano, ed è su questo che i tifosi dei reds, su di giri per il fresco successo dopo trent’anni di digiuno, che i tifosi si appoggiano per punzecchiare i rivali. E forse hanno ragione: il Liverpool, rilevato nel 2010 dalla Fenway Sport, i proprietari anche dei Boston Red Sox di baseball, non ha sfoderato solo la propria disponibilità economica ma soprattutto il suo curriculum.

Quello di un club ha scritto la storia con più continuità, se si eccettua per un decennio, gli anni Novanta, di ricambio generazionale e vicende varie, facendo pesare il suo mito soprattutto in Europa, dove è al terzo posto per Coppe Campioni vinte dietro a Real e Milan. Forse è anche questo che in questa annata così strana ma che il Liverpool ha marchiato a fuoco sin dall’inizio, che ha fatto la differenza. Anche le beffe del recente passato, in campo nazionale e internazionale, avevano fatto capire che i rossi c’erano, perché quando si entra ad Anfield, tempio del club dal 1892, la musica che suona è diversa. Le strade così opposte di questa domenica di luglio e di calcio imprevisto, sembrano comunicare questo.

Il destino pare aver rimesso i binari della tradizione al loro posto, anche se è presto per dirlo: il Liverpool di certo potrà rivincere questa Premier, mentre il City, perso il leader Kompany e presto anche David Silva, che chiuderà a fine stagione la sua esperienza in blu, deve quasi reinventarsi. A meno che non sia l’Europa il terreno di conquista dei guardiolani, cosa che rappresenterebbe la ciliegina su una straordinaria torta alla quale manca solo la perla internazionale, dato anche i campioni in carica sono fuori. Ma parliamo di un club dalla tutt’altro che spiccata vocazione europea, al contrario dei rivali rossi.

Il tabù verrà sfatato? Di certo, due squadre che ci hanno fatto divertire in modo autentico in questi ultimi anni. E la sensazione è che il duello non sia ancora terminato.

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