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E da Anfield si alzò un grido: “We’re gonna win the League!”

Stasera altra tappa a Wolverhampton. Il popolo rosso sa che tre decenni di digiuno stanno per terminare

di Stefano Ravaglia

Ero a Liverpool, l’ultima domenica. A volte nella vita capitano cose bizzarre: non avevo il biglietto per Liverpool-United, un altro grande show dei kloppiani, terminato con un 2-0 rotondo che avrebbe potuto essere anche più largo.

Ma in certe occasioni, anche senza biglietto, si ha un vantaggio: vedere ciò che accade fuori in un momento che non potrai mai vedere se sei impegnato sulle gradinate. Intorno ad Anfield era calato il silenzio dopo che l’orda di gente rossa aveva ascoltato cantare Jamie Webster, aveva circondato le vie adiacenti fermandosi a farsi fotografare davanti al murales di Alexander Arnold, e aveva acceso fumogeni rossi al passaggio del pullman; tutti dentro, e come da una pentola che ribolliva veniva sparato in aria il consueto “You’ll never walk alone”. I pub intorno erano pieni e puntellati di maxischermi.

Io, per questioni personali, mi trovavo invece su un taxi, proprio alle 16.30, ora del calcio d’inizio: il tassista però mi è venuto in soccorso. Irreprensibile, aveva il cellulare acceso sulla partita. Poteri della tecnologia. Ecco, e mentre andavamo ho osservato il cielo: tutto puntellato di nuvolette e di un colore arancione brillante. Era quasi il tramonto e lo spettacolo era straordinario. Il gol di Van Dijk l’ho visto lì, sul sedile posteriore di quel taxi, esultando insieme al tassista.

Stasera il turno infrasettimanale di Premier si chiude con i reds impegnati a Wolverhampton e in cerca della ventitreesima vittoria in ventiquattro partite. Il gol di Salah, che invece ho visto poi in un pub insieme a tutti gli altri tifosi, domenica ha come stappato una bottiglia. Il tappo è saltato perché da Anfield, alla fine, si è alzato “You’re gonna believe us…”. Dovete crederci. Vinceremo il campionato. Mai era accaduto prima, come se la vittoria contro gli arcirivali avesse fatto capire che davvero stavolta sarà l’anno giusto.

Il Liverpool che negli ultimi anni era crollato nei mesi invernali, stavolta non fa una piega, almeno per adesso. La partita del Molinex non è semplice, ma è il solito ritornello. Sedici punti di vantaggio, potenziali diciannove se la squadra di Klopp vincerà sia stasera che mercoledì nel recupero contro il West Ham a Londra, dove lo scorso anno lasciò due punti decisivi per il titolo sfumato all’ultima giornata.

Gli aggettivi ormai li abbiamo usati tutti, la scaramanzia ormai è circondata di champagne e “19”, il numero che il Liverpool aspetta di mettere sui suoi documenti ufficiali e nella sua bacheca dal 1990, anno del diciottesimo titolo. Con una rosa forse più precaria del City, i reds stanno facendo il vuoto. Niente tiki-taka, ma gioco armonioso che punta subito al sodo. Linee vicine, pressing alto, tutti i protagonisti sono coinvolti.

Il Wolverhampton, reduce dalla rimonta a Southampton da 0-2 a 3-2, ha eliminato per due volte il Liverpool dalla FA Cup, in cui sarà impegnato domenica contro lo Shrewsbury. Precedenti a cui attaccarsi, ma disperatamente. Perché anche al Molineux toccherà credere a quel coro di fine partite: “We’re gonna win the league…”.

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