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Tutte le creature calcistiche Red Bull sparse nel mondo

Editoriale; Dal Vangelo secondo Red Bull

Ci siamo abituati ad associare il marchio Red Bull allo sport grazie alla Formula 1. I successi di Sebastian Vettel con la scuderia austriaca fecero capire sin da subito che per la Ferrari ora il nemico non arrivava solo più dalla Germania (Mercedes), ma anche il piccolo Stato alpino aveva tutte le intenzioni di dire la sua nel Circus della Formula 1. Sarà un caso, ma dal primo successo di Vettel in poi la Rossa non ha più vinto un titolo. Negli ultimi anni Hamilton è tornato a dominare il campionato con la sua Mercedes (e quando non ha vinto lui l’ha fatto il suo compagno di scuderia Rosberg), Vettel è passato a Maranello (senza più vincere nessun titolo) e la Red Bull si attesta come terza scuderia del mondiale, con Ricciardo e Verstappen sempre pronti a rosicchiare punti ai rivali maggiormente titolati.

Nella Formula 1 Red Bull ha anche un secondo team, la Toro Rosso, con sede a Faenza. Questa è in tutto e per tutto la seconda squadra del colosso austriaco, la scuderia dove vengono mandati a farsi le ossa i campioni (o presunti tali) del futuro.

Ma Red Bull è molto di più. Avete presente quelle simpatiche corse dove si affrontano macchine costruite con pezzi di fortuna e assemblate da giovani ragazzi vogliosi di stupire? Sono tutte sponsorizzate Red Bull. I tuffi dalle grandi altezze? Sponsorizzati Red Bull, che ha talmente tanta voce in capitolo che ha reso quest’ultima disciplina (con piattaforma da 27 metri) olimpica. Sport estremi in generale? Un buon 70% sono sponsorizzati Red Bull.

Red Bull, dal suo ingresso nel mondo degli sport, ha rivoluzionato il concetto stesso di sport, trasformandolo e portandolo al livello 2.0.

La Red Bull ha sede nel paesino di Fuschl Am See, millecinquecento abitanti, Austria. Di questi millecinquecento abitanti, un terzo lavora per la multinazionale. Praticamente, una famiglia di tre persone di Fuschl Am See ha almeno un componente impiegato in azienda.

Nel mondo i dipendenti Red Bull sono circa undicimila e nel 2015 (ultimi dati di riferimento da me ritrovati) ha fatturato un qualcosa tipo 5900 miliardi di euro. Da quando ha deciso di entrare nel mondo dello sport spende ogni anno circa mezzo miliardo. Briciole, per chi possiede un fatturato tale. Nella sola Austria possiede una squadra di hockey e tre di calcio (la squadra di Formula 1 ha invece sede a Milton Keynes, Inghilterra). Già, il calcio. Che interessi ha Red Bull nel calcio?

Internazionale Red Bull

Nel 2005 Red Bull si toglie la maschera di mecenate pronta a sovvenzionare ogni attività agonistica in nome dell’amore per lo sport ed entra con fare da gangster nel mondo del calcio. L’Austria Salisburgo, storica compagine austriaca, viene acquisita dal colosso e cessa di esistere. Sì, esattamente: l’Austria Salisburgo come la conoscevamo cessa di esistere il giorno del passaggio di proprietà. Red Bull non si limita ad acquistare la squadra: le cambia nome, le cambia organigramma societario e le cambia colori sociali. Le maglie viola dell’Austria Salisburgo vengono sostituite da quelle bianche con finiture rosse scelte dagli Energy drinker. Il simbolo viene cambiato e appaiono, all’altezza del cuore, due tori rossi, stemma inconfondibile dell’azienda. I tifosi dell’Austria Salisburgo protestano, si mettono di traverso e provano la qualunque per evitare l’esproprio, ma non vi è nulla da fare.

L’Austria Salisburgo tornerà a vivere grazie ai suoi tifosi, ripartendo dalle infime serie regionali austriache. Ma per amore e resistenza non vi è serie che tenga: mai con la Red Bull, sempre al fianco dell’Austria Salisburgo.

Nel frattempo, la nuova proprietà mette in panchina Giovanni Trapattoni e il Red Bull FC Salzburg inizia ad inanellare successi nazionali, sparigliando la concorrenza e rendendo il campionato austriaco uno dei più scontati del Vecchio continente.

Non paghi dell’acquisto dell’ex Austria Salisburgo, i dirigenti Red Bull acquistano anche un altro team austriaco, al quale cambiano nome e sede (trasferendolo proprio a Salisburgo) e facendolo diventare la seconda squadra della compagine campione d’Austria. Secondo le regole della federcalcio austriaca, le seconde squadre non possono giocare nei campionati professionistici, ma la regola è presto aggirata: la squadra viene rinominata Liefering (dal nome del quartiere di Salisburgo nel quale ha trovato dimora), ed anche se i colori sociali sono gli stessi della Red Bull FC Salzburg la federazione austriaca non ha più strumenti per fermare questa nuova squadra. Il Liefering milita in Eerste Liga, la nostra serie B, ed è a tutti gli effetti la squadra nella quale la dirigenza Red Bull manda i giovani più interessanti delle sue academy a farsi le ossa, sperando di vederli pronti nel giro di un paio d’anni per il salto in prima squadra.

Oltre al Liefering vi è poi il vero e proprio Red Bull FC Salzburg II, la seconda squadra reale della compagine di Salisburgo, che milita nella quarta serie nazionale. Insomma, Red Bull ha messo prepotentemente le mani sul calcio austriaco, fregandosene della passione dei tifosi e della storia delle società in nome del profitto e dell’immagine.

Fino a questo momento, in campo europeo, la Red Bull FC Salzburg non ha ottenuto grandi successi: non è mai riuscito ad entrare nella fase a gironi della Champions League e il massimo traguardo raggiunto è stata la semifinale di Europa League della scorsa stagione, dove venne eliminato dal Marsiglia.

Va però riconosciuto a Red Bull di aver lanciato nel “calcio che conta” diversi prospetti interessanti, tra i quali spicca Sadio Manè, giocatore fondamentale del Liverpool di Jurgen Klopp.

Nel 2006, un anno dopo lo sbarco nel calcio austriaco, il colosso acquista la storica franchigia statunitense dei New York Metrostars. Anche in questo caso la società viene smontata pezzo per pezzo e rimontata con nomi diversi; i colori sociali e il simbolo vengono cambiati e la squadra si trasferisce alla Red Bull Arena, nuovo stadio da ventimila posti costruito in New Jersey, perciò fuori da New York.

A fronte di un investimento che poteva apparire rischioso, soprattutto per la poca attrattiva che ha il soccer sull’americano medio, Red Bull ha vinto anche questa scommessa: ha da subito abbassato il prezzo dei biglietti d’ingresso allo stadio e si è buttata sul mercato alla ricerca di giocatori-testimonial pronti a sposare la causa. Rafa Marquez e Thierry Henry i due nomi maggiormente altisonanti che hanno vestito le maglie bianche con finiture rosse dei New York Red Bulls.

Fino a questo momento i New York Red Bulls non hanno vinto nessun titolo importante, ma il seguito continua ad essere buono e la dirigenza sembra paziente: con gli investimenti previsti per il futuro il titolo non dovrebbe tardare ad arrivare.

Nel 2007 è la volta del Sud America. Gli Energy drinker acquistano il titolo sportivo di una squadra militante nella quarta serie paulista (il campionato di San Paolo, il secondo più importante dietro quello di Rio de Janeiro).

Nemmeno a dirlo, la squadra si ritrova ad indossare maglie bianche con finiture rosse, il simbolo sul petto sono due tori rossi e il nuovo nome è Red Bull

Brasil, per i suoi tifosi “Toro Lokos”. Nel giro di pochi anni la squadra di Campinas, cittadina a novanta chilometri da San Paolo, si è ritrovata nella massima serie del Paulistao e l’obiettivo ora è di portarla al Brasileirao, il campionato brasiliano che raggruppa tutte le migliori squadre dei vari campionati statali.

Nel 2008 parte la campagna d’Africa della Red Bull. Il colosso sbarca in Ghana, acquistando un team locale al quale vengono cambiati il nome, il simbolo e i colori sociali come da tradizione. L’idea degli Energy drinker è quella di fare di questa squadra ghanese la fucina di talenti africani da far sbarcare in Europa una volta ritenuti all’altezza del campionato austriaco.

Nel giro di un anno però, e abbastanza sorprendentemente, il progetto ghanese fallisce e la squadra viene venduta al Feyenoord, che prosegue nel progetto Red Bull limitandosi semplicemente a cambiare nome alla squadra.

Ma è proprio nel 2009, anno del fallimento del progetto-Africa, che Red Bull assesta il colpo da grande campione.

Lipsia, mezzo milione di abitanti nella ex Germania dell’Est, nessuna squadra di riferimento nelle prime serie nazionali. Red Bull tenta l’acquisto del Sachsen, una delle due squadre storiche della città, che però fallisce per la testardaggine dei tifosi. Si ripiega così, facendo spallucce ai problemi, sul SVV Markranstadt, piccola squadra di un piccolo sobborgo alle porte della città. Anche in questo caso i tifosi le provano tutte per scongiurare l’acquisto, ma dopo aver ricevuto la promessa della fondazione di un nuovo SVV Markranstadt le proteste cessano e le porte del calcio tedesco si aprono per il colosso austriaco. Come da copione, il nome della società viene cambiato, così come i colori sociali, il simbolo e la sede. Red Bull si accolla i costi di ristrutturazione dello Zentralstadium di Lipsia, portandolo alla capienza di quarantacinquemila posti e trasformandolo in Red Bull Arena, esattamente lo stesso nome dello stadio di Salisburgo, del New Jersey e di Campinas.

Sul nome però questa volta sembrano esserci problemi. Già, perché in Germania (eccezion fatta per il Bayer Leverkusen) non si può avere il nome dello sponsor. Come fare quindi? Presto detto: la nuova squadra di Lipsia si chiamerà RB Lipsia, dove RB sta per Rasen Ball (campo da calcio) e non per Red Bull. Il simbolo sarà il solito invece, con i due tori rossi all’altezza del cuore.

Risolto il piccolo inconveniente legato al nome del club, ora gli sforzi della dirigenza si concentrano su un altro aspetto del calcio tedesco che non può essere sottovalutato. La federcalcio tedesca obbliga i club al “50%più 1”: in pratica, il club deve essere per metà di proprietà della dirigenza e per metà di proprietà dei tifosi, che acquistano quote e partecipano alla vita ed alle scelte societarie. Come aggirarlo? Anche in questo caso è presto detto: Red Bull si intesta il 49% della società e lascia il restante 51% a quattordici soci, anch’essi dirigenti Red Bull. Ogni quota della società costa 800 euro, esattamente dieci volte tanto la media del costo delle azioni delle altre squadre di Bundesliga. Il costo così elevato è dovuto alla voglia di disincentivare i tifosi all’acquisto di una singola quota, lasciando così il 100% della società nelle mani degli austriaci.

La Rasen Ball Lipsia ha scalato tutte le serie tedesche, fermandosi in Zweite Liga (la serie B) per due stagioni, prima di sbarcare, nel 2016/2017 in Bundesliga dove, a fine stagione, chiude seconda alle spalle del Bayern Monaco e si qualifica alla Champions League 2017/2018, riuscendo al primo tentativo dove i fratelli di Salisburgo hanno sempre fallito.

In questa stagione si ritrova invece in Europa League ed ironia della sorte viene sorteggiata nello stesso girone della Red Bull FC Salzburg. A sorpresa, nell’ultima giornata del girone, il Rosenborg, ultima del gruppo, trova il pareggio proprio contro i tedeschi, rendendo vano il successo degli austriaci in casa del Celtic Glasgow, che ringrazia i norvegesi ed elimina la Rasen Ball Lipsia dall’Europa League. Il sogno di portare ai sedicesimi entrambe le creature tramonta mestamente.

Red Bull ti mette le aliii!

Cosa aspettarci per il futuro? Come abbiamo visto, i successi veri e propri del marchio Red Bull nel calcio stanno tardando ad arrivare, ma guai a pensare che il colosso austriaco tirerà presto i remi in barca. Al momento, il progetto maggiormente strutturato, e maggiormente vincente, è senza dubbio quello di Salisburgo e tutto fa pensare che l’obiettivo degli Energy drinker sia quello di arrivare in fondo ad una competizione europea al più presto con la squadra austriaca, magari già quest’anno. Per questo motivo nel mercato di gennaio potrebbero essere fatti altri importanti investimenti, nel tentativo di rendere la Red Bull FC Salzburg una delle favorite per la conquista dell’Europa League 2018/2019.

Nel lungo periodo è però sicuramente la compagine di Lipsia ad interessare maggiormente la dirigenza Red Bull: al momento dell’acquisto del SVV Markranstadt i nuovi proprietari si sbrigarono a garantire “investimenti per cento milioni di euro nel giro di dieci anni” e fino a questo momento sono stati di parola. Considerando poi che dopo i primi due anni di Bundesliga la squadra ha sempre ottenuto la qualificazione in Europa, ci viene naturale pensare che l’ “appetito vien mangiando” e perciò la Rasen Ball Lipsia potrebbe presto soppiantare la sorella di Salisburgo nel cuore della dirigenza austriaca. Il mercato del calcio tedesco, sia per questioni televisive che per questioni di attrattiva tout court, non è minimamente paragonabile a quello austriaco e per chi come Red Bull punta tutto sul nome questa non è cosa da poco conto.

Sicuramente fino a questo momento la lattina ha messo le ali alle varie compagini che si sono viste acquistate dagli austriaci, ma tutto fa pensare che il volo vero e proprio debba ancora iniziare.

Sta a noi impedirlo. Tipo come faranno i tifosi del Borussia Dortmund a gennaio, che non seguiranno la squadra nella trasferta di Lipsia.

Se non ti seguo non esisti. Proviamo a resistere, si può.

 

Di Davide Ravan

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un commento

  1. Il fatturato di 5900 miliardi di euro è chiaramente spropositato. Il fatturato del 2015 a cui ti riferisci è probabilmente di 5,9 miliardi di euro. Oggi, infatti, è di circa 6 miliardi. Ciò inficia il ragionamento che ne segue, perché 500 milioni di investimento nello sport rispetto a 6 miliardi non sono affatto briciole, ma una fetta consistente.