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Essere Sergio Perez

Il campionato di Formula 1 più lungo della storia – 23 gare nel 2021! – avrà ancora con sé Sergio Perez.

Giustizia sportiva è fatta: alla fine Red Bull si è convinta e il pilota messicano affiancherà Max Verstappen, con Alex Albon ‘retrocesso’ nel ruolo di terzo pilota.

Contratto di un solo anno, ma autentica chance per quel salto di qualità che nella carriera di Checo è sempre mancato e non per suoi demeriti.

Classe 1990, trafila classica iniziata a soli 6 anni con i kart e proseguita con le monoposto, da sempre sponsorizzato (e quindi supportato) dalla società di telecomunicazioni messicana Telmex.

Nella stagione 2010, in GP2, conquista cinque vittorie e contende il titolo a Pastor Maldonado: Sauber, attratta da tanto talento – e relativo main sponsor – lo ingaggia per due stagioni al fianco del giapponese Kamui Kobayashi. Pochi giorni dopo entra a far parte della Ferrari Driver Academy.

Praticamente il passaggio inverso rispetto a quanto accade ora.

Prima stagione ed è subito protagonista: al debutto in Australia è 7° grazie ad una strategia azzeccata, piazzamento revocato tuttavia per un’irregolarità tecnica della vettura.

Al netto di un brutto incidente a Monaco non sfigura, racimolando 14 punti che gli valgono il sedicesimo posto nella classifica assoluta.

L’esplosione tarda poco, ha una data e un luogo preciso: 25 marzo 2012, circuito di Sepang. Gran Premio di Malesia, seconda prova del mondiale 2012.

Partito in quinta fila, risale fino ad acciuffare il leader della gara Fernando Alonso. Che guida una Ferrari. Lo tallona ma quando il sorpasso sembra imminente commette un lungo ‘fatale’ sul quale ancora oggi si maligna.

Torna sul podio in Canada, terzo, mentre a Monza, rimonta dalla quindicesima piazzola fino al secondo posto finale, alle spalle di Lewis Hamilton.

Lo sliding doors con Lewis Hamilton

All’indomani del Gran Premio di Singapore viene annunciato il suo passaggio in McLaren proprio in sostituzione di Lewis, in procinto di approdare in Mercedes. Checo esce dalla FDA, inevitabile, e conclude il campionato senza più racimolare punti.

Ma è la mossa dell’anglocaraibico ad apparire un azzardo dal momento che lascia una vettura in quel momento ancora al vertice per sposare una causa eufemisticamente complicata alla luce del deludente triennio di Sua Maestà, Michael Schumacher.

Il 2013 porta in dono a Sergio la MP4-28, un disastro senza mezzi termini firmato Paddy Lowe. Ad inasprire la situazione c’è anche la non sempre idilliaca coabitazione con Jenson Button, unica gioia – si fa per dire – stagionale è un 5° posto rimediato nel GP d’India.

A fine campionato arriva la ciliegina: McLaren lo scarica in favore del debuttante Kevin Magnussen. Mentre Hamilton si accinge a riscrivere le statistiche della Formula 1.

Praticamente un doppio carpiato alla rovescio nel giro di un anno.

Il ripiego si chiama Force India.

Credit: MotoRefrain

Tre stagioni al fianco di Nico Hülkenberg gli fruttano 4 terzi posti e svariate soddisfazioni: nel 2016 supera per la prima volta i 100 punti stagionali chiudendo settimo assoluto in classifica generale.

L’ anno successivo è altrettanto positivo, praticamente una fotocopia, anche se si ritrova nel box un pilota che ha le fattezze del ‘nemico’ e non del compagno di squadra: Esteban Ocon.

Nel 2018 continua a firmare piccoli capolavori: terzo a Baku e costantemente a punti nonostante il caos interno al team che diventa Racing Point Force India dopo aver rischiato di chiudere i battenti.

Nessun podio nel bilancio 2019 ma Sergio è sempre pronto a capitalizzare ogni situazione, doppiando nel punteggio il giovane compagno di scuderia Lance Stroll. Il figlio del proprietario, per intenderci.

Come per un ottimo vino, la consacrazione autentica avviene alla decima stagione nel Circus: pur avendo saltato il doppio week end inglese in seguito alla positività al SARS-CoV-2, conclude ai piedi del podio della classifica generale assoluta.

Il 2020 è anche l’anno della prima vittoria, al Gran Premio del Sakhir, al termine di una spettacolare rimonta dall’ultimo posto causa incidente al primo giro con Charles Leclerc e Max Verstappen.

Ed ora, Red Bull. Finalmente.

Come canta il Profeta di Zocca: ‘Io sono ancora qua, eh già’.

About Cristian La Rosa

Cristian La Rosa. Classe ’76, ama il calcio e lo sport in generale. Segue con passione il calcio internazionale e ha collaborato con alcuni web magazine. E' il fondatore e l’ideatore.

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