Con cinque squadre inglesi tra le prime otto del girone unico e un dominio che non rispecchia nemmeno la classifica della Premier, la Champions League sta raccontando quanto il calcio inglese sia ormai un sistema a parte rispetto al resto d’Europa.
Nel pieno della sua fase a girone unico, la Champions League 2025/26 sta raccontando molto più di quanto dicano i punteggi. Con una sola giornata ancora da disputare, salta subito all’occhio un dato che racconta il potere di un’intera lega: cinque delle prime otto squadre della classifica provengono dalla Premier League. Parliamo di Arsenal, Liverpool, Tottenham, Newcastle e Chelsea. E appena fuori dalla zona d’élite, all’11° posto, c’è anche il Manchester City, distante solo per differenza reti.
Un dominio netto, peraltro non speculare rispetto alla classifica della Premier stessa. Se è vero che Arsenal e City occupano le prime due posizioni in patria, il Liverpool è quarto e in stagione non sta brillando; il Chelsea è sesto, il Newcastle ottavo, e il Tottenham addirittura in 14ª posizione. Insomma, club che nel loro campionato vivono momenti altalenanti si trasformano in potenze quasi inarrestabili in Europa.
IL PESO ECONOMICO DELLA PREMIER LEAGUE
La spiegazione? Il valore assoluto della Premier League. Il campionato inglese è il più ricco del mondo, soprattutto grazie ai ricavi stratosferici dei diritti TV. Questo permette anche alle squadre di metà classifica di costruire rose profonde, affidarsi a staff all’avanguardia e competere ad altissimo livello in Europa.
Nel solo mercato estivo, i club inglesi hanno speso circa 3 miliardi di euro, contro gli 800 milioni della Serie A, che è seconda in questa speciale classifica. Una distanza abissale che si riflette inevitabilmente nei confronti diretti in Champions. Emblematico il caso dell’Arsenal, che nella sfida contro l’Inter ha potuto permettersi il lusso di sostituire Gabriel Jesus con Viktor Gyökeres, un centravanti acquistato in estate per oltre 60 milioni di euro, e autore del gol del definitivo 3-1.

IL VANTAGGIO DEL FORMAT E DEI RITMI PREMIER
Il calendario inglese, a prima vista massacrante, diventa paradossalmente un’arma. Le squadre della Premier sono abituate a competere su tre fronti nazionali (campionato, FA Cup, Coppa di Lega), senza quasi mai poter rifiatare. Questo le rende pronte al ritmo Champions, dove l’intensità e la gestione degli sforzi sono fattori chiave.
In più, per regolamento UEFA, nella fase iniziale le squadre inglesi non possono affrontarsi tra loro, evitando così scontri diretti contro avversarie che conoscono benissimo e che figurano tra le più forti d’Europa. Una condizione favorevole, che permette loro di macinare punti senza doversi eliminare a vicenda.
UN DOMINIO CHE NON GARANTISCE LA GLORIA
Fin qui, la prestazione media delle inglesi è la migliore: più punti, più gol segnati, meno reti subite. Ma la Champions è una maratona che non perdona. Nelle ultime due edizioni nessuna squadra della Premier è arrivata in finale. E, nonostante il dominio economico, solo sette squadre inglesi hanno vinto il trofeo nelle ultime trenta edizioni: meno del solo Real Madrid, dominatore assoluto della competizione.
Ecco perché la presenza massiccia tra le prime otto non è garanzia di successo finale. Lo scorso anno, la prima Champions in formato girone unico fu vinta dal Paris Saint-Germain, che aveva chiuso quella fase addirittura al 15° posto.
SPERANZE E ILLUSIONI PER LE ITALIANE
Per le italiane, la situazione è meno brillante ma ancora tutta da giocare. Atalanta, Inter e Juventus occupano posizioni dalla 13ª alla 15ª e sono tutte matematicamente qualificate per gli spareggi. I bergamaschi sono a quota 13 punti, gli stessi di squadre come PSG, Chelsea, Newcastle: un dato che racconta quanto la classifica sia corta e ogni risultato dell’ultima giornata possa rivoluzionare lo scenario.
L’unica messa davvero male è il Napoli, al 25° posto. Fuori anche dagli spareggi, dovrebbe battere il Chelsea nell’ultimo turno per sperare nel passaggio del turno: un’impresa possibile, ma complicata. Il quadro che emerge da questa Champions League è chiaro: la Premier League è dominante come sistema, ma ciò non garantisce trofei. Le italiane, al contrario, sono chiamate a fare la differenza nella fase a eliminazione diretta, dove più volte hanno saputo sorprendere.
La Champions è anche questo: un torneo dove la potenza conta, ma la storia, la resilienza e l’abitudine a soffrire possono ancora dire la loro.
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