Photo: Arne Müseler

Sheffield United, il caso che mette alla prova i controlli

La liquidazione della società utilizzata per acquistare i Blades, il debito da 35 milioni di sterline e il trasferimento della proprietà aprono uno scenario delicato: ora EFL e IFR devono dimostrare quanto siano realmente efficaci i nuovi controlli.

Il primo vero banco di prova per il nuovo sistema di vigilanza sul calcio inglese potrebbe arrivare da Bramall Lane. Non dallo Sheffield Wednesday, come sembrava probabile soltanto pochi mesi fa, ma dallo Sheffield United, finito al centro di una vicenda societaria nella quale si intrecciano un debito da 35 milioni di sterline, il trasferimento della proprietà e una possibile violazione delle procedure previste dagli organismi di controllo.

La situazione non riguarda soltanto il futuro immediato dei Blades. In gioco c’è anche la credibilità dell’Independent Football Regulator, l’organismo istituito per impedire che operazioni societarie poco trasparenti o proprietà finanziariamente inadeguate mettano a rischio la stabilità dei club.

L’IFR sostiene di possedere gli strumenti per valutare “l’onestà, l’integrità e la solidità finanziaria” degli attuali proprietari e co-presidenti dello Sheffield United, Steven Rosen e Helmy Eltoukhy. Adesso potrebbe essere chiamato a dimostrare quanto quei poteri siano realmente incisivi.

DALLA LIQUIDAZIONE AL DEBITO DA 35 MILIONI

L’origine del caso è la liquidazione della COH Sports Bidco Limited, conosciuta come CSBL, la società attraverso la quale Rosen ed Eltoukhy avevano acquistato lo Sheffield United due anni fa.

La decisione dell’Alta Corte ha lasciato insoluto un debito di circa 35 milioni di sterline nei confronti di United World, la precedente proprietà guidata dal principe Abdullah. L’udienza sarebbe durata appena dieci secondi, senza che venisse contestata l’esistenza della somma ancora dovuta.

Il passaggio più controverso era però avvenuto due mesi prima. La proprietà dello Sheffield United era stata trasferita dalla CSBL a una nuova società madre, la 1919 Partners LLC. In questo modo, la società successivamente liquidata e il relativo debito non risultavano più direttamente collegati al club.

Formalmente, dunque, lo Sheffield United è rimasto fuori dalla procedura. È proprio questa separazione, tuttavia, ad avere alimentato gli interrogativi.

Il club ha definito la vicenda una questione tra gli attuali proprietari e il precedente azionista, tentando di prendere le distanze dalla liquidazione. Una spiegazione che, almeno per ora, non chiarisce perché il debito sia rimasto nella vecchia società né quali obblighi siano passati alla nuova struttura proprietaria.

IL PRECEDENTE DEL SOUTHAMPTON

Il calcio inglese ha già affrontato casi nei quali un club ha provato a distinguere la propria posizione da quella della società che lo controllava.

Nel 2009 la Southampton Leisure Holdings, allora società madre del Southampton, entrò in amministrazione controllata. I Saints sostennero che il club costituisse un’entità separata e non dovesse quindi subire conseguenze sportive. L’EFL arrivò a una conclusione differente e applicò una penalizzazione di dieci punti.

La vicenda dello Sheffield United presenta caratteristiche diverse e non può essere sovrapposta automaticamente a quel precedente. Le analogie, però, spiegano perché la Football League abbia annunciato di voler valutare le implicazioni degli ultimi sviluppi e stabilire se siano necessarie ulteriori iniziative.

Il regolamento 12.3 permette all’EFL di considerare un evento di insolvenza verificatosi in una società collegata finanziariamente a una squadra. Se il consiglio di amministrazione della lega dovesse riconoscere un rapporto sostanziale tra la CSBL e lo Sheffield United, i Blades potrebbero rischiare una penalizzazione di 12 punti.

Non si tratta ancora di una sanzione decisa. Prima dovranno essere ricostruiti i legami finanziari, la sequenza delle operazioni e il ruolo svolto dalle diverse società. Il pericolo, tuttavia, non può essere escluso.

IL TRASFERIMENTO NON COMUNICATO

L’aspetto potenzialmente più serio non riguarda soltanto il debito rimasto insoluto.

L’appendice 3, clausola 10, dei regolamenti EFL prevede almeno dieci giorni di preavviso per un trasferimento di proprietà programmato. Secondo le informazioni disponibili, né l’EFL né l’IFR sarebbero state informate preventivamente del passaggio alla 1919 Partners LLC. Lo stesso varrebbe per l’ingresso di Timothy Ryan nel consiglio di amministrazione.

Il Football Governance Act stabilisce che una persona non possa diventare proprietaria o amministratrice di un club senza aver presentato una domanda e senza essere stata considerata idonea dall’Independent Football Regulator.

Il caso si allarga quindi oltre la liquidazione della CSBL. Occorre comprendere come sia stato effettuato il trasferimento degli asset, quali condizioni finanziarie siano state concordate, chi controlli effettivamente lo Sheffield United e se tutte le autorizzazioni necessarie siano state richieste.

Il silenzio del club rende ancora più difficile ricostruire il quadro. In assenza di una spiegazione dettagliata da Bramall Lane, la narrazione pubblica è stata condotta soprattutto dalla precedente proprietà, intenzionata a recuperare i 35 milioni di sterline ancora dovuti.

I TIFOSI CHIEDONO TRASPARENZA

La preoccupazione è arrivata anche all’interno della comunità dei Blades.

Il comitato consultivo dei tifosi ha chiesto chiarimenti sul trasferimento alla 1919 Partners, sugli obblighi finanziari assunti dalla nuova società, sul coinvolgimento dell’EFL e sulla necessità di una comunicazione più aperta da parte della proprietà.

James Kemp, sostenitore dello Sheffield United conosciuto come “Blade on a Bike” per la sua attività benefica, ha espresso alla BBC tutto il proprio sconcerto. La domanda sollevata dal tifoso è anche quella che accompagna l’intera vicenda: può essere sufficiente spostare la proprietà in una società differente per separare il club dagli obblighi contratti durante l’acquisizione?

È il punto sul quale dovranno intervenire gli organismi competenti. Se l’operazione venisse considerata regolare e priva di conseguenze, EFL e IFR dovrebbero comunque spiegare perché. Se invece emergessero violazioni, diventerebbe inevitabile valutare una risposta disciplinare.

L’AUSTERITÀ ARRIVA SUL MERCATO

Le incertezze societarie sembrano avere già prodotto conseguenze sulla gestione sportiva.

Terminati i pagamenti di fine stagione e le buonuscite dovute ai giocatori, lo Sheffield United ha adottato una politica più prudente. Le cessioni di Andre Brooks e Gustavo Hamer hanno privato Chris Wilder di due degli elementi più importanti della rosa, proprio mentre il mercato si avvicina alla scadenza del 1° settembre.

Per rinforzare la squadra, l’allenatore potrebbe essere costretto a concentrarsi sui prestiti e sui calciatori svincolati. Una strategia che rischia di ridimensionare le possibilità sportive di un club abituato a considerarsi tra i candidati alla promozione.

Il legame tra la vicenda societaria e le operazioni di mercato dovrà essere dimostrato, ma il clima di austerità rappresenta un segnale difficile da ignorare. In Championship, dove la distanza economica dalla Premier League alimenta spesso investimenti aggressivi, una proprietà incerta può trasformarsi rapidamente in un problema tecnico.

IL PRIMO GRANDE ESAME PER L’IFR

Finora l’intervento più evidente dell’Independent Football Regulator aveva riguardato il Morecambe, destinatario di un avviso formale dopo non aver risposto alle domande sulla gestione della società.

Lo Sheffield United appartiene però a una dimensione differente. Parliamo di un club di Championship, con una storia recente in Premier League, un seguito importante e una proprietà coinvolta in un’operazione finanziaria ancora poco chiara.

L’IFR può emettere una dichiarazione di censura, imporre una multa oppure nominare una persona qualificata che intervenga nella gestione al posto degli attuali proprietari. In futuro potrà anche sospendere o revocare la licenza necessaria per controllare un club, ma il nuovo sistema di licenze non dovrebbe diventare operativo prima della stagione 2027/28.

Il vero problema è quindi temporale. Il regolatore deve dimostrare di poter incidere già nella fase di transizione, senza attendere che tutti i suoi strumenti entrino pienamente in vigore.

UNA DECISIONE CHE VA OLTRE BRAMALL LANE

La creazione dell’IFR è stata la risposta istituzionale alle numerose crisi proprietarie che hanno attraversato le divisioni professionistiche inglesi. Club storici hanno accumulato debiti, perso punti, cambiato proprietari e rischiato di scomparire mentre tifosi e comunità locali assistevano senza poter intervenire.

Il caso Sheffield United dirà se il nuovo organismo saprà agire prima che una crisi diventi irreversibile oppure se continuerà a intervenire soltanto quando il danno è già stato prodotto.

Resta da stabilire perché il debito da 35 milioni di sterline sia rimasto nella società liquidata, quali siano le reali responsabilità di Rosen ed Eltoukhy e se lo spostamento della proprietà abbia rispettato le procedure. Toccherà all’EFL valutare l’eventuale penalizzazione sportiva e all’IFR verificare l’idoneità di chi guida il club.

A Bramall Lane non si gioca soltanto una partita societaria. Si misura la distanza tra la promessa di un calcio inglese finalmente sorvegliato e la capacità concreta di proteggere i club quando le strutture finanziarie diventano opache.

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