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Fasi del duello Vettel-Bottas, GP Bahrein 2018. (Foto: twitter.com/F1)

F1, ANALISI GP BAHREIN 2018 : VETTEL INIZIO FULMINANTE. MERCEDES SI NASCONDE?

INIZIO FULMINANTE – Vettel dopo le prime due gare guida il campionato a punteggio pieno. Una prospettiva che in Ferrari, fino a  qualche settimana fa, non si sarebbe sognato nemmeno il più inguaribile degli ottimisti. La SF71H ammirata tra le dune del deserto è stata semplicemente perfetta (almeno fino a sabato). Se per un momento però si cercasse di non lasciarsi abbagliare dal grandioso successo del pilota tedesco , si scoprirebbe una realtà un tantino meno idilliaca. Mercedes è più vicina di quanto si sia voluto far credere al termine delle qualifiche e l’ennesima gestione discutibile della gara di Kimi Raikkonen (culminata con il pasticcio del pit stop) potrebbe lasciare non pochi strascichi nel rendimento futuro di Iceman.

FERRARI INCONTENIBILI O MERCEDES CON IL FRENO A MANO TIRATO?

MERCEDES SI NASCONDE? – La Ferrari torna dal Bahrein con la consapevolezza di aver fatto un ulteriore passo in avanti nel percorso di avvicinamento alle prestazioni della Mercedes. Restano però alcuni dati piuttosto sospetti. Il primo è che nonostante il dominio culminato nella pole di sabato, Vettel ha dovuto inventarsi un capolavoro a gomme finite per aggiudicarsi la gara. La scelta di andare fino in fondo con la gomma del secondo stint è stata peraltro “costretta” dal box chiuso per l’incidente di Raikkonen e quindi non frutto di una scelta consapevolmente coraggiosa. Ferrari ha costantemente utilizzato mescole più prestazionali di Mercedes eppure il giro più veloce è stato realizzato da Bottas con gomma dura. Un segnale per lo meno sospetto che potrebbe tradursi in una semplice riflessione. In una stagione fatta di 21 gare da affrontare con 3 sole power-unit, l’affidabilità potrebbe essere un fattore se non Il Fattore rilevante. Hamilton stava dominando in Australia e vistosi sopravanzato non si è poi sperticato nel tentare un attacco a Vettel. Bottas in Bahrein al rientro dalla sosta dopo aver montato gomme dure ha recuperato tre secondi in cinque giri al tedesco della Ferrari per poi “risparmiarsi” in maniera piuttosto evidente fino all’ultimo, e nemmeno troppo convinto, tentativo di sorpasso. Insomma il box delle Frecce d’Argento potrebbe aver preso la stagione con cautela, evitando di dare tutto subito e tenendosi il solito strappo decisivo per la fase calda dell’anno.

Vettel supera Hamilton. (Foto: twitter.com/F1)

GRANDE EUFORIA INTORNO A VETTEL, MA QUEL KIMI GIÀ GREGARIO ALLA SECONDA GARA…

ARRIVABENE SOLO VETTEL – L’altra nota stonata per il team del Cavallino arriva da dentro il box, o per meglio dire da chi lo governa. Al 34 giro del GP Bahrein è andata in scena il solito, incomprensibile, sacrificio di Kimi Raikkonen. Il finlandese, fin li comodamente terzo ed in piena lotta per il podio viene richiamato per una sosta non necessaria e dai risvolti che tutti conosciamo. Kimi è incolpevole e va precisato a chiare lettere , sebbene parte della stampa sportiva italiana in pieno delirante “proselitismo Vetteliano” abbia tentato di addossargli qualche responsabilità nel drammatico incidente al box. La scelta del muretto Ferrari è stata però deprecabile. La realtà dei fatti parla chiaramente di una “scuderia monoposto“, che non è in grado di correre con due piloti lasciati liberi di gareggiare. Questa filosofia, che ha pagato nel quinquennio Schumacher (altri tempi, altre condizioni) è stata bocciata nei fatti dall’andamento delle ultime stagioni. Mercedes, non solo negli anni del duo Hamilton-Rosberg, ma anche la scorsa stagione con Bottas, ha saputo capitalizzare il contributo di entrambe le sue guide facendo si che il finlandese ex Williams fosse spesso pronto a sottrarre punti preziosi a Vettel in chiave mondiale. Situazioni come quella di Budapest dello scorso anno, con Hamilton che aveva lasciato a Bottas il terzo posto, hanno dimostrato a più riprese che una manciata di punti non vanno barattati con un pilota di talento mortificato da una trattamento iniquo. Il Kimi visto in questo inizio di stagione è parso sul pezzo come non lo si vedeva da tempo e la “scelta sporca” del muretto in rosso vista domenica (che ricorda molto quella di Montecarlo dello scorso anno) rischia di avviarlo verso l’ennesimo campionato ai margini del progetto. Non sarebbe meglio a questo punto affidare la “rossa di riserva” a un pilota meno carismatico?

Raikkonen costretto al ritiro per un problema al pit stop (Foto: twitter.com/F1)

GASLY E QUEL TEAM RADIO CHE SA DI RIVINCITA HONDA

Se qualcuno torna con le ossa rotte dal Bahrein questi non è certo la Toro Rosso. Pierre Gasly in particolare, ha colto nel deserto del Sakhir un risultato straordinario per se stesso ma anche per la squadra. Toro Rosso, che non ha avuto un esordio facile in Australia si è presentata in Bahrein con il fardello della power-unit Honda mai forte nelle “piste di motore”. A sorpresa il costruttore nipponico ha ribaltato i pronostici fornendo potenza e affidabilità ad una scuderia che si è trovata catapultata in avanti oltre ogni più rosea aspettativa. L’euforia indescrivibile di Gasly a fine gara si riassum tutta in quel “Now we can fight” che sa di grande sfottò ai rivali della McLaren da sempre critici nei confronti del motorista del sol levante. Alonso stavolta mette in tasca e medita, anche perché le power-unit Renault, oltre a non essere apparse granché affidabili vista la debacle Red Bull, non hanno nemmeno fornito cavalli buoni ai loro motorizzati. Chi invece prende l’aereo per la cina super galvanizzato dal weekend desertico è l’Alfa Romeo-Sauber, a punti con Ericsson. Il team italo-svizzero alla seconda gara si trova ad aver già fatto meglio dello scorso anno e, sebbene la strada sia ancora molto lunga, la direzione intrapresa sembra quella giusta. Quando anche Leclerc ci prenderà la mano ci sarà da divertirsi.

 

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Laureato in Comunicazione Media e Pubblicità, innamorato da sempre dell'adrenalina del Motorsport, Formula 1 in testa, dell'eleganza del tennis e del bel calcio...

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