F1: Australia bella quanto dannata

Il Gran Premio d’Australia della stagione 2024 ha mostrato più volti. Quelli sul carro dei vincitori, quelli dei ritirati, quelli dei delusi e quelli di chi, in Formula 1, si sta perdendo. Di nuovo.

“Speriamo che alzarsi alle 5:00 del mattino possa valerne la pena”. “Per sentire l’inno olandese per l’ennesima volta, posso anche guardare la gara in differita”. “Tanto vince Verstappen”.  

Potrei andare avanti con altri esempi di frasi rassegnate, di commenti di sfiducia nei confronti di una Formula 1 moderna che sta vivendo una nuova era di dominio, ma rischierei di terminare il numero dei caratteri disponibile per scrivere. In pochi, pochissimi, avevano la sensazione che Melbourne avrebbe potuto raccontare qualcos’altro.  

La storia dei Gran Premi oceanici non si è mai smentita: ha scritto pagine e pagine di momenti leggendari, di esordi fortunati, di vittorie importanti, di epiloghi che hanno fatto discutere e che, a distanza di tanti anni, hanno ancora qualcosa da analizzare o commentare. Un po’ la speranza di una certa continuità nei colpi di scena australiani l’ho avuta anche io, nonostante sembrasse impossibile che la corazzata Red Bull potesse avere una battuta d’arresto. E invece un errore umano ha fermato Max Verstappen dopo appena quattro tornate. Che non fosse la solita astronave lo si era intuito dalle prime ore in pista: soffriva, in un certo senso. Più di altri, più della Ferrari. Ma a parlare – o scrivere, in questo caso – di Ferrari, ci arriviamo tra un po’. Può essere possibile che, prima o poi, tutte le situazioni scomode che non riguardano i fatti della pista, possano farsi sentire, iniziando a formare qualche leggera crepa in un sistema che, sino ad oggi, è risultato impeccabile? Forse sì, forse no. Sta di fatto che già a Suzuka l’inno olandese potremmo risentirlo eccome.La consolazione è che, probabilmente, potremmo non assistere alla fotocopia del 2023. L’Albert Park non è la sola pista in cui la rivoluzionaria RB20 può soffrire il graining: questo potrebbe voler dire che almeno cinque appuntamenti del mondiale più lungo di sempre ci metteranno a disposizione nuovi temi da analizzare. E, se la linea percorsa dai suoi inseguitori continuerà a presentarsi così, vorrà dire che commenteremo un’altra vittoria di Carlos, o una vittoria di Charles. O di qualcun altro.  

Ma non andiamo troppo in là, fermiamoci all’adesso. 

La Ferrari con i due Carli, ha riportato a Maranello una doppietta australiana che mancava da ben vent’anni, dai tempi della coppia Schumacher-Barrichello, per i più nostalgici. La Ferrari ha riportato un 1-2 che mancava dalla gara in Bahrain di ben due anni fa. Che segnale è questo? Di segnali ce ne sono molti, in realtà. Il primo, è che la rossa ha dimostrato di essere perfettamente in grado di essere… perfetta. Non ha sbagliato niente, nessun errore di strategia, o pit stop. Lei, la Ferrari, è stata impeccabile. I suoi piloti, invece, un pochino meno. Uno po’ più dell’altro. Charles arriverà in Giappone con un rimpianto: la sua Melbourne l’ha persa il sabato, con un errore che ha pagato con una piazza d’onore. E nessuno, nessun pilota, è felice di veder vincere il proprio compagno di squadra. Un compagno di squadra che, oltretutto, c’è sempre quando Max non c’è.Sainz è stato eroico, certo. Nonostante fosse reduce da un intervento si è mostrato come quello più in forma di tutti. E lo è. Il motivo è semplice. Quando vieni a conoscenza di una notizia che cambierà la tua vita, quando ti rendi conto che devi cambiare di nuovo strada e fare il possibile per restare nella classe d’élite del Motorsport, hai due possibili reazioni: o ti abbatti, o reagisci, come un leone. Carlos, sta mettendo in pratica in maniera totalmente naturale la seconda possibilità. Pragmatico, razionale, ragioniere, veloce: questo è il biglietto da visita che gli consentirà di entrare in una nuova realtà nel 2025. Quale? Difficile immaginarlo, le scelte non sono poi così tante: dopo essere stato vincitore con la Ferrari, di certo non vuoi accontentarti di qualcosa che porti meno alla tua carriera. E lì, dove il posto è ancora certamente vuoto per il prossimo anno, le cose non stanno andando molto bene. Altrimenti, stiamo pur certi che Lewis dalla Mercedes non se ne sarebbe andato.

Se da una parte c’è chi mostra il carattere quanto il meritare di essere un pilota di Formula 1, dall’altra c’è chi ha lo sguardo perso nel vuoto. Sulla griglia di partenza della sua gara di casa, Daniel Ricciardo è protagonista di un’inquadratura che fa riflettere: è spento, non sorride. Pensa. Anche perché è ufficiale: la sua crisi è tornata. Non che magari se ne fosse andata via del tutto, ma il lancio dell’entusiasmo di avere ancora un’occasione lo aveva messo in condizione di essere tra i papabili sostituti di un Perez totalmente fuori forma. Forse è per questo, che è riemersa una crisi? Forse aveva troppa aspettativa di un rientro in Red Bull al fianco di Max con la consapevolezza di poter fare bene senza sperare di diventare campione del mondo?Il conto alla rovescia per Daniel Ricciardo è ufficialmente iniziato. Conoscendo le dinamiche passate, non è da escludere che venga rimpiazzato da Lawson prima di quanto pensiamo. Che amarezza, per un ragazzo che del sorriso aveva fatto il marchio di fabbrica del suo talento. Che però, dal frustrante 2018, non è più riuscito a recuperarlo… 

A proposito di Beatrice Frangione

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