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Lewis Hamilton festeggia il quinto titolo in carriera. (Foto: twitter.com/F1)

Il dibattito infinito

Inevitabilmente ci siamo. Lewis Hamilton si appresta a mettere la freccia dopo aver agguantato Michael Schumacher. Un record, quello delle 92 vittorie, senza giri di parole mostruoso. Nonchè preludio all’imminente terza cifra. Eppure opinabile per una buona fetta di tifosi ma anche di addetti ai lavori.

In realtà non c’è nulla di strano, anzi, è fisiologicamente ciclico nella storia della Formula 1: semplicemente fa un certo effetto ogni volta.

Il primo plurivittorioso è stato Alberto Ascari con 13 successi, risultato raggiunto al gp di Svizzera nel 1953 in appena 25 gare disputate.
Beffardo, come spesso accade, il destino che riserverà a Ciccio solo 7 ulteriori – e spesso tribolate – apparizioni. Juan Manuel Fangio, suo rivale storico, dopo aver saltato l’intera stagione 1952 pareggia il conto a Monza nel 1954 e nelle 3 annate successive si scatena: 24 volte primo sotto alla bandiera a scacchi su 51 partecipazioni complessive.

Sia chiaro, ogni epoca ha le sue contraddizioni e negli anni ’50 era possibile, per un pilota ritirato, salire sulla vettura del compagno di squadra e rientrare in gara. Requisire sarebbe il termine più idoneo. Ed è ai limiti dello stucchevole quanto accaduto nel 1956, unico anno in rosso per El Chueco, che ne beneficia 3 volte su 8 (7 al netto di Indianapolis).

Dopo di lui il primato sembra poter resistere, complice anche la dea bendata che limita lo score irresistibile del pilota più veloce della decade successiva e non solo, ovvero Jim Clark. Lo scozzese volante appaia Fangio in Messico, gran premio che chiude la stagione 1967, e infila la sua 25esima perla a Kyalami in circostanze surreali: pole siglata il 29 dicembre 1967 e vittoria nel giorno di Capodanno del 1968! Amarissimo il retrogusto dal momento che quella sudafricana sarà la sua ultima apparizione in Formula 1

Altri 5 anni e al termine del gp d’Olanda 1973 – quello dell’orrenda morte di Williamson in mondovisione – è un altro scozzese a ritoccare il record in un passaggio di consegne ideale: Sir Jackie Stewart. Quando dice basta la soglia delle sue 27 vittorie sembra un muro invalicabile.

Gli anni passano e la generazione di fenomeni successiva infatti finisce inevitabilmente per dividersi il bottino. Lauda si avvicina ed eguaglia Clark ma a fine 1985 si ritira dalle competizioni.

Il sorpasso epocale riesce ad Alain Prost all’Estoril nel 1987, paradossalmente una delle stagioni più complicate del transalpino. Occorrono altri 14 anni per riscrivere la storia. Stavolta è Schumi, dopo l’ennesima cavalcata trionfale a Spa, ad issarsi solitario a quota 52.
Si fermerà a 91, in Cina, anno 2006.

I numeri rimangono negli albi d’oro, le considerazioni lasciano letteralmente tempo al tempo. Alcune tuttavia sarebbero doverose o, meglio, oggettive. Una su tutte.

Fino al 1965 le corse erano 10 al massimo in una stagione, 15 dal 1973. Nel 2012, per la prima volta, 20.

Non ci vuole un genio per capire l’antifona.

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