F1 | Mille e una… Cina

Dopo cinque anni, la Formula 1 ritorna in Cina per disputare un Gran Premio. Era il 2019: un tempo così vicino e allo stesso così lontano. Riviviamo alcune delle edizioni più significative della massima serie a Shangai…

Quante cose sono cambiate dal 2019. Era il 14 aprile, e la Formula 1 si apprestava a celebrare il millesimo Gran Premio della sua immensa storia a Shangai. Il podio di quella domenica sarà occupato da Lewis Hamilton, Bottas e Sebastian Vettel. Nel dicembre di quello stesso anno, si iniziano ad accertare i primi casi di Coronavirus proprio in Cina. Un incubo. Una malattia distribuita a macchia d’olio in tutto il mondo, in pochi mesi.  

L’emergenza sanitaria, lo sappiamo bene, avrà un drastico impatto anche sulla vita sociale e sulle competizioni sportive. E così, finita l’emergenza, Shangai è pronta a disputare nuovamente la massima serie automobilistica. Dal 2019 sembrano trascorsi molti, moltissimi anni. Alcuni dei piloti che occupano i sedili più desiderati del Motorsport, non erano ancora arrivati in Formula 1. Altri, non erano ancora diventati Campioni del Mondo. 

E se il 2019 sembra così distante, cosa dovremmo dire di quando, nel 2010, durante la prima sessione di prove libere, ci siamo spaventati nel vedere la Toro Rosso di Buemi perdere in frenata entrambe le ruote anteriori. O di quando, nel 2009, l’anno in cui a prevalere sarà l’incredibile storia scritta da Jenson Button e dalla Brawn GP, Sebastian Vettel firma la prima doppietta della Red Bull. Il team di Milton Keynes era alla sua quarta stagione di vita, nel pieno rodaggio di quello che avrebbe poi rappresentato il 2010. Vettel lotta con la pioggia e regala alla scuderia austriaca una vittoria, con ben 11 secondi di vantaggio su Mark Webber, suo compagno di squadra. Se continuiamo questo percorso all’indietro, non possiamo non fermarci a ciò che ha caratterizzato la Cina del 2007. Che anno per la Formula 1: spy story, lotte interne nei team, ultimo titolo mondiale per la Ferrari con Kimi Raikkonen. 

Raikkonen, nella sua corsa al titolo, non era affatto solo: c’erano i piloti McLaren, Fernando Alonso e il debuttante Lewis Hamilton.  E proprio Hamilton, in Cina, perde l’occasione della svolta della sua stagione. È sempre la pioggia ad aggiungere un po’ di caos: a pista asciugata, il britannico decide di rientrare ai box per sostituire le sue gomme da asciutto perché convinto potesse tornare a piovere.  

Nel fare la manovra, però, perde il controllo della sua monoposto a causa di uno pneumatico posteriore troppo usurato. L’occasione di incoronarsi campione alla sua prima stagione da rookie verrà sotterrata così dalla ghiaia di Shangai.

E da una prima opportunità, passiamo all’ultima perla.  

La 91esima perla di Michael Schumacher come pilota della Ferrari. Anno 2006, ormai l’era epocale della coppia Kaiser-Ferrari si è conclusa quando, nel 2005, a spodestare il re è Fernando Alonso con la Renault. Per Schumi è una vittoria sudata, conquistata dopo un duello ruota contro ruota proprio con l’asturiano. Anche in questa edizione l’asfalto della pista è bagnato dalla pioggia: nelle prime fasi Michael fatica con le gomme, mentre lo spagnolo inizia ad allontanarsi dopo essere partito dalla prima piazzola della griglia di partenza. Con la pista che man mano inizia ad asciugarsi, il ferrarista recupera terreno fino ad agguantare la prima posizione. La sua ultima prima posizione in carriera, accompagnato da Alonso e Fisichella. La prima edizione della storia del Gran Premio di Cina, invece, si può dire si possa raggruppare nell’era vincente della Scuderia. Era il 2004, Schumi era già leggenda da 5 stagioni e a salire sul gradino più alto del podio quella domenica sarà il fedele Rubens Barrichello.

Torniamo nel presente. Non c’è la Ferrari, non c’è Michael, né Seb, né Lewis a dominare la scena. La Red Bull è la regina, Verstappen il suo re. Eppure, la programmazione dell’azione in pista prevista per questo fine settimana potrebbe rimescolare le carte: meno prove, una Sprint. Possono essere delle variabili sufficienti per non dare per scontato l’ascolto dell’inno olandese a fine gara? Cara domenica, arriva presto…

A proposito di Beatrice Frangione

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