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F1 – Piloti ma prima di tutto uomini: il GP del Sudafrica 1982

Quando il Circus si presenta in Sudafrica per il via della stagione 1982 i piloti sono già sul piede di guerra.

Durante l’inverno, infatti, la Fisa aveva diramato il nuovo regolamento per l’ottenimento della superlicenza: ai piloti veniva negato il cambio di scuderia nel corso della stagione e più in generale la gestione della propria carriera ma il paragrafo più inquietante riguardava lo scarico di responsabilità in caso di gravi incidenti.

Qualcuno aveva già firmato dopo una lettura superficiale, altri per fortuna no.

La situazione precipita definitivamente la mattina di giovedì 21 gennaio quando mancano poco più di 48 ore alla gara: inizia il clamoroso sciopero dei piloti al Sunnyside Park Hotel di Johannesburg. Buttano materassi nel salone e si accampano in un clima goliardico ma sono determinati a non mollare.

Solo Mass e Fabi cambiano idea.

De Angelis e Villeneuvesi mettono a suonare il pianoforte mentre Pironi è intento a mediare con Balestre (FISA) ed Ecclestone (FOCA).

Venerdì 22 alle 11:00 più che un accordo scatta la tregua.

Scendono tutti in pista tranne Roberto Guerrero, a piedi per il forfait della Ensign e Piquet.

Bernie, che è anche il patron della Brabham, come ritorsione nei confronti del suo pupillo non lo manda in pista per le libere: Nelson si vendica in qualifica centrando la prima fila.

La pole è ad appannaggio di Arnoux su Renault RE30B, Gilles è terzo davanti a Patrese. Fuori dai 26 resta purtroppo il milanese Riccardo Paletti, al debutto assoluto in Formula 1, su Osella.

Sulla carta le vetture equipaggiate dal turbo partono favorite ma resta sempre l’incognita legata all’affidabilità.

Sabato 23 quando parte la gara Arnoux mantiene il comando mentre Piquet scivola a metà schieramento: tempo 4 giri e il campione in carica esce di pista alla Crownthorn.

La gara di Villeneuve dura appena 3 giri ulteriori prima che il motore lo appiedi.

Diventa un affare privato tra le Renault per la vittoria con Prost che attacca e supera Arnoux, terzo è Pironi che tuttavia ad un terzo di gara è costretto al cambio gomme. Peggio va ad Alain che fora ben due volte prima di mettere in scena una rimonta passata alla storia, degna di quella di Clark a Monza nel ‘67: ripartito doppiato riesce a recuperare tutto lo svantaggio e a 9 giri dalla bandiera a scacchi, agevolato anche dai problemi di René alle prese con vibrazioni tremende, si riporta al comando e vince.

Ne approfitta anche l’ormai quarantenne Reutemann che agguanta la piazza d’onore con la vecchia Williams FW07C motorizzata Cosworth: per l’argentino è il 45° podio, record per l’epoca, purtroppo anche l’ultimo.

Non immagina, Carlos, quello che si perderà.

Credit:MotoRefrain

Dietro ad Arnoux si piazza il rientrante Niki Lauda su McLaren, quinto Rosberg, a punti per la terza volta in carriera. Non immagina, Keke, quello che gli capiterà a breve fra le mani.

I turbo hanno dominato ma ci sono state varie rotture (lo stesso Pironi si è dovuto arrendere nel finale) e resta ancora da ottimizzare l’erogazione di potenza.

La sintesi di Michele Alboreto è perfetta:

“Quando mi sono trovato davanti Arnoux con la Renault, sulla parte più lenta del tracciato dovevo spingerlo. Poi, ovviamente, in rettilineo mi staccava come voleva”.

La tregua sulla superlicenza termina appena mezz’ora dopo la fine della gara. Intanto, dal 1983 non si correrà più nel mese di gennaio.

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