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Ferrari on the storm

La tempesta che sta attraversando la Scuderia Ferrari non è purtroppo un evento inedito dalle parti di Maranello. A partire da quella più clamorosa.

Nell’ottobre 1961 alcuni dirigenti tra cui Romolo Tavoni e Carlo Chiti erano stati licenziati in tronco: causa scatenante – rivelata solo dopo la morte del Drake – era stata la fragilità psichica della moglie Laura che aveva esacerbato gli animi in fabbrica.

E dire che in quella stagione la Ferrari aveva conquistato sia l’iride piloti con Phil Hill sia quello riservato ai Costruttori!

Seguirà un biennio complicato, nel 1962 addirittura nemmeno una vittoria, ma che getterà le basi del nuovo corso a partire dall’avvento dell’Ing. Mauro Forghieri. All’inizio del decennio successivo il copione si ripete con inevitabili variazioni sul tema. Ferrari per problemi di salute è costretto a rimanere defilato un paio d’anni.

Alla vigilia della stagione 1973 c’è talmente poca fiducia nella vettura che viene presa in considerazione l’idea di schierare un solo pilota. La B3 aveva avuto una genesi eufemisticamente complicata nell’estate 1972. Figlia di un progetto avveniristico, noto anche come ‘spazzaneve’ per via delle sue forme, si rivela da subito complicata da guidare e da sviluppare.

Forghieri viene esautorato e sostituito da un team guidato da Sandro Colombo che opta per far costruire la scocca della nuova B3 dai telaisti inglesi guidati da John Thompson. La 312 B3-73 debutta in Spagna. Ickx racimola la miseria di tre punti, Merzario zero.

A quel punto il Drake, ristabilitosi e tornato in sella alla sua creatura, ha la forza e l’autorevolezza di dire ‘fermiamoci’. Rimette ‘Furia’ al suo posto, saltano il gp d’Olanda e quello di Germania per poi ripresentarsi in Austria con il solo Merzario alla guida di un modello riveduto e corretto dal genio modenese che non ‘raddrizza’ la stagione ma è il prodromo della rinascita nel 1974.

Oltretutto nel frattempo un giovane avvocato, Luca di Montezemolo era stato assunto dalla Ferrari con la qualifica di Assistente alla Direzione. Ironia della sorte, si troverà a dover fronteggiare il pluricitato infausto biennio 1992-1993 nelle vesti di Presidente.

Cosa ci insegna la storia?

Premesso che ipotizzare un ritiro temporaneo nel 2020 è totalmente impossibile per via dei contratti sottoscritti con sponsor e Liberty Media ma anche per un discorso di logica (ritirarsi alla vigilia delle due tappe italiane sarebbe un controsenso ben peggiore dei risultati in pista), i cambiamenti hanno genesi lunghe.

Stravolgere ad oggi il progetto sarebbe impossibile e a Maranello sanno già che è compromessa anche la stagione 2021. Ma cambiare passo e magari anche qualche figura forse sarebbe un’operazione da prendere seriamente in considerazione.

Senza dimenticare un particolare trascurabile che rischia di diventare un boomerang: le vendite delle auto stradali sono legate all’immagine del brand Ferrari.

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