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Fortitudo che succede? Invertire la rotta per evitare brutte sorpese

A Bologna dopo 16 partite Pesaro si prende i due punti in casa dell’Aquila. Che dovrà farsi un bell’esame di coscienza

 

di Stefano Ravaglia

 

Chi scrive era a Palazzo, sabato. Atmosfera strana: partita troppo scontata, qualche vuoto, tranquillità che al Paladozza, catino ribollente in qualsiasi occasione, non è proprio comune. In estasi, nel piccolo settore ospiti, c’erano invece cinquanta pesaresi che hanno salutato il primo successo della loro squadra in campionato, togliendosi di dosso la casella zero nei punti e una soddisfazione che non arrivava addirittura dallo scorso 31 marzo. Se c’è una legge nello sport è che la superbia parte a cavallo e torna sempre a piedi. Non pensiamo sia stata colpa della superbia se Antimo Martino e la sua Fortitudo sono incappati nella terza sconfitta in quattro partite, con l’unica vittoria ottenuta nella prima del 2020 contro Reggio Emilia, anche lì sudando parecchio, ma dell’errato approccio mentale certamente sì. A Bologna convivono due anime: l’una sempre più al comando, l’altra con un po’ di patemi da risolvere.

Se la Virtus che ha bastonato i cugini nel derby era troppo forte e si sapeva, nell’orrendo sabato sera contro i pesaresi credo nessuno potesse pensare di tornare a casa con le pive nel sacco. E’ stata una partita quasi “calcistica”: il fattore campo, che nella pallacanestro dovrebbe incidere di più, non è stato l’argomento. Pesaro si è difesa alla grande, costringendo a tiri forzati gli avversari, e ha sfruttato le leggerezze altrui per volare a canestro. Non pareva certo una squadra ultima e a secco. Giancarlo Sacco, coach di Pesaro, ha detto nel post-partita: “Ho fatto vedere ai ragazzi gli highlights di Virtus-Fortitudo”. Beh, devono aver imparato parecchio i suoi. Capitan Mancinelli, praticamente quasi mai in campo con un minutaggio basso e senza incidere granché, ha parlato di “mancanza di fotta”. Beh allora forse Martino qualche responsabilità può averla, perché è ben più facile preparare un derby o una sfida a Milano, che un clash contro l’ultima in classifica, ma lì si vede lo spessore di un coach.

Pesaro ha meritato oltre il punteggio: a lungo avanti di 12 o 13, a un minuto e mezzo dalla fine subiva il ritorno dell’Aquila. Che a cinque secondi dalla sirena aveva addirittura la possibilità di impattare con Sims (unico baluardo anche stavolta: 16 punti, 19 rimbalzi, 7 assist e 4 stoppate) con il Paladozza che ho avvertito distintamente trattenere il fiato prima che la palla battesse sul ferro. Se si fosse andati 80-80, il supplementare avrebbe certamente cambiato l’inerzia. E invece giusto così: Pesaro proprio non meritava di uscire beffata. Pavani, presidente della Effe, non ne vuol sapere di andare sul mercato, eppure, forse, qualcosina da fare ci sarebbe. La Fortitudo, sinora totalmente in saldo con la sua stagione (zona playoff e final eight di Coppa Italia, da neopromossa) non deve far certo drammi, ma tra 6 giorni a Venezia sfiderà una delle due (l’altra è Cremona) che si porta a braccetto a 18 punti. Perdere ancora in trasferta, dove i biancoblu hanno vinto solo due volte con Cantù e Pesaro all’andata, vorrebbe dire sganciarsi momentaneamente dalla zona playoff. Due punti persi che risulteranno pesantini in questa ottica, seppur le cose vengano anche compensate dal successo casalingo con Milano e proprio con la Reyer a settembre. Il bicchiere insomma resta mezzo pieno e un cambio dell’anno così turbolento in fondo può solo far bene. Occhio però a tenere alta la guardia. Quando c’è di mezzo la Fortitudo, non accade mai qualcosa di scontato.

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