Franz Beckenbauer, il Kaiser del calcio tedesco

Franz Beckenbauer, il Kaiser che ha rivoluzionato il ruolo del libero: eleganza e visione di gioco superiori, un fuoriclasse assoluto che ha scritto pagine leggendarie del calcio

Franz Beckenbauer è stato senza dubbio uno dei più grandi protagonisti della storia del calcio tedesco e mondiale. Iniziò la carriera come ala sinistra, mostrando fin da subito talento e personalità in campo. Col passare degli anni arretrò il suo raggio d’azione, giocando prima a centrocampo e poi stabilendosi in difesa, dove diede il meglio di sé.

Il suo stile di gioco elegante e al contempo efficace, unito a un carisma innato da leader, lo resero ben presto un simbolo per il calcio tedesco, tant’è che i tifosi lo soprannominarono “Der Kaiser”, l’Imperatore. Beckenbauer seppe unire classe e temperamento, qualità tecniche eccelse e spirito combattivo. La sua morte, avvenuta lunedì 8 gennaio all’età di 78 anni, priva il mondo del calcio di uno dei suoi campioni più rappresentativi.

Dopo aver appeso gli scarpini al chiodo, Beckenbauer intraprese con successo la carriera da allenatore. Il punto più alto fu raggiunto nel 1990, quando guidò la Germania Ovest alla vittoria nei Mondiali italiani. Si trattava di un trionfo storico: 16 anni prima, da calciatore, Beckenbauer aveva alzato la Coppa del Mondo battendo in finale l’Olanda di Johan Cruijff.

Entrò così in un ristretto club di cui fanno parte solamente altri due fuoriclasse: il brasiliano Mário Zagallo e il francese Didier Deschamps. Il Kaiser divenne dunque il terzo uomo nella storia del calcio a vincere il titolo di Campione del Mondo sia da giocatore che da allenatore. La sua parabola da dirigente si chiuse però tra luci e ombre: il ruolo avuto nell’organizzazione dei Mondiali 2006 in Germania gli attirò non poche critiche e polemiche.

IL PICCOLO KAISER DI MONACO CHE CONQUISTÒ IL MONDO

Franz Beckenbauer vide la luce l’11 settembre 1945 nella sua amata Monaco di Baviera. Una città che gli rimase sempre nel cuore, nonostante una carriera che lo portò a calcare i più grandi palcoscenici del pallone. Figlio di un impiegato postale e di una casalinga, trascorse un’infanzia serena nel quartiere operaio di Giesing. E fu proprio lì, sotto casa, che collezionò i primi calci a un pallone. Il campo dell’AS Monaco 1906, squadra in cui mosse i primi passi, si trovava infatti di fronte al suo palazzo. Una fortunata coincidenza geografica che fece nascere una passione viscerale per lo sport più amato dai tedeschi.

All’età di 14 anni, Franz Beckenbauer fece il grande salto entrando a far parte del settore giovanile del Bayern Monaco. Era il 1959 e per il ragazzino di Monaco di Baviera si aprirono le porte della più prestigiosa società calcistica tedesca. Dopo 5 anni maturati nel vivaio bavarese, arrivò l’esordio in prima squadra. Era il 6 giugno 1964 e il Bayern militava in Seconda Divisione. Davanti a sé, Beckenbauer si trovò il St. Pauli di Guy Kokou Acolatse, una delle squadre di Amburgo. Non il palcoscenico dei sogni per un debutto, ma già in quella partita il giovane Franz fece intravedere doti tecniche e personalità superiori alla media. Era l’inizio di una favola calcistica destinata a stupire il mondo intero.

L’ALA SINISTRA DAL TEMPERAMENTO FUMANTINO DIVENTATO LEADER DELLA DIFESA

Agli albori della carriera, Franz Beckenbauer non era il libero elegante che ha fatto la storia del calcio. In origine, il Kaiser ricopriva il ruolo di ala sinistra nel settore giovanile del Bayern Monaco. Un’ala dal vizio del gol e dal carattere fumantino. Beckenbauer si segnalava per le tante reti messe a segno, ma anche per i frequenti battibecchi con l’allenatore Rudi Weiß.

Un giovane talento dal temperamento pepato, che spesso finiva nei guai. Nessuno poteva immaginare che quel turbolento attaccante mancino sarebbe diventato un giorno uno dei più eleganti e abili difensori di sempre. Il calcio è imprevedibile e Beckenbauer ne è la dimostrazione lampante. Da ala sinistra indisciplinata a Kaiser della retroguardia: una parabola incredibile.

L’ESORDIO DA SOGNO: SUBITO UN GOL CHE LO LANCIÒ VERSO LA LEGGENDA

Il 6 giugno 1964 fu una data storica per Franz Beckenbauer. Quel giorno esordì con la maglia del Bayern Monaco contro il St. Pauli, match di seconda divisione tedesca. I bavaresi si imposero 4-0 e Beckenbauer mise subito in mostra personalità e talento, siglando il gol che chiuse i conti. La stagione si rivelò trionfale: promozione in Bundesliga e un Beckenbauer ormai titolare fisso, capace di segnare 16 reti di cui 5 su rigore. Si cominciò a parlare di lui come futuro crack del calcio tedesco.

Rimase al Bayern fino al 1977, diventandone bandiera e trascinatore. In 13 anni vinse tutto: 4 campionati, 1 Coppa delle Coppe, 4 coppe nazionali, 3 Coppe dei Campioni e 1 Intercontinentale. Un palmarès sbalorditivo che lo rese una leggenda del club bavarese.

DA ALA A LIBERO, LA METAMORFOSI TATTICA CHE SVELÒ IL GENIO

La parabola calcistica di Franz Beckenbauer è costellata di cambiamenti di ruolo che ne esaltarono il talento. Da ala sinistra a centrocampista, fino al definitivo passaggio in difesa. Quest’ultima trasformazione avvenne nel 1972 per volere di Helmut Schön, ct della Germania Ovest. Schön intuì le potenzialità di Beckenbauer come libero, senza però snaturarne le caratteristiche.

Gli concesse libertà di movimento, senza obbligarlo ai compiti di marcatura. Una mossa vincente che esaltò la classe del Kaiser, capace di leggere il gioco e chiudere le linee di passaggio avversarie con eleganza e precisione chirurgica. Merito anche di Zlatko Čajkovski che al Bayern lo arretrò a centrocampo per esaltarne la visione di gioco. Due grandi allenatori che seppero plasmare uno dei difensori più forti di sempre.

L’intuizione di arretrare Beckenbauer nel ruolo di libero fu una svolta epocale per la carriera del Kaiser. La libertà di movimento esaltò le sue doti tecniche e tattiche. Libero di occupare le zone nevralgiche del campo, Franz dettava i tempi della manovra innescando l’azione con precisione chirurgica. Non gravato da compiti di marcatura, poteva leggere il gioco e chiudere le linee di passaggio con eleganza.

Era l’alba del “libero alla tedesca”, ruolo innovativo che esaltò le caratteristiche uniche di Beckenbauer. La mossa vincente di Schön gli spalancò le porte del successo: nel ’72 il primo Pallone d’Oro, bissato nel ’76. Dopo 13 anni al Bayern, nel ’77 il trasferimento negli USA ai Cosmos con cui vinse 3 campionati. Ancora un titolo tedesco con l’Amburgo nell’81, a 35 anni. Chiuse la carriera ancora ai Cosmos nell’83, ritirandosi a 38 anni con un palmarès leggendario.

IL KAISER GIOCA DA INFORTUNATO LA PARTITA DEL SECOLO

Con la scomparsa di Franz Beckenbauer se ne va un altro protagonista della «partita del secolo», la semifinale dei Mondiali di Messico 70 tra Italia e Germania terminata 4-3 dopo i tempi supplementari. Beckenbauer disputò quasi metà di quel match con una spalla rotta. Le immagini dell’epoca mostrano il Kaiser tedesco muoversi per il campo con una vistosa fasciatura al busto che gli bloccava i movimenti del braccio destro.

L’infortunio avvenne al 65′, quando in un contrasto di gioco cadde procurandosi la lussazione della spalla. Un minuto prima la Germania aveva effettuato la seconda delle due sostituzioni consentite dal regolamento dell’epoca. Beckenbauer rimase stoicamente in campo nonostante l’infortunio, con l’Italia in vantaggio 1-0. Nei minuti di recupero arrivò il pareggio di Schnellinger che portò la sfida ai supplementari. Da lì l’incredibile altalena del risultato fino al gol di Rivera, con Beckenbauer ormai impossibilitato a chiudere sul tiro del centrocampista azzurro. Una prova di coraggio leggendaria nella partita del secolo.

DA GIOCATORE E ALLENATORE I TRIONFI CON LA GERMANIA

Con la maglia della Germania Ovest, Beckenbauer visse i momenti più alti della sua carriera calcistica. Nel 1971 divenne capitano della Nazionale e l’anno successivo alzò la Coppa d’Europa. L’apice arrivò nel 1974, con la vittoria ai Mondiali casalinghi, trascinando la Germania in finale contro i Paesi Bassi del grande amico-rivale Johan Cruijff. Sedici anni dopo, da allenatore, Beckenbauer si ripeté vincendo il titolo mondiale in Italia, battendo l’Argentina di Maradona.

Anche sulla panchina del Bayern visse soddisfazioni, subentrando nel ’94 al posto di Erich Ribbeck e conquistando la Bundesliga, la tredicesima nella storia del club. Con la maglia della Germania, da giocatore e tecnico, Beckenbauer raggiunse vette ineguagliabili, entrando di diritto nella leggenda del calcio tedesco.

BECKENBAUER DIRIGENTE, TRA TRIONFI E POLEMICHE

Dopo il ritiro dai campi di gioco, Beckenbauer intraprese una carriera dirigenziale nel mondo del calcio, ricoprendo ruoli di grande influenza. Nel 2002 divenne direttore amministrativo del Bayern, di cui nel 2009 fu nominato presidente onorario. Nel 2006 presiedette il comitato organizzatore dei Mondiali in Germania, finito nell’occhio del ciclone per le attività di lobbying.

Dal 2007 al 2011 fu vicepresidente FIFA sotto la presidenza Blatter. Quando nel 2016 Blatter fu travolto da scandali per corruzione, Beckenbauer ricevette una multa per aver rifiutato di collaborare nelle indagini riguardo l’assegnazione dei Mondiali 2022 al Qatar.

Una parabola da dirigente controversa per il Kaiser, tra grandi successi e ombre che ne hanno in parte macchiato l’immagine. Ma il suo status di leggenda del calcio, conquistato sui campi da gioco, resta incrollabile.

A proposito di Cristian La Rosa

Cristian La Rosa. Classe ’76, ama il calcio e lo sport in generale. Segue con passione il calcio internazionale e ha collaborato con alcuni web magazine. È il fondatore, ideatore ed editore.

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