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From Kimi to Kimi

Fa sempre un bell’effetto ritrovare Kimi Raikkonen in zona punti. Kimi è Kimi. Chi ama la Formula 1 non può non amarlo, è l’ultima vera Rockstar del Circus.

E poi proprio al Mugello, si, su ‘quella’ pista lì. Su ‘quella’ pista il finlandese ha debuttato 20 anni fa. Sarebbe – anche in senso letterale! – il perfetto Alfa e Omega di una carriera se non fosse che Iceman lo vorremmo in pista per altri 20 anni almeno.

Il test del settembre 2000 è rimasto nell’immaginario degli addetti ai lavori, epico e surreale al tempo stesso. C’è in ballo il sedile della Sauber. Raikkonen deve confrontarsi con un altro promettente talento, il brasiliano Enrique Bernoldi sul quale Helmut Marko in persona è pronto a scommettere.

A quel test si presenta senza aver seguito programmi specifici dedicati, di quelli non ha bisogno tanto ha già un piano. Spingere.

L’approccio con il box non è semplice per via delle differenze linguistiche. A dire il vero sarebbe un problema insormontabile per chiunque ma non per uno come lui già schivo e riservato come la sua leggenda impone: riesce a farsi capire dagli ingegneri, eccome se ci riesce.

Il tempo di prendere confidenza con la C36 e la sfida va già in archivio. Si sbilancia perfino Schumi dopo averlo visto in azione. Peter Sauber si stropiccia le mani e gli offre un sedile per la stagione successiva. Per la cronaca alla fine lo trova anche Bernoldi ma è quello dell’Arrows ormai in caduta libera.

Da quello snodo è iniziata una carriera culminata con l’iride nel 2007 su Ferrari, ad oggi l’ultimo per la scuderia di Maranello se si considera quello piloti, e non è un caso che nella seconda fase della sua carriera Iceman sia tornato a guidare prima una Rossa e poi una Sauber (divenuta nel frattempo Alfa Romeo Sauber).

E’ sempre difficile giudicare il presente di un pilota quando ha un passato tanto importante, ma la sensazione è che il talento e la velocità pura di KR7 (cit. Leo Turrini) siano ancora, se non intatti, ad altissimi livelli.

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