Nato presso il Consolato britannico, cresciuto tra i mattoni di Marassi e protagonista di imprese ad Anfield e Wembley: il Genoa conserva un legame con l’Inghilterra che supera il semplice nome.
Definire il Genoa come la squadra più inglese d’Italia può sembrare una provocazione. Il confronto, però, non riguarda soltanto il nome del club o le circostanze della sua fondazione. Coinvolge lo stadio, il rapporto con il quartiere, il senso di appartenenza e una storia capace di attraversare generazioni molto diverse.
Altri club italiani conservano tracce evidenti dell’influenza britannica. Il Genoa, tuttavia, sembra riunire questi elementi in un’unica identità. Il suo nome non è mai stato tradotto, il Luigi Ferraris ricorda gli impianti d’Oltremanica e la tifoseria ha continuato a riconoscersi nella maglia anche durante le stagioni più difficili.
PRIMA DEL GENOA ESISTEVA GIA’ “GENOA”
La storia comincia il 7 settembre 1893, quando presso il Consolato britannico di Genova viene costituito il Genoa Cricket and Athletic Club. Una trentina di soci partecipano alla fondazione, versando dieci lire ciascuno.
Il calcio non rappresentava ancora l’attività principale della società. Lo stesso nome raccontava la funzione originaria del club, nato anche per praticare il cricket e altre discipline diffuse nella comunità britannica presente in città.
Il termine “Genoa” non fu successivamente sostituito da “Genova”. Nemmeno l’espressione “Cricket and Football Club” venne abbandonata quando il calcio diventò il centro dell’attività sportiva. Quella denominazione è sopravvissuta fino a oggi come una dichiarazione d’origine.
Il legame non appartiene soltanto alla memoria celebrativa del club. Il Genoa è la società calcistica più antica ancora in attività in Italia e partecipò alla nascita della Federazione Italiana Football. Nel 1898 conquistò anche il primo campionato nazionale della storia. La ricostruzione ufficiale del club colloca quindi il Genoa al centro della diffusione del football nel Paese.
IL FERRARIS, UNO STADIO INCASTRATO NELLA CITTA’
L’identità britannica del Genoa non si esaurisce nelle origini. Diventa visibile soprattutto osservando il Luigi Ferraris.
Lo stadio non sorge in una zona periferica separata dal tessuto urbano. È incastrato nel quartiere di Marassi, circondato da palazzi, strade strette e attività quotidiane. Nei giorni della partita, il percorso verso il campo si trasforma gradualmente: aumentano le sciarpe rossoblù, le voci dei tifosi e il movimento intorno ai tornelli.
Il Ferraris possiede tribune ripide e vicinissime al terreno di gioco. Nessuna pista d’atletica interrompe il rapporto tra spalti e campo. Le torri in mattoni, le coperture metalliche e la struttura chiusa sui quattro lati ricordano immediatamente il modello degli stadi britannici tradizionali.
Non è soltanto una somiglianza percepita dai tifosi. Anche il Genoa presenta ufficialmente il Ferraris come un impianto capace di conservare un fascino riconducibile agli stadi inglesi.
La sua particolarità consiste soprattutto nella pressione visiva e sonora generata dalle tribune. Il Ferraris non si limita a ospitare la partita: sembra stringerla dentro la propria architettura.
LA PARTITA COMINCIA PRIMA DEI TORNELLI
Molti stadi moderni sono strutture efficienti, luminose e facilmente raggiungibili. Spesso, però, potrebbero trovarsi in qualunque città.
Marassi racconta qualcosa di diverso. Lo stadio emerge improvvisamente tra gli edifici e diventa parte del quartiere. Per raggiungerlo è necessario attraversare strade abitate, passare accanto alle case e confondersi con il flusso dei sostenitori.
Questa dimensione urbana contribuisce a rendere il Genoa simile ai club britannici cresciuti nei quartieri popolari. La squadra non rappresenta soltanto una società sportiva. Diventa un elemento della geografia cittadina e della memoria familiare.
Il rapporto con il club viene trasmesso tra generazioni. Un tifoso anziano e un ragazzo possono guardare la stessa Gradinata Nord portando con sé ricordi completamente diversi, ma riconoscendosi negli stessi colori.
I TROFEI NON SPIEGANO TUTTA L’IDENTITA’ DEL GENOA
Il Genoa possiede nove titoli italiani, conquistati tra il 1898 e il 1924. Un patrimonio enorme, legato soprattutto alla fase pionieristica del movimento nazionale.
Limitarsi al palmarès, però, non permetterebbe di comprendere fino in fondo il club. Gran parte dell’identità rossoblù si è consolidata lontano dai grandi successi, attraversando retrocessioni, promozioni, crisi societarie e lunghe attese.
L’appartenenza non è scomparsa quando il Genoa ha smesso di lottare per il titolo. Al contrario, è diventata ancora più centrale. La maglia ha continuato a rappresentare una comunità e non soltanto una posizione in classifica.
Anche questo aspetto avvicina il Grifone alla cultura dei club britannici tradizionali, nei quali il valore della squadra non viene misurato esclusivamente attraverso le vittorie. Lo stadio, il quartiere e la continuità del sostegno possono contare quanto una coppa.
DA ANFIELD A WEMBLEY, IL RITORNO ALLE RADICI
L’Inghilterra è tornata anche dentro la storia sportiva del Genoa.
Nel marzo 1992 la squadra allenata da Osvaldo Bagnoli eliminò il Liverpool nei quarti di finale di Coppa UEFA. Dopo il 2-0 conquistato al Ferraris, i rossoblù vinsero 2-1 ad Anfield, diventando la prima squadra italiana capace di imporsi nello stadio del Liverpool in una competizione europea.
Quattro anni più tardi arrivò un altro incrocio simbolico. Nel 1996 il Genoa conquistò a Wembley l’ultima edizione del Torneo Anglo-Italiano, superando il Port Vale per 5-2. Gennaro Ruotolo segnò una tripletta, mentre Tomas Skuhravy sollevò il trofeo nello stadio simbolo del football britannico.
Le origini inglesi del club non sono quindi rimaste soltanto dentro un vecchio documento o in una denominazione mai tradotta. Sono riapparse nei luoghi più evocativi: Anfield e Wembley.
IL CLUB PIU’ INGLESE D’ITALIA
Stabilire quale sia la squadra più inglese d’Italia non può produrre una risposta oggettiva. Il Milan conserva nel proprio nome il legame con i fondatori britannici. Altre società esprimono una forte cultura popolare o giocano in stadi capaci di generare atmosfere particolari.
Il Genoa, però, possiede una combinazione difficilmente replicabile. È nato presso il Consolato britannico, ha mantenuto il nome originale, gioca in uno stadio modellato secondo una concezione architettonica vicina a quella inglese e rappresenta una comunità che ha continuato a seguirlo oltre i risultati.
La domanda, allora, rimane aperta: il Genoa è davvero la squadra più inglese d’Italia?
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