Iron Maiden e West Ham: il sogno di Steve Harris prima del metal

Prima dei palchi e dei tour mondiali, Steve Harris voleva giocare nel West Ham. Da un autobus preso a nove anni al concerto nello stadio degli Hammers, la storia di un’appartenenza che la musica ha portato ovunque.

Prima di portare il West Ham sui palchi del mondo, Steve Harris prese un autobus per andare a vederlo.

Aveva nove anni. Con lui viaggiava un amico di dieci. La destinazione era una partita contro il Newcastle, nel 1965: gli Hammers vinsero 4-3. Quando avrebbe raccontato quel pomeriggio, ormai diventato il fondatore degli Iron Maiden, Harris lo avrebbe ricordato come l’inizio di tutto. Sette gol e una squadra da tenersi per la vita.

La storia potrebbe cominciare anche da uno stadio esaurito, dalle chitarre o da Eddie, la mascotte che sembra uscita da un incubo. Ma quell’autobus spiega meglio il rapporto fra Iron Maiden e West Ham United. Riporta una vicenda diventata planetaria alle dimensioni in cui nascono tante passioni calcistiche: due ragazzini, una partita, la voglia di tornarci.

Per Harris, però, guardare non sarebbe bastato. A un certo punto avrebbe provato a entrare davvero in quella squadra.

STEVE HARRIS VOLEVA GIOCARE NEL WEST HAM

A quattordici anni Harris ebbe un’opportunità nelle giovanili degli Hammers. In un’intervista pubblicata da Louder raccontò di essersi allenato con il club per circa nove mesi e di aver considerato concreta la possibilità di proseguire nel calcio.

Il professionismo restava una strada da percorrere, con tutte le incertezze del caso. Intanto, fuori dal campo, l’adolescenza allargava gli orizzonti: gli amici, le ragazze, le prime birre. Poi la musica avrebbe preso sempre più spazio, fino a diventare la scelta attorno alla quale organizzare la propria vita.

Immaginarlo con una lunga carriera al West Ham è una tentazione irresistibile. Significherebbe cancellare prove, canzoni, dischi e concerti per sostituirli con allenamenti, trasferte e sabati di campionato. Il futuro, a quell’età, permette ancora questi scambi.

Harris scelse il basso. Nel Natale del 1975 cominciò a mettere insieme gli Iron Maiden. Il ragazzo che aveva cercato una possibilità nel calcio stava costruendo una squadra tutta sua.

IL FERRO DELL’EAST END

Per capire perché il legame abbia resistito tanto bisogna allontanarsi per un momento dai camerini e tornare alla Londra industriale.

Le radici del West Ham risalgono al Thames Ironworks FC, nato nel 1895 come squadra della società di cantieristica navale e ingegneria di Canning Town. Nel 1900 quella prima esperienza venne riorganizzata e prese forma il West Ham United. Il ferro apparteneva alla storia del club molto prima di diventare un’associazione irresistibile con l’heavy metal.

Up the Irons attraversa così due mondi che, attorno a Harris, finiscono per riconoscersi. Sugli spalti richiama gli Hammers; fra i seguaci dei Maiden diventa un saluto, una dichiarazione di appartenenza.

La suggestione funziona perché poggia su qualcosa di concreto. Una squadra conserva nel nome e nei simboli la memoria del lavoro industriale. Un musicista cresciuto nella stessa parte di Londra porta quei simboli con sé. Il resto lo fanno le persone: chi comincia da un disco e arriva a interessarsi a una partita, chi riconosce una maglia nel pubblico di un concerto lontano da casa.

LO STEMMA CHE VIAGGIA SUL BASSO

Per trovare il West Ham durante un concerto degli Iron Maiden basta guardare lo strumento di Harris.

Il suo celebre Fender Precision bianco porta lo stemma del club. Quel dettaglio è entrato anche nel modello signature realizzato da Fender, insieme alla finitura a righe e al battipenna a specchio. L’appartenenza calcistica è diventata parte dell’identità visiva del bassista, riconoscibile quanto il modo in cui impugna lo strumento sul palco.

Fra amplificatori e scenografie gigantesche, uno stemma occupa pochissimo spazio. Eppure racconta una continuità: il successo può cambiare gli indirizzi, le abitudini, la dimensione del pubblico; quella squadra resta lì.

Harris ha descritto anche il movimento contrario, dal pubblico verso di lui: “Quando suono e vedo tra il pubblico tifosi con qualcosa del West Ham, mi viene la pelle d’oca”.

LA MAGLIA ARRIVO’ DOPO I TIFOSI

Nel novembre 2019 il rapporto diventò una collaborazione ufficiale: Die With Your Boots On, dal titolo del brano del 1983. Harris partecipò al progetto della divisa e la presentò insieme a Pablo Zabaleta.

Il particolare più interessante riguarda però ciò che era accaduto prima. Nel comunicato di lancio, la responsabile delle licenze del West Ham raccontava che il negozio del club era stato invaso da appassionati di rock arrivati per due concerti dei Maiden alla O2. Il pubblico aveva già creato l’incontro che la maglia avrebbe reso ufficiale.

È un passaggio che dà sostanza alla storia. La passione di Harris aveva incuriosito persone cresciute lontano dall’East End, fino a spingerle dentro lo shop di una squadra inglese. Una vecchia fedeltà personale aveva trovato nuovi compagni di viaggio.

IL GIORNO IN CUI IL PALCO DIVENTO’ CASA

Il 28 giugno 2025 gli Iron Maiden suonarono al London Stadium, la casa del West Ham, durante il tour Run For Your Lives. Per Harris, quel luogo aggiungeva al concerto qualcosa che nessuna capienza avrebbe potuto misurare.

Davanti a 65.000 persone, secondo il resoconto ufficiale, il bassista indossò una maglia speciale. Anche Eddie comparve con la stessa divisa. Il riferimento al 1975 univa due anniversari distinti: la nascita degli Iron Maiden e la FA Cup conquistata dagli Hammers cinquant’anni prima.

Sul petto tornava lo stemma della finale di coppa. Per Harris quel successo aveva anche un legame personale: fra i vincitori figuravano Frank Lampard senior e Pat Holland, che lo avevano allenato da ragazzo.

Il dettaglio più bello, però, riguarda il pallone giocato. Nel corso di quell’anno la squadra dei Maiden affrontò una formazione dello staff del West Ham a The Foundry, il centro della fondazione del club. Il calcio continuava a trovare posto fra gli impegni della band.

Harris aveva lasciato la strada del professionismo, ma aveva conservato il piacere di scendere in campo. E sul palco continuava a portare lo stemma scelto da bambino.

A nove anni era salito su un autobus per andare dal West Ham. Negli anni successivi avrebbe trovato il modo di portarlo con sé.

A proposito di Cristian La Rosa

Cristian La Rosa. Classe ’76, ama il calcio e lo sport in generale. Segue con passione il calcio internazionale e ha collaborato con alcuni web magazine. È il fondatore, ideatore ed editore.