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I 50 volti dello sport del 2020

E anche questo 2020 volge al termine. E aggiungiamoci anche un: era ora!

È stato un anno terribile, speriamo unico, che ci ha spremuto, messo costantemente alla prova e ci ha privato dei nostri cari, della nostra vita e anche dello sport.

Sì, possiamo dirlo: il 2020 per lo sport è stato l’anno nero. Ma la vera battaglia, per le istituzioni sportive -dal ministero dello sport in giù- inizia ora: solo agendo con intelligenza si potrà salvare lo sport, sia di base che professionistico, altrimenti il 2021 sarà la tomba dell’Italia sportiva.

Chi ci ha colpito nel 2020

Come lo scorso anno, un po’ per gioco e un po’ per tenere in forma la memoria, copiamo dal Maestro Gianni Mura (un altro addio eccellente di quest’anno maledetto) l’idea di mettere assieme i nomi più significativi del mondo dello sport dell’anno che si concluderà tra qualche ora.

Lo diciamo subito: è un elenco monco e crediamo non poteva essere diversamente. I nomi nella lista sono solamente cinquanta e non cento. Ma per quasi metà anno lo sport è stato congelato e quindi stilare cento nomi risultava, a nostro avviso, ingiusto. È una classifica partigiana, sono riportate le nostre idee, il nostro modo di vedere lo sport e siamo certi che molti di voi leggendola diranno: ma manca quello lì! E questo qua chi è?

E ci va benissimo così. Nella lista troverete calciatori, cestisti, calciatrici, scrittori, proposte editoriali, rugbysti, pensatori, giornalisti, podisti…

Ecco i nostri magnifici 50. E buon anno nuovo a tutti voi!

Mattia Agnese: 17enne dell’Ospedaletti, vicitore del Fifa Fair Play, primo italiano dopo Di Canio nel 2001. Candidato per aver salvato la vita a un avversario accasciatosi a terra durante la partita.

 

Mauro Berruto: Per l’idea del Manifesto Sportivi. Un grande cantiere nato per far convergere diverse intelligenze e dare un futuro allo sport, specialmente quello di base, fortemente colpito da questa maledetta epidemia.

 

LeBron James: Ha vinto la NBA e ha fatto politica attivamente, schierandosi apertamente dalla parte di Black Lives Matter donando anche diversi milioni di dollari.

 

Robert Lewandoski: Nell’anno dove non si assegna il Pallone d’oro (e non si sa bene il perché, visto che campionati francese e belga a parte, tutte le altre competizioni sono arrivate fino in fondo), il polacco segna negli annali un’altra stagione stellare, vincendo tutto con il suo Bayern Monaco e segnando caterve di goal in tutte le competizioni.

 

Ciro Immobile: Ha la fortuna che per la classifica della Scarpa d’oro vengano considerati solo i goal siglati in campionato, altrimenti Lewandoski gli avrebbe soffiato il premio. Bravo comunque a segnare tantissimo in un campionato con difese sempre più scarse.

 

Lewis Hamilton: Come per Lebron James, vince stradominando il suo campionato e si schiera senza se e senza ma dalla parte dei manifestanti di Black Lives Matter. Raggiunge nel numero di mondiali conquistati un gigante come Schumacher e lo supera nel conteggio dei Gp vinti. Un mostro con ancora davanti quattro-cinque anni di altissimo livello.

Credit: Zimbio.com

 

Marc Marquez: Per averci ricordato di essere un essere umano e di patire anche lui gli infortuni. E per averci regalato con la sua assenza il mondiale di Motogp più bello degli ultimi dieci anni.

 

Joan Mir: Per aver sfruttato a proprio vantaggio l’assoluta anarchia di questa stagione di Motogp e aver trionfato nel mondiale stupendo tutti. In primis sé stesso.

 

Odette Giuffrida: Per essere l’unica medagliata, per di più d’oro, della spedizione italiana agli Europei di Judo. Puntiamo forte su Tokyo, per migliorare il secondo posto di Rio.

 

Federica Brignone: Per aver conquistato la Coppa del mondo generale di sci alpino con 153 punti di vantaggio su Mikaela Shiffrin, oltre a essersi aggiudicata anche le coppe di specialità in slalom gigante e combinata. E per essere la prima donna italiana a riuscirci.

 

Remco Evenepoel: Per il futuro che questo ragazzo ha davanti a sé e per la terribile caduta al Giro di Lombardia, costatagli la stagione appena cominciata.

 

Sandro Bonvissuto: Per “La gioia fa parecchio rumore”, che siamo certi cambierà il modo di scrivere sul calcio nel nostro paese.

 

Giovanna Epis: Per essersi laureata campionessa italiana di maratona facendo segnare il suo Personal best e centrando il minimo per la qualificazione a Tokyo 2020/2021 (2h 28 min 3 sec il suo tempo a Reggio Emilia).

 

Organizzatori: Per gli sforzi fatti per mettere in piedi qualunque manifestazione sportiva in un anno complicato come non mai.

 

Diego Armando Maradona e Paolo Rossi: Per averci fatto chiudere questo 2020, loro malgrado, con tantissime immagini di un calcio strepitoso. Due fenomeni, due che hanno regalato gioia a qualche milione di persone in giro per il mondo.

 

Gianni Mura: Perché ci sarebbe dovuto essere lui a stilare la classifica dei 100 personaggi dell’anno. E invece se ne è andato nel giorno in cui non s’è corsa la Milano-Sanremo.

 

Daniele De Rossi: Per aver accettato di giocare dall’altra parte del mondo pur di vestire la maglia di una squadra che ammira, infischiandosene dei soldi degli Yankee e dando una lezione alla dirigenza della Roma. Guarda caso anche questa Yankee.

 

Filippo Ganna: Per aver vinto quattro tappe al Giro d’Italia e non essersi mai rifiutato di lavorare per la squadra. E per aver trionfato alla prova a cronometro al mondiale di Imola.

 

Atalanta: Per il trionfo di Valencia e per essere arrivati a un paio di minuti da un’insperata semifinale di Champions.

 

Antonino Speziale: Per aver scontato quasi nove anni di carcere, nonostante prove sempre più inconfutabili di innocenza, per l’uccisione dell’Ispettore Filippo Raciti a margine di Catania-Palermo del 2 febbraio 2007. All’epoca dei fatti Speziale era minorenne, ora esce dal carcere quasi trentenne e malato. Nessuno gli restituirà gli anni persi della sua giovinezza.

 

Imoco Volley Conegliano: Perché l’ultima partita l’hanno persa il 12 dicembre 2019. E nel volley non esiste il pareggio, perciò 34 successi di fila per le ragazze venete.

 

Maxime Mbanda: Perché è uno dei migliori giocatori di rugby italiani, perché durante il Covid ha fatto il volontario in servizio sulle ambulanze a Parma, perché è diventato padre da poco e perché si è anche laureato poco più di un mese fa. Difficilmente si scorderà questo 2020.

 

Liverpool F.C.: per aver vinto il campionato inglese trenta anni dopo l’ultima volta e per la prima volta da quando si chiama Premier League. Nonostante abbia rischiato di vedersi tutto annullato a causa Covid quando aveva tipo 89 punti di vantaggio sulla seconda.

Liverpool
Il Liverpool, vincitore della Premier League 2019/2020. (foto: salfordcitynews.co.uk)

 

Dorothea Wierer: Perché a memoria non ricordo nessun atleta italiano -uomo o donna- così dominante nella sua disciplina. Inarrestabile.

 

OffSide Film Festival: Perché nonostante la pandemia non si sono fermati, hanno studiato un nuovo format e sono perfino riusciti a svolgere in presenza una parte del festival. E poi hanno messo in rete sul loro sito -gratis per gli abbonati- i film delle tre edizioni del festival.

 

Cafè Rimet: Nuova mensile che riunisce il meglio degli articoli calcistici usciti su tutte le testate del mondo e tradotti in italiano. Un’idea nata da Roberto Brambilla e messa in pratica dagli infaticabili organizzatori di OffSide Film Festival e dai diversi autori che hanno sposato il progetto, organizzandosi per la traduzione di tutti gli articoli. Sul sito di OffSide è possibile sostenere la pubblicazione.

 

Stefano Pioli: Perché è arrivato al Milan con l’aria di uno pronto a prendersi insulti da tutti e tenere calda la panchina a Ragnick fino a giugno e invece ha costruito il più bel Milan degli ultimi dieci anni.

 

Zlatan Ibrahimovic: Perché Pioli avrà pure grandi meriti, ma senza Zlatan questo Milan varrebbe molto meno.

 

Jannik Sinner: Perché il futuro del tennis è nelle sue mani. E mai come oggi l’Italia rischia di trovarsi con un numero 1 ATP nel giro di pochi anni.

 

Larissa Iapichino: Perché è una promessa assoluta dell’atletica italiana e perché lo slittamento di Tokyo potrebbe averla favorita.

 

The Last Dance: Perché riscrive il modo di pensare e produrre una serie televisiva a tema sportivo.

 

Giannis Antetokounmpo: Che poverino dovrà accontentarsi di appena 228,2 milioni di dollari per i prossimi cinque anni dopo la firma sul nuovo contratto con i Milwaukee Bucks.

 

Federica Seneghini: Per il libro “Giovinette. Le calciatrici che sfidarono il giudice”. Peccato solo per la casa editrice, la stessa del Corriere della Sera che sempre più spesso rivaluta figure aberranti del Ventennio e non solo.

 

Urbone Publishing: Che ha compiuto dieci anni di attività questo dicembre.

 

Julian Alaphilippe: Per il trionfo ai mondiali di ciclismo di Imola e perché è il prototipo del ciclista moderno.

 

Nicola Sbetti: Per il libro “Giochi diplomatici. Sport e politica estera nell’Italia del secondo dopoguerra” (Fondazione Benetton Studi Ricerche/Vella).

 

Simone Inzaghi: Perché ha riportato la Lazio in Champions. Nonostante Lotito.

 

Benedetta Pilato: Perché il nuoto italiano ha un nome e cognome e un futuro assicurato. Come la Iapichino, anche lei ha sicuramente giovato dello slittamento dei Giochi olimpici.

 

Florentia SanGimignano: Perché in una Serie A di calcio femminile sempre più attenta ai bisogni delle corazzate e poco felice di avere tra i ranghi anche formazioni più piccole (anche se storiche), sta insegnando a tutti cosa vuol dire credere in quello che si fa. E lo sta facendo togliendosi soddisfazioni mica da poco, tipo il pareggio con la Roma e la vittoria contro l’Inter.

 

Dario Ricci: Per il suo giornalismo sempre elegante e attento, per le sue continue idee di eventi, presentazioni e progetti coinvolgenti e per la bella pensata -da lui partita- di dedicare la classifica capocannonieri della Serie A di calcio alla memoria di Paolo Rossi.

 

Gianni Minà: Per il suo bellissimo libro “Storia di un boxeur latino” e perché sarebbe stato sublime vederlo in televisione a raccontarci del suo Maradona.

 

Carlo Iannelli: Perché dal 7 ottobre 2019 lotta per richiedere giustizia per la morte di suo figlio Giovanni, giovane ciclista della Hato Team Green Bar di appena ventidue anni, caduto a terra a 144 metri dalla linea d’arrivo della gara svoltasi a Molino dei Torti (Alessandria). Sarebbero bastate delle transenne per evitare che il cranio di Giovanni sbattesse sul cordolo stradale. La Procura della Repubblica di Alessandria ha richiesto l’archiviazione del processo a carico del Direttore di corsa, del Vicedirettore di corsa e al presidente della società organizzatrice dell’87esimo Circuito Molinese.

 

Kobe e Gianna Bryant: Perché questo maledetto 2020 si è aperto con l’incidente in elicottero che ci ha privato di uno dei più forti giocatori di basket di tutti i tempi e della sua figlia tredicenne.

 

Matilde Villa: Perché ha solo sedici anni e fa cose pazzesche con il Costamasnaga, la sua squadra di basket. Talento puro, da seguire con attenzione.

 

Marcus Rashford: Perché forse solo LeBron James ha la sua stessa influenza nelle politiche sociali di un paese. Con la sua caparbietà e la sua forza di volontà, l’attaccante del Manchester United ha obbligato il governo britannico a tornare sui propri passi e reinserire le famiglie in difficoltà nei programmi di sostegno pubblico. E ora s’impegna a regalare tonnellate di libri nei prossimi anni ai bambini nati e cresciuti in situazioni precarie. E chi dice che i calciatori non hanno coscienza civica e politica dovrà cambiare ritornello. Grazie, Marcus.

 

Chris Nikic: Perché diventare Ironman non è da tutti. Essere il primo uomo con sindrome di Down a diventarlo però ti fa entrare dritto nella storia (16 ore-46 minuti-9 secondi, questo il tempo impiegato da Nikic per laurearsi Ironman).

 

Barbara Bonansea: Perché per la prima volta una calciatrice italiana viene inserita nel Best 11 dell’anno della FIFA.

 

Linea Mediana: Perché una nuova rivista sportiva che nasce è sempre una bella notizia, se per di più questa nasce dal basso, senza un euro, con un lavoro collettivo e propone articoli partigiani ma di assoluta qualità, allora è una notizia strepitosa.

 

Wout Van Aert: Perchè il 2020 a pedali è stato anche il suo anno. Forse soprattutto il suo anno. Ha vinto la prima gara internazionale dopo lo stop per Covid (il Primo agosto la Strade bianche di Siena), due settimane dopo ha vinto la Milano-Sanremo, ha vinto due tappe al Tour de France e ha preso due argenti ai mondiali di Imola (cronometro e linea). E a oggi il suo 2020 non è ancora finito: sta infatti battagliando nella Coppa del Mondo di ciclocross con Van Der Poel. Uno spettacolo.

 

Gian Marco Duina: Perché con il suo libro “Calcio e migrazioni”, edito da Bepress, va a colmare un vuoto editoriale che all’alba del 2021 iniziare a risultare inaccettabile.

 

Davide Ravan

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