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I cento anni del Leeds United

Il “maledetto United” compie un secolo. Revie, Clough, poi Cantona e Viduka: storia di uno dei club più iconici d’Inghilterra

 

di Stefano Ravaglia

 

17 ottobre 1919, Salem Chapel, Leeds. Un manipolo di tifosi del defunto Leeds City, espulso dalla Football League per alcuni pagamenti illegali, raccoglie il testimone e fonda il Leeds United Football Club. Contro il Birmingham, sabato, a Elland Road, gli whites celebreranno dunque i loro primi 100 anni.

Bianchi come il Real, seppur non con la stessa bacheca. Ma ci fu un tempo in cui lo Yorkshire dominò in casa e fuori, o quasi. Con il grande simbolo John Charles, venduto poi alla Juventus per 65.000 sterline, e al quale è intitolata una delle due tribune dello stadio casalingo, il cammino del club sino agli anni Cinquanta fu comunque un periodo povero di successi.

Negli anni Sessanta, con l’arrivo di Donald Revie in panchina le cose cambiarono radicalmente. Il Leeds capitanato da Billy Bremner (sia lui che Revie hanno una statua fuori dallo stadio) che tra le sue file schiera tra gli altri John Giles e Jack Charlton, vinse il suo primo titolo nel 1969, preceduto dalla Coppa di Lega dell’anno precedente, aggiungendo nello stesso anno la Charity Shield e la FA Cup del ’72; in Europa conquista la Coppa delle Fiere, antenata della Uefa, nel 1968 e nel 1971, perdendo un’altra finale, e gioca la Coppa delle Coppe del 1973 persa contro il Milan e quella di Coppa dei Campioni del 1975 sfuggita per mano del Bayern Monaco. Ma a rendere celebre il club, furono due protagonisti in particolare: un allenatore e uno scrittore.

Brian Clough, che detestava il modo in cui quel Leeds giocava sporco e ricorreva a trucchetti di bassa lega nonché a un gioco duro, dopo averli incontrati con il suo Derby County in FA Cup perdendo 2-0, si ripromise di superarli in campionato. Cosa che puntualmente avvenne quando il Derby trionfò nel 1972 davanti ai rivali, che però, alla partenza di Revie, destinazione nazionale inglese, scelsero proprio lui come sostituto. Un disastro: 44 giorni in cui i giocatori gli remano contro e non accettano il suo modo “pulito” di fare calcio, in totale contrasto con ciò che accadeva negli ultimi anni con Revie. Che fallirà con l’Inghilterra, mentre Clough, esonerato dal Leeds con una Mercedes e una buona uscita di 25.000 sterline, vincerà tutto con il piccolo Nottingham Forest. Lo scrittore è David Peace, che romanza tutta la vicenda ne “Il maledetto United”, dal quale viene tratto il film con Michael Sheen nei panni di Clough.

Il Leeds torna alla ribalta nel 1992: con il compianto Gary Speed, Gordon Strachan e soprattutto Cantona in campo, i bianchi vincono l’ultimo campionato conosciuto come First Division, prima dell’arrivo della Premier League. Nel 1999 rientrano in Coppa Uefa. È il Leeds di Viduka, Bowyer, Dacourt e Matteo, che arriva fino alle semifinali, eliminati dal Galatasaray in una doppia sfida segnata dalla morte di due tifosi inglesi a Istanbul prima della partita di andata. La stagione successiva la squadra disputa la Champions League superando il girone con Milan e Barcellona: il Leeds, guidato da O’Leary, arriva addirittura a un’altra semifinale dove viene eliminato dal Valencia. Da lì in poi, iniziano tempi cupi (nel 2004 arriva penultimo e retrocede in Championship) in cui il club sfiora il fallimento e finisce in mano, per un periodo, anche all’ex presidente del Cagliari Cellino, prima della risalita.

In questo 17 ottobre, il proprietario, l’italiano Andrea Radrizzani, e alcuni giocatori in rappresentanza della squadra, si riuniranno per una cerimonia proprio dove cento anni fa iniziò tutto. Lo United, oggi non più maledetto, spera di festeggiare in maggio con il traguardo più sognato: il ritorno in Premier League che manca da quel 2004 e che l’anno passato sembrava alla portata del club prima che un finale di stagione sciagurato rovinasse i piani. Sabato pomeriggio “Marching on Together!”, l’inno e il motto del club, risuonerà ancora più alto nel fortino amico di Elland Road.

 

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