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Il ballo della ripartenza. Ovvero partire o stare fermi un giro

Ripartirà il campionato di Serie A? O per quest’anno ci fermiamo qui? È più giusto fermare tutto e assegnare il titolo e i posti europei e le retrocessioni in base alla classifica dell’ultima giornata giocata, o sarebbe meglio non assegnare lo scudetto e studiarsi un qualcosa di diverso dal solito per le retrocessioni?

Difficile, difficilissimo rispondere a queste domande. Ognuna al suo interno contiene risposte parzialmente positive e altre parzialmente negative.

Nonostante io abbia una mia idea, che a fine articolo vi svelerò -non prima per non condizionarvi la lettura- andiamo ad analizzare le possibili soluzioni. Ma soprattutto, concentriamoci su quello che sarà il mondo del calcio una volta -in qualunque momento accadrà- che si ripartirà. L’unica certezza che abbiamo al momento è la seguente: lo stadio come lo conosciamo oggi, almeno per un po’, non esisterà più.

Ripartire

Certo, ripartire, ricominciare, mettere il pallone sul dischetto del centrocampo e aspettare il fischio del direttore di gara ci aiuterebbe a staccare la testa da questa situazione drammatica che stiamo vivendo da quasi tre mesi.

Tornare a parlare di schemi, allenatori, torti arbitrali; godersi gol bellissimi e tap-in vincenti, esultare -sul divano- per la rete della vittoria al 90’, piangere -sempre sul divano- per una sconfitta che ci condanna a non vincere lo scudetto, o a non entrare in Europa o alla retrocessione.

Tornerebbe uno spicchio di normalità in una vita che negli ultimi quasi novanta giorni di normale non ha avuto proprio nulla. Il calcio, a noi spettatori, serve proprio a questo.

Per gli addetti ai lavori il discorso è diverso e molto più pratico: ripartire vorrebbe dire ricominciare a incassare ed evitare il rischio dello sconto sui diritti televisivi richiesti da Sky. In più, con lo slittamento degli Europei al prossimo anno, non ci sarebbero nemmeno più problemi di tempistiche, e al massimo l’unica cosa che potrebbe cambiare è il calendario del campionato 2020/2021, anche quello costretto a fare i conti con il Covid-19 e la lunghezza della stagione ancora in corso, che renderebbe impossibile una partenza della prossima stagione agli ultimi di agosto come siamo abituati a vedere.

Ripartire e assegnare titoli, posti europei e retrocessioni

Se si riparte non esiste di non assegnare lo scudetto, i posti europei e le retrocessioni in Serie B. Non potrebbe essere altrimenti: nessuno giocherebbe tanto per giocare, come se fosse un qualunque torneo estivo che al massimo mette in palio qualche milioncino di diritti d’immagine.

Con la ripartenza ci troveremmo tutti ad attendere con ansia Juventus-Lazio, che classifica pre-Covid-19 alla mano, dovrebbe essere la vera sfida scudetto. Ma anche la corsa europea potrebbe essere entusiasmante, con Napoli, Milan e Hellas Verona decise a risalire la china e insidiare la Roma. Atalanta e Inter, a meno di terremoti, non dovrebbero rischiare più di tanto i loro quarto e terzo posto in classifica (i meneghini potrebbero ancora dire la loro nella lotta al titolo, ma molto dipende dal percorso di Juve e Lazio, che hanno il destino nelle loro mani).

Juve-Lazio: la sfida scudetto di questa stagione

Anche la lotta per non retrocedere potrebbe farci entusiasmare -stiamo comunque parlando di un paese che tra la sua popolazione annovera gente disposta a sorbirsi su YouTube le dirette del campionato bielorusso, a proposito di emozione…-, con Genoa e Samp pronte ad azzannarsi per provare a salvarsi entrambe o a far retrocedere una delle due, e con Lecce, Torino e Udinese pronte a sfruttare ogni occasione per provare a mettere in cascina punti buoni per la salvezza.

Fermarsi e assegnare titoli, posti europei e retrocessioni

In Germania, notizia di pochissimi giorni fa, il governo ha dato il via libera alla ripresa della Bundesliga e della Zweite Liga (la loro Serie B), e il 16 maggio i team torneranno in campo a sfidarsi.

Il 9 maggio, a una settimana dal nuovo via della stagione, la Dinamo Dresda (squadra di Zweite Liga) ha annunciato che rimette da subito la squadra in quarantena dopo che il terzo giro di tamponi ha segnalato la presenza di due giocatori positivi tra le fila della squadra (fonte Bundesliga Italia). La quarantena durerà quattordici giorni e la prima sfida, in programma la prossima settimana contro l’Hannover, non si giocherà.

I giocatori della Dynamo Dresda, pronti a tornare in quarantena

In Italia invece, la prima settimana di ripresa degli allenamenti -individuali- delle squadre di Serie A, ha rivelato un buon numero di calciatori, in diverse squadre, positivi asintomatici al Coronavirus, dando anche una chiara dimostrazione di quanti positivi asintomatici possono esserci nella popolazione italiana che non sanno di esserlo, vista la mancanza di test a tappeto.

Un operatore sanitario dopo aver effettuato un tampone

Se si dovesse fissare una data per la ripartenza della Serie A e poi, a una settimana dal via, succedesse qualcosa di simile a quanto accaduto alla Dinamo Dresda, che succederebbe? Si farebbe finta di nulla e si andrebbe avanti -trovando poi una data utile per recuperare la gara o le gare rinviate- oppure si arriverebbe allo stop definitivo? E la soluzione sarebbe la stessa se i positivi fossero della Spal o della Lazio? E se fosse proprio Juventus-Lazio a saltare a causa di una delle due squadre in quarantena, cosa accadrebbe?

Come vedete le variabili sono moltissime. E allora fermiamo qui la stagione e assegniamo i titoli in base alla classifica ponderata stante a punti fatti e giornate giocate come vuole fare la Lega Pro per stabilire la quarta promossa in cadetteria (che sarà il Carpi se la FIGC accetterà la soluzione proposta dai vertici federali della terza serie italiana).

Lo scudetto andrebbe alla Juventus; Lazio, Inter e Atalanta entrerebbero in Champions League; Roma e Napoli in Europa League con il Verona ai preliminari; Lecce, Spal e Brescia in Serie B.

Fermarsi e non assegnare nessun titolo e ridurre il numero delle retrocessioni

I campionati non portati fino in fondo, sono monchi. Impossibile stabilire se la prima della classe alla venticinquesima giornata potrà arrivare davanti a tutti alla trentottesima (specialmente in stagioni combattute come quella in corso; in Francia, con il PSG avanti anni luce sulla seconda, è stato giusto assegnare il titolo ai capitolini). In più, a supporto di tale tesi, manca all’appello la sfida di ritorno tra Juventus e Lazio, prima e seconda della classe. E visti i precedenti stagionali (con la Lazio in grado di imporsi sia in casa in campionato, sia in campo neutro in Supercoppa italiana) il pronostico è da tripla.

A questo punto allora meglio fare in questo modo: non assegnare lo scudetto; cristallizzare la classifica all’ultima giornata giocata e far accedere alle coppe europee le prime sei della classe (con la settima ai preliminari di Europa League); retrocedere in Serie B le ultime due in classifica così da promuovere le prime due della Serie B, che per il salto di categoria non dovrebbero affrontare i playoff (per regolamento della Lega B, che prevede i playoff solo dalla terza in classifica, con le prime due promosse direttamente). Le due retrocesse beneficerebbero del famoso paracadute, reso ancora più sostanzioso dallo smezzamento della terza quota, che non verrà riscattata da nessuno vista la retrocessione di sole due squadre.

Un pallone bucato: simbolo di un calcio che non riesce a ripartire

Comunque vada ce la vediam da casa

Ripartire, non ripartire, riprendere la stagione 2019/2020, iniziare da quella 2020/2021. Qualunque sarà la decisione solo una cosa è chiara fin da ora: gli stadi rimarranno deserti. O meglio, saranno popolati solo da giocatori e addetti ai lavori. Zero spettatori, almeno fino alla scoperta del vaccino.

Prepariamoci dunque ad almeno una stagione (ma magari una e mezza nel caso si ripartisse con quella sospesa a marzo) di partite viste sul divano non per scelta ma per necessità.

Gli stadi rimarrebbero vuoti, svuotati della passione delle migliaia di appassionati che ogni domenica (o venerdì, sabato, lunedì…) riempiono i seggiolini dei vetusti impianti italici.

Un gigantesco DASPO generale che renderebbe gli stadi i luoghi più sicuri del mondo e i baretti intorno agli impianti sportivi dei magnifici locali pronti a rimanere sfitti per anni.

I presidenti non batteranno ciglio per la mancanza degli appassionati sugli spalti: gli incassi della vendita dei biglietti sono ormai voce marginale nei bilanci societari. E anzi, con tutti costretti a seguire le partite da casa, i diritti televisivi potrebbero aumentare e i sacrifici fatti in questa stagione verrebbero subito dimenticati.

Sky, proprietario del calcio italiano

Chi potrebbe un po’ risentire dell’assenza dei tifosi all’interno dello stadio sono i calciatori. Sì, certo, se uno è forte è forte comunque, sia con il pubblico che senza. Ma il tifoso contribuisce, con i cori, con i fischi, con l’incitamento, con gli insulti, all’umoralità della partita. Non credete? E allora provate ad ascoltare i rumori di uno stadio con la squadra di casa che a pochi minuti dal termine si trova a battere un calcio d’angolo buono per trovare il gol del pareggio. E poi provate a rivedere la stessa scena togliendo tutto il contorno e rimanendo solo con i giocatori, i loro schemi e le loro marcature. Vi sembreranno due sport diversi.

Come compensare la mancanza dei tifosi

Anche in questo caso la Germania ci viene in soccorso. Quei burloni del Borussia Mönchengladbach (sì dai, quelli con il social media manager simpaticissimo che fa sbellicare dalle risate su Twitter) hanno avuto l’idea di offrire ai propri abbonati la possibilità -a pagamento, perché la simpatia e la cortesia si pagano, of course- di vedersi riprodotti su dei cartonati che verranno sistemati sugli spalti del Borussia-Park (l’idea sta piacendo, tanto che il primo allenamento nello stadio è stato seguito da un buon numero di cuori di cartone). I cartonati hanno dalla loro che non sporcano, non insultano e non contestano. Il malcontento dei tifosi, al massimo, toccherà al social media manager gestirlo: chissà se riuscirà a essere ancora simpatico…

I tifosi del Borussia Mönchengladbach

Ma quella dei social rischia di non essere una grana solo per il Gladbach e il suo social media manager. Come riporta nel suo articolo apparso ieri su Il foglio sportivo Jack O’Malley, la Premier League sta pensando di ripartire da un’app che metterebbe in contatto tifosi e società durante le partite. In che modo? Così: il tifoso scarica l’app, la apre e si siede sul divano a guardare la partita della sua squadra del cuore. Quando i suoi attaccano, tramite un tasto presente sull’app, invia alla squadra cori d’incitamento; se la squadra dovesse fornire invece una prestazione imbarazzante, potrà inviare i suoi fischi.

La app sarà collegata agli altoparlanti degli impianti britannici e i fischi, i cori, gli incitamenti, saranno sentiti dai giocatori in campo, che potranno beneficiare del sostegno dei propri tifosi anche così. Distanti ma uniti.

Come aggiunge Jack O’Malley nel suo scritto, sarà simpatico sentire gli incitamenti inviati mentre la squadra sta attaccando e riprodotti durante il ribaltamento di fronte, magari suggellato dal gol degli avversari: qualche secondo ci vorrà per trasferire i nostri sentimenti dalla app agli altoparlanti, no?

La copertina dell’ultimo numero de Il foglio sportivo

Una soluzione simile, ma più casereccia, a quella al vaglio degli studiosi inglesi, l’abbiamo già vista in Champions League per la sfida tra Valencia e Atalanta, con gli iberici che hanno riempito il silenzio degli spalti vuoti con dei cori preregistrati. Hanno funzionato talmente bene che Ilicic gliene ha fatti quattro quella sera. Probabilmente lo sloveno era convinto che i cori fossero per lui.

Cosa fare, dunque?

Probabilmente, a furor di popolo, si deciderà di tornare in campo e una volta ripartiti il campionato non verrà più fermato nemmeno in caso di nuove positività tra i giocatori. Il braccio di ferro tra Lega di Serie A e FIGC da una parte e il ministro Spadafora dall’altra, sembra vinta dagli organi governativi del pallone, che a differenza del ministro sono da sempre schierati per la ripartenza a ogni costo.

La disperazione di un tifoso costretto sul divano dal Coronavirus

La soluzione della ripartenza, stando ai sondaggi e ai social, avrebbe dalla sua il favore della quasi totalità degli appassionati di calcio italiani, che non ne possono più di vedere Italia-Germania 4-3, ritrasmessa almeno cinque volte in due mesi da Raisport, e s’immolerebbero per poter finalmente vedere un Bologna-Lecce e un Brescia-Parma, pronti anche a esultare per un gol di Balotelli.

Personalmente invece, la penso diversamente, e mi trovo in accordo con chi chiede la chiusura della stagione e la non assegnazione dello scudetto. Idealmente, il tricolore potrebbe essere assegnato alla memoria delle tante, tantissime vittime di Covid-19. Sarebbe un gesto nobile, che ammanterebbe il calcio di un’aura di signorilità persa ormai da decenni e che aiuterebbe tutto il mondo del pallone a riguadagnare credibilità agli occhi della società che il calcio non lo segue o non lo segue più.

Da tifoso appassionato, per una decisione del genere, sarei disposto anche ad accettare un anno intero di stadi chiusi e campionati a porte chiuse, perché saprei che, alla fine di tutto, tornerei a foraggiare -con la mia presenza allo stadio- un mondo fatto di Uomini. E non di spregiudicati intrallazzatori pronti a tutto per il profitto.

 

Davide Ravan

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