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Italia-Germania 4-3: un infarto lungo mezzo secolo

Il 17 giugno di 50 anni fa la “partita del secolo” allo stadio Azteca di Città del Messico: in una romanzesca semifinale l’Italia va in finale al Mondiale.

di Stefano Ravaglia

Al fischio finale del messicano Yamasaki, Nando Martellini fu raggiunto da un collega nella tribuna stampa dell’Azteca di Città del Messico. In quello stadio era appena calato il sipario sullo spettacolo probabilmente più emozionante che il calcio abbia mai regalato nella sua lunga avventura: dopo centoventi minuti romanzeschi, l’Italia, il 17 giugno di cinquant’anni fa, aveva eliminato la Germania dal Mondiale e si era aperta le porte della sua terza finalissima. Ebbene, quel collega trovò Martellini in lacrime: “Ho dato tutto, non ho più energie”, disse affranto ma felice.

“Che meravigliosa partita, ascoltatori italiani!”: quale urlata telecronaca di oggi d’altronde potrebbe partorire un tocco così magico? Era il 1970, un’altra Italia, un altro mondo. Tanti studenti italiani, che avevano già iniziato le vacanze estive, ebbero il permesso di poter restare alzati sino a tardi per vedere quella partita giocata in un posto così lontano che eppure pareva così vicino nel bianco e nero dei televisori.

Italia-Germania 4-3: la Partita del secolo compie 45 anni ...

E in fondo, dobbiamo ringraziare un tedesco se oggi fuori dall’Azteca è appesa la targa “El partido del siglo”, la partita del secolo, così come viene definita: gli azzurri, in vantaggio 1-0 fino a pochi minuti dalla fine, vengono beffati dal milanista Schnellinger, un difensore, vagante nei pressi della porta perché intento a dirigersi verso gli spogliatoi causa infortunio. E invece, impattando l’1-1 dopo il vantaggio di Boninsegna, e mandando la gara ai supplementari, senza saperlo proiettò quella semifinale nel mito. I tedeschi nell’extra-time andarono anche in vantaggio con il falco Muller, prima che Burgnich pareggiasse e Riva facesse addirittura 3-2 con un chirurgico diagonale.

Partita del secolo - Wikipedia

Quanti nostalgici protagonisti: Cera, Domenghini, Beckenbauer, Muller, Facchetti, Boninsegna e Albertosi, che rimprovera Rivera, imbambolato sul primo palo dove si insacca il pallone del tre pari. Già, Rivera: che sul ribaltamento di fronte si fa perdonare, spiazzando Maier per il definitivo 4-3 e le lacrime di Martellini, oltre a quelle di qualche migliaio di spettatori. Gianni Brera, nell’edizione del “Giorno” del 18 giugno, scrive:

Il calcio giocato è stato quasi tutto confuso e scadente, se dobbiamo giudicarlo sotto l’aspetto tecnico-tattico. Sotto l’aspetto agonistico, quindi anche sentimentale, una vera squisitezza”.

Italia-Germania 4-3” è diventato un libro di Nando Dalla Chiesa uscito nel 2001, mentre nel 1990 fu il titolo di un film di Andrea Barzini, nel quale un gruppo di ragazzi si ritrovava vent’anni dopo per rivedere quella semifinale ma soprattutto fare i conti con le proprie vite. Un po’ quello che oggi tocca a tutti i fortunati che, in quella calda notte di giugno di mezzo secolo fa, erano inconsapevoli testimoni della storia.

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