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La sera che San Siro scoprì Alexandre Pato

Esordio travolgente contro il Napoli a San Siro. Poi infortuni, brutte prestazioni e un mesto addio. Con la storia d’amore con Barbara Berlusconi che fece scalpore

di Stefano Ravaglia

Chi scrive, era presente. Un freddo non ripetibile, una partita che rappresentava comunque un buon lusso, seppur il Napoli non avesse le intenzioni tricolori degli ultimi anni. Il 13 gennaio 2008 a San Siro si presentava un giovane brasiliano, naturalmente approdato in rossonero, che in quel periodo era fulgido di verdeoro: Seginho, Cafu, Kakà, Rivaldo e presto sarebbe arrivato anche Thiago Silva.

Quella sera a San Siro il Milan era più brasiliano che mai: c’era anche Ronaldo, sì, quello dell’Inter, approdato in rossonero dalla stagione precedente. E, insieme al solito Kakà, quel giovane con la faccia da bambino che pareva un tifoso sceso in campo. Alexandre Pato, classe 1989, arrivato dall’Internacional di Porto Alegre, la squadra che è stata anche dell’attuale portiere del Liverpool Alisson, e che aveva battuto il Barcellona nella seconda edizione del Mondiale per Club in Giappone.

“Pato era già un potenziale campione a 16 anni, al tempo delle giovanili. Si vedeva che era “diverso”. Lui doveva imparare ancora quasi tutto. Ma aveva colpi. Ha forza fisica, di testa è bravo, ha personalità” ebbe a dire Falcao.

E proprio in quell’edizione del torneo, batté un record non certo qualunque: il più giovane giocatore brasiliano a segnare in una manifestazione ufficiale. A chi apparteneva prima? A un certo Pelé, che segnò giovanissimo al Galles in quel fantastico Mondiale del 1958.

Il Milan lo acquista nell’estate del 2007. I rossoneri hanno appena vinto la Champions League ad Atene, e puntano a Supercoppa Europea e titolo intercontinentale, ma Pato è minorenne: può giocare solo amichevoli e il suo esordio è rimandato a gennaio, poiché sono vietati i trasferimenti tra giocatori under 18 e lui è addirittura il minorenne più pagato con 22 milioni di euro sborsati dai rossoneri per averlo.

Quella sera a San Siro viene coniato un nuovo acronimo: Ka-Pa-Ro. Ancelotti manda dentro il trio tutto brasiliano, dentro uno stadio esaurito con 75 mila posti. Il primo tempo è scoppiettante: Ronaldo apre le danze con l’1-0, Sosa pareggia per il Napoli e Seedorf riporta avanti i suoi prima del 2-2 di Domizzi su rigore.

La ripresa si apre con il 3-2 ancora di Ronaldo e questa volta i partenopei non riescono più a recuperare. I loro tifosi creano non pochi problemi nel secondo anello verde, dove sono sistemati dopo aver disertato il settore ospiti per via della neonata tessera del tifoso, mentre il Milan dilaga.

Kakà con un destro fulminante da fuori area fa 4-2, e un quarto d’ora dalla fine ecco il ragazzino. Con delle insolite scarpe arancioni che da quella sera gli varranno il soprannome di “papero”, ricevuta una palla dalle retrovie riesce in un gioco di prestigio: controllo e dribbling nello stesso momento, e appoggio delicato in porta sull’uscita di Iezzo. Esultanza abbozzando un cuoricino, che diverrà il suo marchio di fabbrica e qualche lacrima mentre viene abbracciato dai compagni.

Pare essere nata davvero una stella: poco dopo il gol, con una azione di grande classe e potenza, calcia di destro trovando il portiere partenopeo sulla sua strada a negargli la doppietta. In effetti, un po’ di continuità il brasiliano ce l’avrà, con molti altri gol (tra cui quello a Madrid in un 3-2 sul Real) e lo scudetto del 2011 con Allegri, l’ultimo del Milan.

Ronaldo, al tramonto dopo l’ennesimo infortunio un mese dopo contro il Livorno, lascia e Ronaldinho subentrerà in rossonero un anno più tardi. Ma poi, anche per Pato, esploso fisicamente dal gracile ragazzino che era, inizierà un percorso discendente: proprio quella trasformazione fisica che porterà a una serie incredibile di infortuni, sarà messa sul banco degli imputati.

E quel giallo targato 2012: con Tevez già in tasca, Barbara Berlusconi, a quanto è sempre parso, blocca la cessione di quello che nel frattempo era divenuto il suo pupillo fuori dal campo in una lieson d’amore che fece scalpore. Forse i destini del Milan sarebbero potuti cambiare.

E invece, nel 2013, Pato lascia. Corinthians, San Paolo, qualche mese anche al Chelsea, dove arriva in gennaio ma esordisce solo in aprile segnando su rigore. Di fatto, giocherà solo due partite e tornerà in Brasile. Prima di tornare al San Paolo, dov’è oggi trentenne, incamerò 6 milioni l’anno da un ricco contratto coi cinesi del Tijanjin.

Ma i pensieri di molti rossoneri sono rimasti là, a quella fredda sera di dodici anni fa, dove pareva proprio essere nato un altro erede della lunga dinastia di campioni milanisti.

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