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La settimana NBA del 08-01-2019

Le porte girevoli del roster e del quintetto dei Raptors, la rotazione continua degli uomini sul parquet e in panchina, non cambiano la sostanza nella marcia dei canadesi: Toronto continua a vincere, restando la miglior squadra dell’NBA per record e numero di successi conquistati. L’ultimo è arrivato contro Indiana, cliente scomodo che a Est continua a confermarsi più costante nei risultati rispetto alle più quotate Philadelphia e Boston. Ai ragazzi di coach McMillan però non è bastato un quintetto tutto in doppia cifra, guidato dai 21 punti e nove rimbalzi di Bojan Bogdanovic e dalla doppia doppia da 16 +11 (e sei assist) di Domantas Sabonis – promosso titolare vista l’assenza di Myles Turner per un problema alla spalla destra. No, ha vinto Toronto con merito, godendosi il miglior Norman Powell della stagione e tirando fuori anche dai giocatori meno utilizzati qualcosa di buono. Il n°24 dei Raptors segna 23 punti (11 nel quarto periodo, meno combattuto del previsto), tirando 10/12 dal campo, 3/3 dall’arco e raccogliendo nove rimbalzi. Un impatto enorme in uscita dalla panchina, in una gara in cui Toronto ha dovuto fare a meno di Kawhi Leonard – a riposo nella seconda sfida di un back-to-back per precauzione, spremuto al massimo nel convincente successo contro i Bucks. Sono ben otto i giocatori in doppia cifra tra le fila dei canadesi, che mandano a bersaglio 17 triple, tirando con oltre il 51% dall’arco di squadra. Toronto si conferma così la bestia nera dei Pacers, vincenti in 13 delle ultime 16 partite e battuti due volte dai ragazzi di coach Nurse (l’altra sconfitta è arrivata sulla sirena contro Cleveland, meglio dimenticare). Washington batte un colpo e, come sottolineato anche da coach Scott Brooks, gioca una delle migliori partite dell’anno e batte i Thunder. Una sfida particolare per l’allenatore dei capitolini, che conosce bene la Chesapeake Energy Arena, il suo pubblico e tutto l’ambiente. Una motivazione che è riuscito a trasmettere anche ai suoi giocatori, guidati dai 25 punti (con 27 tiri e tanti errori) di Bradley Beal. Ai suoi si aggiungono i 20 in uscita dalla panchina realizzati da Otto Porter che, con l’arrivo di Trevor Ariza e la lenta ripresa dall’infortunio al ginocchio destro, è diventato una riserva di lusso da sfruttare a gara in corso: “Sto provando in ogni modo a superare il dolore – racconta – entrare a gara in corso mi permette di essere più incisivo al momento”. Dall’altra parte i Thunder, una delle migliori squadre di questa prima metà di stagione, non sono riusciti a prendere le contromisure. Alla sirena finale Russell Westbrook raccoglie la 12^ tripla doppia della sua stagione e la 116^ della sua carriera (22 punti, 15 rimbalzi e 13 assist), senza riuscire però a risolvere i problemi al tiro che stanno rendendo sempre meno efficace l’impatto. Il n°0 di OKC chiude con 9/23 dal campo, a cui si aggiunge anche la serata “nella norma” di Paul George (20 punti e 7/18 al tiro). Il -32 di plus/minus raccolto da Dennis Schroder in 17 minuti ben racconta poi l’impatto del tedesco, in una serata da dimenticare per i padroni di casa. Se l’ex-Pacers non fa gli straordinari e/o Westbrook non ritrova la mira, diventa complicato per i Thunder pensare di essere competitivi al vertice a Ovest sul lungo periodo. Dopo un eccellente mese di dicembre, il momento positivo dei Brooklyn Nets sembra continuare anche nel nuovo anno. Sul campo dei Chicago Bulls la squadra di coach Atkinson ha conquistato la terza vittoria consecutiva, merito dei 28 punti di D’Angelo Russell e dei 20 dalla panchina di DeMarre Carroll, migliori marcatori di una squadra che ha avuto anche 19 punti da parte di Jarrett Allen e 18 dalla panchina di Shabazz Napier. Per i Nets si tratta della dodicesima vittoria nelle ultime 15 partite, pareggiando la miglior striscia della franchigia da quando si è spostata a Brooklyn nel 2012.  I Nets avevano tentato di scappare via già nel primo tempo, ma un parziale dei padroni di casa guidati da Zach LaVine (27 punti) e Bobby Portis (17 in 20 minuti al suo rientro dopo sette partite saltate per un infortunio alla caviglia) hanno mandato le squadre all’intervallo sul 55-pari. Nella ripresa però i Bulls non sono riusciti a rispondere all’accelerazione degli ospiti, scappati via sul +12 grazie a tre triple di Russell nel giro di due minuti e mezzo e poi definitivamente in fuga per la vittoria con un parziale di 16-5 nell’ultimo quarto. Per i Nets si tratta della decima vittoria in trasferta della stagione, un risultato che lo scorso anno avevano raggiunto solo al 28 di marzo: continuando di questo passo, il ritorno ai playoff è solo una logica conseguenza. Mettiamola così: se gli Atlanta Hawks giocassero sempre e solo contro gli Heat, sarebbero tranquillamente una squadra da playoff. Terzo incrocio stagionale e terzo successo per la franchigia della Georgia, che ha vinto un quarto delle gare totali della propria regular season contro Dwyane Wade e compagni – travolti da un parziale da 41-21 nel terzo quarto che ha spaccato in due il match. Miami dall’altra parte ce l’ha messa davvero tutta per giocare la sua peggior partita dell’anno, fermandosi a soli 82 punti segnati contro una difesa di certo non irresistibile. Gli Heat tirano con il 35% di squadra dal campo e meno del 15% dall’arco: un disastro, contro cui bastano i cinque giocatori in doppia cifra in casa Hawks, guidati dai 19 punti di Trae Young. Una sconfitta che avvicina pericolosamente Miami al nono posto dei Detroit Pistons (in mezzo ci sono ancora Brooklyn e Charlotte): per fortuna contro Atlanta toccherà giocare soltanto un’altra volta.

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