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L’editore Battaglia: “Ho incontrato ‘El Trinche’ Carlovich e ve lo racconto”

Se n’è andato in modo sorprendente, così come aveva sempre vissuto. “El Trinche” Carlovich, raccontato da Buffa, rivive nelle parole di Lorenzo Battaglia, editore imolese che lo ha incontrato in Argentina nel giugno del 2019. Gli abbiamo chiesto un ritratto della leggenda argentina

di Stefano Ravaglia

Ha fondato la sua casa editrice nel 2018, e ha tanti progetti per la testa, molti già realizzati. Poesie, narrativa e anche sport, con le sue storie e i suoi protagonisti. Un gran lavoro anche in tempi di coronavirus per Lorenzo Battaglia, editore di Imola che, a proposito di storie di sport, ha avuto un grande privilegio: incontrare lo scorso anno ‘El Trinche’ Carlovich, il calciatore argentino che tra verità e leggenda è stato uno dei più grandi di sempre, e aveva calcato i campi di Rosario incendiando gli animi degli appassionati. Ci ha raccontato di quell’incontro avvenuto nel giugno 2019, in Argentina, durante il suo viaggio di nozze.

Lorenzo, come è stato possibile incontrare “El Trinche”?

“Ad agosto mi trovavo in Argentina, in viaggio di nozze. Essendo un grande appassionato di calcio sudamericano, avevo voluto fare tappa a Rosario – che in Argentina è la Mecca dei calciofili. Lì viveva anche Thomas Carlovich, detto El Trinche. Il più grande “craque” della storia del calcio, a quanto pare. L’idolo di Maradona, e di tanti, anzi tutti i rosarini. La prima volta che ho sentito la storia incredibile di Thomas Carlovich è stato grazie a Federico Buffa che ne ha tracciato un ritratto stupendo. Nei giorni in cui ero a Rosario, un mio caro amico dall’Italia mi manda un messaggio e mi scrive “Qui abita il Trinche, perché non provi a incontrarlo?”. Lì per lì mi sembrava una cosa assurda, poi ne ho parlato con mia moglie e lei mi ha detto “Perché non provarci! Mica ci capiti tutti i giorni a Rosario in Argentina!”. Così abbiamo abbandonato i piani della giornata. Dopo colazione ho contattato una pagina Facebook a lui dedicata che mi ha messo in contatto con un grande amico di Carlovich, un certo Dario Dardo Juarez, altro ex giocatore che ha girato molti campi in Argentina, il quale mi ha chiamato varie volte per organizzare l’incontro con El Triche. Così alle 19.30 di una domenica sera di metà agosto, io e quella santa mia moglie, abbiamo preso il taxi e siamo andati a casa sua”.

Tomás Carlovich - Simple English Wikipedia, the free encyclopedia

Avete toccato anche argomenti diversi dal calcio durante la vostra chiacchierata?

“No! Questo sia perché quando due amanti di calcio si incontrano è molto difficile parlare di altro, sia perché una delle prime cose che mi ha detto è stata: “Possiamo parlare di calcio tutta la notte, ma della mia vita privata preferirei non raccontare nulla”. Vagli a dare torto! Però poi, spesso capita, che parlando di calcio si parla della vita, e così è stato: il pallone per Carlovich ha rappresentato la felicità, la bellezza di non dimenticarsi mai il divertimento di “giocare”, cosa che spesso da adulti, ci dimentichiamo. Quindi in un certo senso sì, mi verrebbe da dire, per assurdo, che se anche abbiamo chiacchierato solo di calcio e della sua carriera, in realtà abbiamo parlato di tutt’altro, del senso della vita, del destino, della semplicità o della difficoltà di fare delle scelte, e della nostalgia… soprattutto di nostalgia. Perché quando un giocatore smette di giocare, di assaporare certi momenti vissuti in partita, per la maggior parte del suo tempo vive di nostalgia e spesso gliela si legge negli occhi”.

Che impressione ti ha fatto in generale?

“Una persona molto umile. Per chi non ha mai letto o sentito la sua storia, ricordo che Carlovich è stato definito da Maradona uno dei più forti giocatori argentini di sempre. E chiunque l’abbia visto giocare lo racconta come un fenomeno. Che però, ai soldi e agli stipendi ricchi delle grandi squadre, ha preferito il calcio di provincia e le serie minori, per restare più vicino agli amici e alla sua Rosario. Ma credo che nei ripetuti rifiuti alle proposte di club maggiori ci fosse anche una componente di “paura”, di non sentirsi all’altezza per certi contesti, e ora – a distanza di tanti tempo – mi è parso di leggere nei suoi occhi un po’ di rammarico per non averci provato. Oltre che essere corteggiato da tante squadre argentine di serie A, era anche stato contattato dall’Inter e da una squadra francese di massima serie che gli aveva già fatto recapitare il contratto: tanti soldi e anche un’automobile. Ma anche questa volta, ‘El Trinche’ rifiutò l’offerta, scegliendo di restare a giocare in una piccola squadra di Mendoza. Mi disse: ‘Che differenza c’era? Ho giocato in stadi enormi e in stadi piccolissimi; ma per me non cambiava nulla. L’importante era che potessi giocare e divertirmi”.

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Chissà quanti aneddoti ti ha raccontato. Puoi svelarne un paio?

“Mi ha raccontato tre ore di aneddoti! Gli ho chiesto conferme di alcune leggende che lo riguardavano: dell’amichevole che giocò nella rappresentativa rosarina contro la nazionale argentina dove sconfisse l’albiceleste. E me lo ha confermato compiaciuto. Gli ho domandato se fosse vero che perse una convocazione in Nazionale perché lungo il tragitto si fermò a pescare… e mi ha negato la veridicità di questa leggenda. Mi ha raccontato delle partite degli anni a Mendoza e al Central Cordoba di Rosario, dove (come ormai è noto a molti) fuori dallo stadio scrivevano “Esta noche juega el Triche” perché così il prezzo del biglietto era più alto, con giustificazione annessa. E quanto gli mancassero quei momenti: ‘Non hai idea di cosa darei per tornare ai quei giorni là!’. E me lo ha detto con le lacrime agli occhi. Abbiamo parlato di Messi, di Bielsa, di quanto sia cambiato il gioco del calcio rispetto a quello che giocava lui, che era ‘un futbòl più duro, ma più più predisposto alla fantasia’. Abbiamo parlato anche di teatro, perché in quel periodo stava uscendo un’opera teatrale dedicata alla sua vita. E di come spesso sia stato chiamato a parlare di calcio da illustri club europei ma lui abbia sempre rifiutato. Penso che ci abbia lasciato un uomo buono, che dalla vita ha ricevuto molto meno di quello che meritava, un po’ per sua scelta e un po’ perché molti si sono approfittati del suo buonismo disinteressato. E’ morto all’improvviso, per opporsi a un furto. Ci ha detto addio in una sorta di Triste, solitario y final”.

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5 Commenti

  1. Bellissimo articolo, si sente la competenza calcistica ma anche una profonda padronanza del lessico e un rispetto della persona.

  2. Trovo un’incongruenza che mi fa molto dubitare della veridicità dell’incontro con Carlovich, il quale non ha mai giocato a Cordoba, bensi nel “Central Cordoba”, squadra di Rosario. Mi sa che questa sia una bufala coi fiocchi caro signor Battaglia..Inoltre l’articolo è scialbo e privo di contenuti già pubblicati in altri siti.
    Complimenti.

    • Infatti menziona il central cordoba di rosario.

    • Lorenzo Battaglia

      Signor Nessi quello nella prima foto sono io, chi mi tiene la spalla è el Trinche, e in mano ho gagliardetto che mi ha regalato e ho appeso a casa. Tragga lei le sue conclusioni. La prego anche di non rivolgersi così a me direttamente perché lei non ha prove fondate mentre io ho prove fondate e mai mi permetterei di raccontare notizie false, dato che di mestiere faccio l’editore. Grazie

  3. Stefano Nessi, la superbia lasciamola da parte, è anche un periodo molto difficile e non mi sembra il caso. Lorenzo non ha raccontato nessuna bufala, lo conosco personalmente al contrario suo, per cui scenda dal piedistallo. Ha raccontato la sua versione e il suo incontro, tutto qui. La prossima volta comunque la terrò presente per insegnarci a vivere, mi scusi se non l’ho consultata prima.

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