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Limonata dolce o amara?

Può una limonata valere 221 milioni di dollari? Realisticamente no, ma se in linea astratta se ne considera il valore simbolico e il potere influenzante che può avere su chi deve elargire una simile somma di denaro allora la risposta può assumere sfumature differenti.

La vendita di limonata è l’espediente inscenato qualche giorno fa da Cody Zeller, centro degli Charlotte Hornets, con l’obiettivo tanto ambizioso quanto farsesco di racimolare abbastanza denaro da poter convincere il leader e il volto della franchigia del Nord Carolina Kemba Walker a non cambiare aria il prossimo luglio.

L’iniziativa di Zeller (foto: terez owens)

Ora il simpatico obiettivo dell’ex Hoosier, per quanto frutto di una nobilissima volontà, resta irrealizzabile ma in realtà nasconde un intento piuttosto esplicito, ovvero quello di mostrare alla nona scelta del draft 2011 quanto sia amato ed imprescindibile per il team di Queen City persuadendolo così ancor di più a rimanere alle dipendenze di coach Borrego anche nel 2019/20.

Questo perché Walker, 25,6 punti, 5,9 assist e 1,2 recuperi di media nel 2018/19 che gli sono valsi la prima convocazione in carriera all’All Star Game casalingo lo scorso febbraio, è indubbiamente uno dei pezzi pregiati della prossima free agency, dove si aggiunge a nomi di primissimo piano come quelli di Anthony Davis, Klay Thompson, Kyrie Irving, Kevin Durant, Jimmy Butler, Kawhi Leonard, Tobias Harris e Khris Middleton solo per citarne alcuni.

Nell’ultimo periodo sul conto del numero quindici se ne sono sentite di ogni tipo, dai più accorati e fantasiosi (vedi Zeller) appelli per non perderlo alle voci più insistenti che gli hanno consigliato di cambiare aria e di rinunciare ai (tanti) soldi per andare a giocarsi finalmente le proprie chance di vincere qualcosa altrove.

Walker all’All Star Game di febbraio disputatosi proprio a Charlotte (foto: zimbio.com)

Entrambi i partiti hanno dei valevoli argomenti a proprio sostegno: da una parte Kemba è cresciuto e ha vissuto tutta la sua carriera coi calabroni diventandone nel corso delle (otto) stagioni leader e volto più rappresentativo, l’uomo che dunque dà credibilità all’intero sistema Hornets nonché quello che meramente consente davvero di vendere la maggior parte dei biglietti; dall’altro è anche vero che in tutte le annate trascorse a Charlotte la squadra ha centrato i playoff in sole due stagioni (nel 2014 e nel 2016, le uniche occasioni in cui è stata superata quota quaranta vittorie) e più volte chi è stato scelto per affiancarlo e condividere il peso delle responsabilità, dai giovani ai veterani, ha fallito il suo compito.

All’alba del prossimo mercato estivo che con grande probabilità potrebbe stravolgere gli equilibri non solo delle due conference ma anche di tutta la lega, Walker si trova a un bivio importante della propria carriera con di fronte due possibilità ben chiare: rimanere e diventare ancora di più leggenda e bandiera della compagine di patron Michael Jordan oppure, alla soglia delle trenta candeline (il prossimo maggio) cambiare aria e aggregarsi a una squadra dove, da secondo o terzo violino, possa inseguire più concretamente il sogno di mettersi un anello al dito.

Walker al tiro (foto: zimbio.com)

È una scelta perciò in cui un grande peso lo avrà certamente il cuore del giocatore newyorchese ma non solo. Kemba sa che solo gli Hornets possono offrirgli un contratto di cinque anni per complessivi 221 milioni di dollari, mentre da altre parti il massimo a cui potrebbe ambire nel migliore dei casi sarebbe un quadriennale da “appena” 140 milioni. Si tratterrebbe di una notevole rinuncia a livello economico, fattore che (se ce ne fosse ulteriore bisogno) spinge ancora di più il prodotto di UConn a non modificare la propria residenza cestistica e a proseguire il sodalizio con la società che tanto gli ha dato e che molto ha scommesso su di lui.

Lo stesso club però che, a maggior ragione se gli offrisse quel tipo di contratto, si ritroverebbe ancor di più con le mani legate per quanto concerne la costruzione di una squadra valida e ambiziosa attorno alla propria star designata. Senza considerare infatti quel pesante accordo, gli Hornets rientrano già tra le dieci franchigie messe peggio da un punto di vista di spazio salariale e quindi di spesa per la prossima annata: in questo senso gli ingaggi di Kidd-Gilchrist e Marvin Williams (28 milioni di player option insieme) e quello pesantissimo (25 milioni) di un Batum apparso in calo di recente rappresentano una vera spina nel fianco per i sogni di mercato dei calabroni.

Walker a colloquio con Marvin Williams (foto: zimbio.com)

Walker quest’anno ha “chiamato” solo 12 milioni, una cifra che dovrà essere rivista decisamente verso l’alto se il front office degli Hornets vorrà davvero a trattenerlo. In quest’ottica, per non lasciarsi sfuggire la propria stella e avere le mani un poco più libere a livello salariale e di attrattività per i free agent, Charlotte potrebbe anche chiedere uno sconto a Kemba e sottoporgli un’offerta leggermente inferiore al massimo in modo tale da reinvestire quello spazio monetario e quei soldi per rendere più competitivo il roster attorno a lui.

Ciò costituirebbe un compromesso favorevole per Mitch Kupchak e i suoi uomini e una rinuncia tutto sommato accettabile per il giocatore, anche se è vero che pur risparmiando qualcosa sull’ingaggio di Walker Buzz City avrebbe lo stesso uno spazio relativo per attirare e firmare uomini in grado di fare la differenza ad alto livello.

Walker in difesa impegnato contro Antetokounmpo (foto: zimbio.com)

Ad ogni modo, giocare sulla clemenza della propria stella e su quanto questa acconsenta di togliersi pur di vedere aumentare le proprie opportunità non solo di centrare la postseason ma poi di fare anche strada nei playoff potrebbe essere decisamente pericoloso e invogliare lo stesso giocatore verso altri lidi, luoghi dove se proprio dovesse percepire di meno almeno avrebbe qualche garanzia in più di essere competitivo da aprile in poi.

Al momento l’intenzione da entrambe le parti è quella di proseguire assieme il percorso iniziato quasi un decennio fa e in quest’ottica le ultime parole rilasciate in merito da Kemba sono esattamente il tranquillante che da giorni i tifosi Hornets reclamavano: “Non c’è dubbio, Charlotte è assolutamente la mia prima scelta. Sono qui da otto anni e questo è quello che so. Non molti hanno la possibilità di giocare per tutta la carriera in una sola squadra. Quando vado su Instagram la gente mi dice ‘Kemba vai via da Charlotte’ dicendomi che devo andare dove posso vincere, ma la gente non capisce che vincere non è garantito da nessuna parte”.

Cody Zeller e Kemba Walker in campo (foto: Athletique)

Come da nessuna parte è garantito trovare un compagno di squadra disposto, anche se in maniera scherzosa, a vendere limoni e limonate per strada pur di non veder partire il proprio amico e il proprio faro in campo. Qualcuno magari da Zeller (che ha ammesso lui stesso quanto delicata sia la situazione e quanto il futuro degli Hornets dipenda dalla decisione di Walker) sarà anche andato a comprarne una e a rinfrescarsi la gola, ma solo dopo il fatidico 30 giugno scopriremo se il retrogusto della bevanda sarà stato davvero dolce o amaro.

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