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Lunghi evoluti: Bucks-Raptors scontro con vista Finals

Leonard contro Antetokounmpo, The Greak Freak contro The Claw, la straripante forza atletica del numero 34 di Milwaukee contro la completezza costruita nel tempo del numero 2 di Toronto. Per molti, seguendo la dialettica dell’eroe e dello scontro tra singole personalità che piace molto agli americani, BucksRaptors potrebbe essere ridotta allo scontro fra questi due giocatori, il probabile MVP della stagione contro il secondo miglior performer (dietro Kevin Durant) in questi playoff.

In realtà, essendo il basket uno sport di squadra, non è esattamente così. Kawhi e Giannis saranno certamente decisivi per le rispettive compagini ma le sorti della serie che mette in palio un posto alle Finals dipenderanno molto anche da un’altra vasta serie di fattori e matchup fra cui, inevitabile, quello tra lunghi in grado negli anni di trasformare radicalmente il proprio gioco e le proprie caratteristiche, andando a ricoprire il ruolo di importanti pedine strategiche in seno alle franchigie d’appartenenza.

Il caso delle rivali nelle prossime finali di conference a Est è quello di due formazioni in possesso di giocatori che sulla carta andrebbero a ricoprire il ruolo di centro ma che nella realtà, grazie ad un considerevole lavoro fatto nelle ultime stagioni, per qualità e posizione in campo sono difficilmente assimilabili all’idea classica di un “5”.

Ibaka a canestro contro la difesa dei Bucks (foto: raptors republic)

In quest’ottica tra i “cervi” è lampante come l’identikit tracciato qua sopra corrisponda a quello di Brook Lopez mentre fra i canadesi addirittura vi sarebbero ben due atleti classificabili e classificati come pivot ma che col pivot hanno poco a vedere: Marc Gasol e Serge Ibaka. Prendendo in esame queste due personalità tuttavia e indagando la loro personale trasformazione, anche in questa circostanza risulta chiaro come, pur rientrando entrambi nella categoria “lunghi atipici”, nello spagnolo di origine congolese il cambiamento sia molto più avviato, concreto e radicato rispetto all’altro, a tal punto che spessissimo i due giocano assieme e non uno in alternativa all’altro.

Nonostante qualche minuto da “cinque” unico concessogli da coach Nurse, l’ex Thunder nella configurazione attuale dei Raptors è quindi scalato pienamente in una posizione ibrida di ala forte-centro, spot che occupa stabilmente anche nei finali di partita consentendo ai biancorossi di avere sul parquet cinque uomini pericolosi sul perimetro in grado di aprire il campo e punire eventuali mismatch. Ciò è possibile appunto per la profonda metamorfosi che ha interessato il ventinovenne di Brazzaville a partire dalla penultima ultima stagione a Oklahoma City.

Ibaka schiaccia contro i 76ers (foto: zimbio)

Dal 2014-15 infatti l’argento olimpico a Londra 2012, grazie all’ingente mole di lavoro fatta in estate, ha progressivamente ampliato la propria zona di pericolosità aggiungendo definitivamente il tiro da tre punti alla propria faretra, cosa che lo ha portato ad allontanarsi sempre più da canestro e a punire lo spazio concessogli dai centri in marcatura su di lui, aprendo al contempo il campo per le soluzioni dei compagni. In quell’annata dunque i tentativi dall’arco di Ibaka hanno subito un’impennata definitiva, salendo da 0,7 di media a 3,2 in poco più di 33 minuti di gioco con una più che ragguardevole percentuale di conversione del 37,6%.

Da un anno all’altro dunque la percentuale di tentativi da tre punti nell’attacco dello spagnolo rispetto a quelli da due è salita dal 6,1% al 26,1%, uno scarto che si è ritrovato anche nella percentuale di canestri da tre punti realizzati (dal 5,6% al 25,2%) rispetto a quelli siglati all’interno dell’area. La differenza perciò è stata sostanziale e a questo punto la ventiquattresima scelta del draft 2008 non è tornata più indietro: dopo un leggero calo nella regular season 2015-16, dai playoff di quell’anno fino ad aprile della stagione 2017-18 Ibaka non è mai sceso sotto i 3,8 tentativi di media e il 36% di conversione con un picco del 45% nei playoff 2015-16.

Ibaka al tiro (foto: zimbio)

Dalla postseason 17-18 tuttavia si è registrato all’improvviso un calo generale nelle prestazioni e nei numeri del congolese (compresi quelli sul tiro pesante) che perdura fino ad oggi, un deficit in gran parte spiegabile con la riduzione del minutaggio nei suoi confronti operata prima da coach Casey e poi da coach Nurse. Tutti e due gli allenatori, sebbene abbiano riconosciuto la sua importanza tattica, gli hanno concesso meno spazio preferendo al suo utilizzo quello di altri uomini e soluzioni, con il risultato che le cifre e la costanza al tiro di Ibaka ne hanno risentito parecchio. Quest’anno, complice anche l’arrivo a febbraio di Gasol, Serge è sceso a 27,2 minuti in campo (mai così pochi dalla sua terza stagione NBA) in regular season e 21,4 nei playoff (valore più basso di sempre) ma la sua presenza in campo nei momenti che contano, come i 15 punti di media, 8,1 rimbalzi e 1,4 stoppate (miglior dato tra i giocatori del roster canadese) che sta producendo complessivamente in stagione, ne certifica ancora l’importanza per i meccanismi e gli equilibri dei Raptors.

La stessa che, cambiando sponda, possiede Brook Lopez in casa Bucks. Il lungo di Milwaukee è alla terza partecipazione ai playoff, la prima però nella sua nuova veste di lungo anomalo, il cui concetto nel suo caso è davvero estremizzato. Con soli 28 tentativi nelle sue prime otto stagioni regolari nella lega, dalla sua ultima stagione in quel di Brooklyn il fratello di Robin ha cambiato decisamente abitudini iniziando la sua trasformazione in tiratore dalla distanza. Da 0,2 tentativi nel suo ultimo capitolo a New York Lopez è arrivato a 5,2 (34,6% la conversione), un quantitativo che tradotto in percentuali e rapportato al tiro da due appare ancora più emblematico.

Brook Lopez impegnato con il tiro da tre (foto: zimbio)

Nel 2016-17 Lopez è passato dal tentare il 98,8% di tiri da due e l’1,2% da tre al 67% e 33% rispettivamente con la percentuale di canestri realizzati dalla distanza su quelli complessivi che è salita dal misero 0,4% al 26,1%. Questi numeri tuttavia hanno rappresentato solo l’inizio di un cambiamento ben più significativo che ha raggiunto il suo apice in questa strepitosa stagione nel Wisconsin dove l’All-Star 2013 ha tentato il 65,1% delle sue conclusioni coi piedi dietro l’arco e dove i canestri da tre punti hanno rappresentato il 55,6% di quelli da lui realizzati.

Le cifre nei playoff ricalcano da vicino quelle fatte registrare in regular season con l’unica grande differenza che riguarda la precisione con cui l’ex Lakers sta tirando: il 27,9% è infatti ben al di sotto del 36,5% messo a segno durante il resto dell’anno e certamente dovrà essere migliorato se i Bucks vorranno davvero tentare la scalata fino alle Finals.

Per raggiungerle Giannis e compagni dovranno avere la meglio su dei Raptors certamente più stanchi ma sicuramente molto gasati dalla conclusione della serie coi Sixers (vedere il fortunoso buzzer beater di Leonard) e, nella partita a scacchi che le due squadre intavoleranno da mercoledì, una parte importante la giocherà il confronto e l’accoppiamento speculare fra i lunghi tiratori.

Brook Lopez in difesa contro Irving nella serie contro i Celtics (fonte: los angeles times)

Nei quattro confronti precedenti in stagione (parziale 3-1 Bucks) tutti antecedenti l’arrivo di Gasol e quindi il suo inserimento nello starting five, Ibaka è stato decisamente più protagonista del suo collega in maglia biancoverde. Nonostante sia riuscito a racimolare solo una vittoria, lo spagnolo ha messo a referto 22,2 punti (30 addirittura nella gara del 29 ottobre) e 8,5 rimbalzi di media tirando però con un modesto 7/24 (29%) dalla distanza, poco peggio di quanto fatto da Lopez (8/25 per un 32%) che globalmente in questi quattro match si è rivelato meno incisivo del solito (11 punti e 5 rimbalzi di media).

Entrando però più nel dettaglio, a testimonianza dello spostamento del proprio raggio d’azione lontano dal pitturato da parte dei due giocatori in questione, Ibaka si è trovato marcato o inserito in situazioni di set offensivo contro Lopez in 30 occasioni e da queste ne sono usciti 12 canestri dal mid range e 6 triple con pochissime giocate nei pressi del ferro, sacrificate per altre soluzioni (runner ad esempio) fronte a canestro. Lopez invece si è trovato ad attaccare Ibaka in sole 11 occasioni segnando 5 canestri pesanti e 3 dal midrange, mostrando anche lui di essere ormai irrimediabilmente propenso ad attaccare scagliando le proprie conclusioni al di fuori della restricted area.

Lopez scambia un “cinque” con Antetokounmpo (foto: slam)

In questa zona invece, difensivamente parlando, entrambi ricoprono un peso non indifferente risultando particolarmente efficaci nel bloccare le iniziative avversarie al ferro (Lopez è leader dei Bucks nelle stoppate nei playoff con 2,1 a gara, Ibaka lo è stato per i Raptors in regular season con 1,4 mentre ora ne piazza 0,9 dietro solo a Marc Gasol) ma dei due, più in generale, quello maggiormente influente ed in grado di alzare il livello della squadra nella propria metà campo è il numero 9 di Toronto: mentre è quasi insignificante 95,9 contro 94,4) la differenza nei punti concessi su 100 possessi quando Lopez è presente/non presente per Milwaukee, con Ibaka sul parquet i canadesi concedono 92,3 punti su 100 possessi, valore che si alza oltre i 104 quando costui è in panchina.

Dai dati riportati è chiaro come in ogni caso si stia parlando di due eccellenze difensive (le squadre sono prima e seconda per numero di punti assoluti concessi tra le squadre al secondo turno) e sarà interessante vedere come entrambe reagiranno venendo a contatto e cosa tutte e due escogiteranno per provare a limitare i rispettivi leader e non solo. Ibaka e Lopez sono stati determinanti praticamente tutto l’anno e nel momento più caldo della stagione non vorranno certo deporre le loro armi, quelle con cui sono diventati e si stanno affermando come due dei migliori esemplari di centri cestisticamente modificati.

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