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2005 Spanish Grand Prix - Friday Practice, 2005 Spanish Grand Prix Barcelona, Spain. 6th May 2005 World Copyright: Steve Etherington/LAT Photographic ref: 48mb Hi Res Digital Image Only

Due destini

Il 3 gennaio, per un appassionato di Formula 1, è una data indimenticabile. Auguri a Michael Schumacher, la leggenda dai due destini.

Primi anni Sessanta. Il giovane tedesco Rolf Schumacher, muratore e addetto alla pulizia delle ciminiere, s’innamora di Elizabeth, una ragazza meravigliosamente semplice, conosciuta a Colonia tra un boccale di birra e un film di Frank Sinatra, e decide di sposarla.

Diventati marito e moglie, si stabilizzano in un modesto appartamento situato a Hurt-Hermuhlheim, un nido d’amore, però, che pare sprigionare l’assenza dell’allegria e delle grida di un pargolo. E così, il 3 gennaio del 1969 viene al mondo il primogenito, Michael Schumacher. I due coniugi già fantasticano sul futuro del proprio figlio: Elizabeth lo immagina ingegnere, mentre Rolf, essendo un grande amante della velocità e delle automobili, avrebbe voluto che Michael, sempre come ingegnere, si specializzasse sulle vetture a quattro ruote. Col senno di poi, ci aveva quasi preso.

Schumacher Senior, da appassionato di corse, non ci capacità del perché la Germania non fosse ancora riuscita a generare un Campione del Mondo di Formula 1: alla fine degli anni Sessanta, a dominare erano piloti provenienti dalla Gran Bretagna, dal Belgio, dalla Nuova Zelanda, dall’Austria. Ma dalla patria dell’industria automobilistica, nessuno. È forse anche per questo che Rolf, nel tempo libero, si dedica al kartodromo di Kerpen, un paesino in cui l’intera famiglia si è da poco trasferita, con la speranza, un giorno, di diventare scopritore di un fuoriclasse.

Inevitabilmente, il piccolo Michael viene contagiato dalla passione per i motori. Come regalo del suo quarto compleanno, pretende un piccolo casco e un paio di guanti, e il papà, per incoraggiarlo, gli prepara un mini kart, dotato di un propulsore di una vecchia motofalciatrice. Lacrime di gioia e sorrisi a fiumi. Era ufficialmente l’inizio di un sogno, che sarebbe divenuto realtà tra le Ardenne estive del 1991. Schumi arriva in Formula 1, la Jordan è il suo pass per entrare nel mondo dei “grandi”, un esordio che attrae Flavio Briatore, rimasto così ammaliato dal giovanotto tedesco da volerlo in Benetton entro il Gran Premio d’Italia di quello stesso ‘91 al posto di Roberto Moreno, compagno di squadra di Nelson Piquet.

La doppietta mondiale conquistata nel ’94 e nel ’95 sono il preludio della bellezza del destino. Nell’anno della sua nascita, il 1969 appunto, grazie ad un accordo, la figura dell’Avvocato Agnelli si affianca a quella di Enzo Ferrari. Un’unione celebrata da un periodo felice. Poi, improvvisamente, su Maranello si scatena la tempesta. Fulmini e saette di morte, sconfitte, digiuni vittoriosi. Una situazione inaccettabile. Nell’autunno del 1991, Agnelli decide di affidare le cure della salute del Cavallino al suo carissimo amico Luca Cordero di Montezemolo. Lui, che l’ambiente lo conosce bene, accetta l’incarico con un entusiasmo presto stroncato: la Scuderia è un vero disastro.

Passano le stagioni, e arriviamo a quella della fioritura, nel ’95. Dopo sedici anni di imbarazzanti sconfitte, Montezemolo sa bene che se in tempi brevi la Ferrari non torna ad essere vincente, il mito della Casa di Maranello avrebbe avuto poca durata. Una sera di quella stessa primavera, si ritrova a cena con la sola compagnia dell’Avvocato, nella villa di quest’ultimo.

“Luca, pensi ci sia una possibilità per farcela?”, chiede Gianni Agnelli. Montezemolo, sussurrando, risponde: “Ci sarebbe il tedesco. Todt gli ha parlato, spiegandogli le difficoltà del nostro progetto. Lui lo appoggia, ma c’è un problema. Ha chiesto un ingaggio assurdo”. “Quanto vuole?”, ribatte l’Avvocato, “Cinquanta miliardi di lire. Ma la cosa bella, è che li vale tutti, quei soldi lì”.

Effettivamente, li varrà davvero. Eppure, alla fine, la consacrazione e la gloria sono tornata indietro, violente, il 29 dicembre del 2013, quando la luce è diventata buio. Quando due destini, quello della leggenda e dell’ingiustizia, s’intrecciano nella vita di Michael il Campionissimo.

Oggi, caro Schumi, sono 52. La somma di questa cifra mi riporta alla mente due cose. Sette, come le tue bellezze mondiali; sette, come gli anni del tuo silenzio da quel dicembre disgraziato. Un ennesimo compleanno che possiamo limitarci a festeggiare attraverso i ricordi delle tue magie. E unendoci in una sola ed unica voce che prega, ogni giorno, il tuo continuare a lottare. C’è una tua frase, che nel tempo è divenuta il mio credo. Piena di forza e speranza. In questo giorno, più che mai, te la dedico.

“Ho sempre creduto che non ci si debba mai, mai arrendere, e continuare a lottare anche quando c’è una piccola, piccolissima chance…”

Auguri, Schumi.

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